Viterbo – Chiara Frontini va sul classico. Per la chiusura della campagna elettorale, chi si aspettava effetti speciali, sarà rimasto sorpreso. Il tono è diverso dal solito. Lo si capisce subito. Sul palco, prima della candidata sindaca, un quartetto d’archi e poi un comizio 2.0 suddiviso in atti. E in mezzo tanti sassolini tolti dalla scarpa.
Giovedì sera. La scelta della piazza è coraggiosa. Piazza del Comune. Non facile da riempire. Gente c’è, però si sta abbastanza comodi. C’è spazio tra una persona e l’altra. Sono circa cinquecento, venute a supporto di Frontini e delle sei liste che la sostengono. Si vedono molti dei candidati, i consiglieri uscenti, le nuove entrate, da Paolo Moricoli a Marco Ciorba e Mariarita De Alexandris.
Elezioni – La chiusura di Viterbo 2020 – Chiara Frontini
Sono lontani i toni dell’incontro al teatro San Leonardo di qualche settimana fa. La bella storia di un movimento che caduto sconfitto nel 2018 si rialza e si rimette in cammino c’è ma rimane sullo sfondo. A tre giorni dal voto lo stato d’animo è diverso e l’importanza della posta in gioco è chiara.
Presentandosi sul palco, non mancano i riferimenti all’amore per Viterbo: “Un cuore – dice Frontini dal suo leggio – grande come questa piazza che stasera avete riempito”. Dietro, lo schermo. Scorrono immagini e parole a sottolineare i diversi momenti. Gli atti in cui è suddiviso l’incontro.
Il primo: cittadini, non sudditi. C’è la storia di Viterbo 2020: “Nove lunghi anni senza mai fermarsi un giorno per questa città”. Quindi amore, ma anche rabbia: “Nel vedere Viterbo ridotta così”.
L’idea di città, il verde, rifiuti zero, l’economia circolare, lo sport e uno skate park, la rigenerazione urbana e la sicurezza.
Poi, un po’ di teatro. Una figura mascherata sale sul palco e si siede in poltrona. Ha una valigia colma di soldi. Diverse banconote escono fuori. È l’immagine del politico romano. “Non dobbiamo avere cambiali da pagare alla politica romana. Una sola è la cambiale, quella con voi”. Applauso.
Non c’è amore, neanche un po’, invece, nel secondo atto. Rumore di fondo. Annunciato dalla musica di Caterina Caselli. Nessuno mi può giudicare.
È il momento di tirare fuori i sassolini dalla scarpa. Gli attacchi che le sono arrivati, come spiega: “Gratuiti – dice Frontini – spesso personali e sempre senza fondamento, per screditare e non per trovare soluzioni per la città”.
E chi la critica: “Ha giudicato tutto, tranne i cambi di casacca”. Quelli degli avversari.
“È stato usato ogni mezzo per avvelenare i pozzi, ma questa sera, vedendo la piazza, non è stato raggiunto lo scopo”.
Non vuole fare l’elenco, dei generatori di rumore: “Non sono nemmeno troppo rilevanti”. Sarà magari la stampa, quando ha opinioni diverse. Sarà una testata in particolare. Chissà quale.
“Siamo stati zitti fin troppo. Il velo che oscura la verità va squarciato. Perché attacchi così scomposti e sconsiderati? Perché tutti quei sondaggi, mai visti nella nostra città. Qualcuno un po’ finto, qualcuno un po’ più vero.
Non dovremmo fare tanta paura, senza partiti alle spalle. Ve lo dico io cosa c’è da temere. C’è da temere questa piazza, che stasera è piena solo di gente libera che ama la sua città e che ha deciso di non abbassare la testa”.
Racconta le ultime settimane dal suo punto di vista: “Trascorse con ogni singola parola passata al setaccio, decontestualizzata, strumentalizzata, non solo dagli avversari. O meglio, da qualche avversario forse sì e da loro ce lo aspettiamo. Ma ancor peggio, quegli attacchi ci sono stati rivolti in maniera indiretta e subdola da chi non ha neanche il coraggio di metterci la faccia e da chi, invece, dovrebbe rappresentare l’imparzialità”.
Finora ha deciso di tacere: “Perché se qualcuno avvelena i pozzi, noi siamo l’antidoto”.
Questo rumore di fondo, Frontini immagina che non si fermi: “Perché ha un solo scopo, fare sì che nulla cambi”. Il capitolo si chiude. Non c’è uno stacco musicale. Nessuno mi può giudicare, sempre di Caterina Caselli, ci sarebbe stato bene. Invece tocca a Vasco Rossi. C’è chi dice no annuncia l’atto terzo: siamo tutti uguali? La risposta ovviamente è no.
“Con coraggio, siamo cittadini e non sudditi, per rendere migliore la nostra città. Viterbo libera, Viterbo che sceglie e ha coraggio”. Applausi. Prossimo atto, il 12 giugno, stavolta non su un palco, ma ai seggi.
Giuseppe Ferlicca



