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Viterbo – Avrebbe violentato la figlia della moglie nel giorno del suo sedicesimo compleanno, durante il lockdown della primavera 2020. Disposto il test del Dna.
Sarebbe stata la stessa compagna a scoprire patrigno e figliastra a letto insieme, mentre stavano consumando un rapporto sessuale, rientrando a casa dopo essere uscita per fare la spesa.
Era il mese di aprile di due anni fa, nel pieno delle restrizioni anti pandemia. Due giorni prima, secondo quanto emerso nel corso delle indagini, l’uomo, un quarantenne, approfittando di un momento in cui erano soli, avrebbe baciato sulla bocca e palpeggiato i glutei dell’adolescente.
Sottoposto alla doppia misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla parte offesa, il quarantenne è finito a processo col giudizio immediato davanti al collegio del tribunale di Viterbo. Secondo la difesa la sedicenne sarebbe stata consenziente.
Ma l’eventuale consenso per la legge italiana non basta, trattandosi della figliastra e degli oltre venti anni che li separano.
Secondo l’accusa, il quarantenne, imputato di violenza sessuale aggravata dall’età inferiore ai 18 anni della vittima, avrebbe “abusato delle condizioni di inferiorità psichica dovuta al rapporto familiare e alla differenza di età”, inducendola “dopo averle toccato il seno ed abbassato le mutandine ad un rapporto sessuale completo”.
Mercoledì sarebbe dovuto essere il giorno della discussione, ma la terna giudicante ha accolto la richiesta della difesa di parte civile di procedere a una particolare perizia d’ufficio.
E’ stata infatti disposta l’effettuazione dell’esame del Dna isolato su alcuni reperti. L’incarico sarà affidato dal tribunale a un consulente all’inizio di luglio.
La discussione, considerati i canonici 60 giorni per le conclusioni, slitterà se va bene a settembre.
L’imputato è difeso dagli avvocati Luigi Mancini e Marco Mazzatosta, la parte civile dalla legale Daniela Fieno.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
