Viterbo – 9 mila chilometri quadrati. Quanto una regione italiana, come le Marche. A tanto ammonta il patrimonio industriale italiano abbandonato. E il dato riguarda solo le aree industriali. Perché poi vanno anche aggiunti 750 mila edifici e complessi edilizi, 50 mila monumenti e siti storici, 20 mila chiese e complessi religiosi, 25 mila impianti sportivi e 1800 edifici e siti militari. Nell’elenco ci sono pure 1600 km di reti ferroviarie, 1700 stazioni, 3 mila miniere, 1400 cave e 600 case cantoniere.
La lista è stata declinata cifra dopo cifra da Alessandro Bianchi ospite ieri sera dell’iniziativa elettorale a sostegno della candidata sindaca Alessandra Troncarelli al bar Schenardi di Corso Italia. Un’iniziativa organizzata Viterbo sul Serio-Viva Viterbo del segretario provinciale di Azione, Giacomo Barelli, in vista dell’appuntamento elettorale per le comunali del 12 giugno.
Bianchi ha poi aggiunto: “Viterbo è piena di oggetti urbani dismessi e abbandonati”. Edifici, siti storici, complessi religiosi.
Viterbo – L’ex ministro Alessandro Bianchi
Il tema, quello della rigenerazione urbana. Dal punto di vista di un urbanista come Bianchi che è stato, tra gli altri incarichi, rettore dell’università di Reggio Calabria e ministro dei trasporti del secondo governo Prodi.
Accanto a lui, Claudio Margottini a fargli le domande a ad introdurlo. Margottini è uno dei geologi italiani più importanti al mondo con un’esperienza trentennale nella conservazione del patrimonio mondiale dell’umanità con l’Unesco. Nel 2020, durante il 5° World Landslide Forum in Giappone, è stato ritenuto il geologo che, più di altri al mondo, ha promosso la mitigazione del dissesto idrogeologico nei paesi più poveri della terra. È infine autore di oltre 330 tra articoli e libri.
Con loro Alessandra Troncarelli. “Per rigenerare bisogna innanzitutto riqualificare – ha detto la candidata sindaca -. Prima di tutto il decoro urbano. Il che significa riutilizzare il patrimonio dismesso. Ed è quello che abbiamo fatto in regione, con il recupero dell’ex ospedale vecchio, che diventerà il borgo della cultura, e del complesso di San Simone e Giuda che, una volta riqualificato, diventerà sede di un polo universitario e di un centro antiviolenza. Progettazione e programmazione degli interventi sul lungo periodo. Questo è il modo per cambiare il volto della città e lasciare alle generazioni future un contesto urbano rigenerato, dove quello che una volta era abbandonato diventa finalmente un’opportunità di crescita per Viterbo e le persone che ci vivono”.
“Un percorso – ha aggiunto Troncarelli – che porteremo avanti facendo sinergia con il privato e il mondo dei professionisti”.
Viterbo – Alessandro Bianchi, Alessandra Troncarelli e Claudio Margottini
Alessandro Bianchi è anche il fondatore della Fenice urbana. Scuola di rigenerazione urbana sostenibile. “Ho passato molti anni della mia infanzia a Viterbo, a San Pellegrino”, ha subito esordito l’ex ministro dei trasporti. Il padre è infatti un viterbese. “La rigenerazione urbana – Bianchi definisce il concetto – è l’intervento su un oggetto urbano finalizzato a modificarne il genere originario e conferirne uno diverso”. Ad esempio, il passaggio dall’abbandono dell’ex ospedale vecchio o di San Simone e Giuda a borgo della cultura e a polo universitario. Restano comunque tanti gli edifici di proprietà pubblica, soprattutto nel centro storico, completamente abbandonati a se stessi o più semplicemente chiusi. Circa 2 km quadrati in tutto. Solo di beni di proprietà comunale, provinciale e regionale. A cui si devono aggiungere strutture come la Banca d’Italia in via Marconi, gli edifici dove una volta c’erano i cinema, tranne il Genio di proprietà comunale, ovvero diversi beni della diocesi.
“Viterbo è piena di oggetti urbani dismessi e abbandonati – ha commentato Bianchi -. E non sono indifferenti al funzionamento della città. Perché, se poi vengono abbandonati, diventano motivo di degrado. Se li rimetto in gioco, invece il panorama si ribalta e un patrimonio collettivo torna a disposizione della città a cui restituiamo pure bellezza”.
Viterbo – Alessandra Troncarelli
Rigenerazione urbana sostenibile. “Perché – ha precisato l’ex ministro – non tutte le rigenerazioni sono buone. E’ invece ‘sostenibile’, come sta scritto nel documento della conferenza di Wced, ‘uno sviluppo che soddisfa le esigenze del presente senza compromettere quelle delle generazioni future'”. Il quadro normativo di riferimento, per quanto riguarda la regione Lazio, è la legge numero 7 del 2017: disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio. Normativa che dà ai comuni la possibilità di predisporre piani e interventi rivolti al patrimonio edilizio dismesso presente nei loro territori.
“Tuttavia – sottolinea Bianchi – il vero problema è che non c’è un censimento dei beni dismessi e abbandonati. Anzi, ne sappiamo poco e niente e spesso uno deve andare a naso. Detto ciò il Pnrr mette a disposizione della rigenerazione urbana ben 8 miliardi di euro, che non sono pochi per niente e che si spera possano risolvere il problema a partire dalla radice. Avere il quadro completo e complessivo dei beni che possono essere rigenerati”.
Viterbo – Claudio Margottini
Infine, il rapporto tra rigenerazione e periferie. “Le grandi città hanno ormai periferie complesse – spiega Bianchi – che hanno avuto soprattutto due ordini di problemi. Da una parte la speculazione edilizia, successivamente sanata. Dall’altra l’edilizia pubblica che in molti casi ha partorito veri e propri mostri. Nelle periferie figlie della speculazione edilizia serve portare servizi raggiungibili in tempi brevi con l’uso di mezzi pubblici. E a farla da padrone, in tal caso, dovrebbe essere la riqualificazione urbana. Ad esempio, la città di prossimità. Per l’edilizia pubblica possiamo invece parlare di rigenerazione. Una rigenerazione che assicuri innanzitutto la qualità dell’abitare e della vita nel quartiere”.
Daniele Camilli



