Viterbo – “All’Unitus il primo centro antiviolenza universitario del Lazio. Un centro per tutta la città e il territorio della Tuscia”. Così il rettore dell’università degli studi della Tuscia Stefano Ubertini. Questa mattina nel chiostro rinascimentale del complesso di Santa Maria in Gradi a Viterbo l’inaugurazione del centro antiviolenza gestito dall’associazione PonteDonna e finanziato dalla regione Lazio.
“A breve – ha poi aggiunto l’assessore regionale all’università Paolo Orneli – verranno aperti altri 4 punti in altrettanti atenei della regione”.
Orneli, Troncarelli e Centioni
“Si tratta di progetto di grandissimo valore – ha aggiunto Orneli – che coinvolge i 5 atenei della nostra regione. Questo è il primo centro antiviolenza che apriamo. È un progetto a cui abbiamo creduto tantissimo. È una battaglia di civiltà per sradicare la sottocultura della violenza che considera la donna una emanazione dei propri desideri. Vogliamo invece costruire una società di eguali, dove non si deve faticare per affermare il proprio valore e il diritto ad essere persone libere”.
Assieme a Ubertini e Orneli, sono intervenuti anche il prefetto Antonio Cananà, la presidente di PonteDonna Carla Centioni, Talia Bianca del senato accademico, la delegata Unitus per l’inclusione Martina Galli, l’assessora regionale alle politiche sociali Alessandra Troncarelli, il consigliere regionale Enrico Panunzi, l’assessora comunale alle politiche sociali, Patria Notaristefano, Alessio Pontillo presidente di Lazio Disco e il vescovo Lino Fumagalli.
Viterbo – Unitus – Inaugurazione centro antiviolenza
“Il centro antiviolenza – ha aggiunto Ubertini – ci rende particolarmente orgogliosi. Spero che sia l’inizio di un percorso verso una serie di risultati importanti”.
“La violenza di genere – ha proseguito il prefetto – è un tema di stretta attualità. Episodi che riguardano soprattutto le cerchie familiari che denotano da parte dei maschi una concezione proprietaria della donna. Abbiamo un armamentario normativo molto avanzato con un legislatore che ha dedicato tanta attenzione al tema negli ultimi 15 anni. La battaglia si vince nelle scuole, nelle università e dove si formano le giovani generazioni. Come qui all’Unitus, che ha dato ulteriore dimostrazione di lavorare per il territorio e interagire con esso”.
Viterbo – Unitus – Centro antiviolenza
“Finalmente la politica ha capito che abbiamo bisogno di cultura e l’università è il posto giusto – ha poi commentato Centioni di PonteDonna -. Dobbiamo vigilare affinché la normativa venga applicata e dobbiamo imparare ad analizzare i dati. La piattaforma dell’Istat ci dà dei risultati che vanno approfonditi e in questo ambito l’università è fondamentale. È la cultura che dobbiamo cambiare ed è su questa che dobbiamo incidere. L’università è il luogo del pensiero dove si può cambiare la cultura. E Abbiamo scelto Viterbo perché nei piccoli centri si può fare comunità e qui sul territorio abbiamo forze dell’ordine formatissime.
Fumagalli e Panunzi
Tra il pubblico ci sono anche la direttrice della Asl Daniela Donetti, il questore Giancarlo Sant’Elia, la presidente del comitato unico di garanzia dell’Unitus Sonia Melchiorre, così come i rappresentanti di carabinieri e finanza.
Patrizia Notaristefano
“La conoscenza – ha sottolineato Pontillo – è il principale canale di sviluppo della società. Con questo servizio possiamo fare un lavoro culturale per arginare quegli atteggiamenti non più accettabili dalla società”.
“La regione è presente su tutti i territori – ha dichiarato Alessandra Troncarelli -. Il luogo dove il centro viene inaugurato è un posto nevralgico, perché è qui che le persone si vengono a formare in vista del futuro”.
Stefano Ubertini
“Un servizio – ha evidenziato Notaristefano – fondamentale la sinergia che sarà utile creare per rispondere alle necessità del nostro territorio”.
“Quello dei centri antiviolenza – ha detto il consigliere Panunzi – è un lavoro che stiamo portando avanti in tutti gli atenei. L’obiettivo è mettere al centro il tema della violenza sulle donne. Un tema che dobbiamo assumere come elemento strutturale dei rapporti sociali, pensando che gli elementi preventivi di ascolto sono elementi vincenti. Senza ascolto non c’è elaborazione, programmazione e decisione”.
Infine il vescovo Fumagalli. “Oggi è l’inizio di un lavoro in sinergia da portare avanti tutti insieme. È fondamentale risolvere i problemi che nascono dalla violenza facendo affermare una cultura della non violenza a tutti i livelli, per evitare le conseguenze che abbiamo più volte visto. A partire dalla famiglia. La cultura della non violenza deve essere estesa a tutti oppure non si realizza. Siamo tutti coinvolti. Una cultura che porti come slogan ‘Violenza zero’. E l’università è il luogo ideale”.
Daniele Camilli






