Viterbo – “Chiediamo a tutti di portare un fiore sulla tomba di Antonio Tavani, ardito del popolo, ucciso 100 anni fa dai fascisti”. La richiesta, il giorno dell’anniversario dell’uccisione, arriva da Anpi che questa mattina, con il suo presidente Enrico Mezzetti e Pietro Benedetti, hanno lasciato un mazzo di fiori sotto la lapide di Tavani sul muro del cimitero San Lazzaro di Viterbo.
Viterbo – I fiori sotto la lapide di Antonio Tavani
“Non solo i fascisti uccisero Tavani – ha ricordato Benedetti – ma tolsero anche la lapide dal cimitero. E quando dissero alla madre, Emma Paesani, che, se avesse rispettato l’ordine, avrebbe ricevuto una pensione, lei rispose: ‘sono abituata a mangiare solo pane e a bere solo l’acqua di Valle Faul. Non la carne e il sangue di mio figlio’. Dopodiché prese la lapide e se la portò a casa. Lapide che venne poi ripristinata soltanto 20 anni dopo, successivamente alla liberazione della Tuscia da parte degli alleati durante la seconda guerra mondiale”.
Enrico Mezzetti
Assieme a Mezzetti e Benedetti, questa mattina al San Lazzaro, c’erano anche il presidente della sezione studenti dell’Anpi, Daniele Colonna, così come Alessio Valletta del comitato provinciale Anpi e Pietro Biello del comitato sezione studenti Anpi.
Pietro Benedetti
”Ci auguriamo – ha detto invece Mezzetti – che nei prossimi anni la commemorazione venga fatta in maniera più significativa. Quest’anno è il centenario della marcia su Roma, quando il fascismo, il 28 ottobre, si affermò in Italia. E si affermò con la violenza, la distruzione delle libertà e l’omicidio. A breve faremo a Viterbo Faremo un convegno dedicato a Tavani e al 1922. In risposta al tentativo, da parte di alcuni, di rivalutare il fascismo e la marcia su Roma”.
Viterbo – I fiori sotto la lapide di Antonio Tavani
Infine la lapide che si trova al cimitero, conservata da Emma Paesani per vent’anni, sottraendola così alla distruzione da parte dei fascisti. “Antonio Tavani – sta scritto – soldato d’Italia al fronte, ardito del popolo in patria, combattente per la libertà. Cadde vigliaccamente assassinato da mano faziosa il 9 luglio del 1922 a 25 anni. Siedi o figlio e compagno al congresso dei liberi. La famiglia ed il proletariato memore”.
Daniele Camilli



