Viterbo – “Aprite quelle gabbie, non siete soli”. E’ il messaggio lanciato da Lorenzo Gabriel Paoletti, in arte Lhøre.
Lorenzo Gabriel Paoletti in arte Lhøre
Appassionato di poesia, rap e arti visive da sempre, usa queste sue capacità per esprimersi. I suoi lavori parlano di libertà e di sensibilizzazione nei confronti della comunità Lgbtq+.
Passioni, quelle di Lhøre, cresciute sempre di più e diventate sempre più importanti nella sua vita dopo essere stato vittima di un’aggressione transfobica in famiglia. Un periodo nero da cui è uscito senza mollare mai.
La sua passione per l’arte nasce da piccolo. “Già a cinque/sei anni – spiega -, avevo una chitarra trasandata che recentemente ho restaurato, è rimasta fino ad ora. Prendevo la chitarra, anche se scordata, e scrivevo le prime canzoni. A 12 anni nasce la mia prima opera, Anime solitarie, che è un testo sull’assenza di un mio fratello (o sorella) mai nato perché purtroppo mamma ha avuto un aborto. Siamo come due anime solitarie che nessuno potrà mai unire. A quell’età ho candidato la canzone al Federiciano”.
Una creazione di Lhøre
Anche alle superiori viene accompagnato dalla stessa passione. “Alla tesina del quinto sono uscito con Musica e libertà dove scrivo che la musica e la libertà sono sullo stesso piano perché sono la massima espressione del nostro essere. Attraverso l’arte riusciamo ad essere noi stessi.
I miei studi sono poi passati a quelli di Consulente di immagine e fashion designer, ho iniziato a studiare tutto ciò che è teoria del colore, ombre, luci e quant’altro, diventando il primo della classe. La docente di Arte figurative mi ha portato avanti e da lì. Poi il mio percorso artistico è andato avanti seguendo anche la mia transizione sessuale. E sono passata dal nome d’arte The dark rose a Lhøre”.
Una creazione di Lhøre
Poi arriva l’aggressione transfobica. “Ad aprile 2021 – racconta Lhøre – ho subito un aggressione transfobica da parte di mio padre, maggio l’ho vissuto nel buio, a giugno ho ricominciato a lavoricchiare e da luglio ho iniziato a studiare. Poi è arrivato settembre che per me è stato il mese peggiore perché mi hanno fatto un cambio di ormoni e sono rimasto chiuso come in una scatola nera dove c’ero soltanto io, dove c’era l’ombra e la minaccia della transfobia, avevo paura anche di andare in giro, ma volevo esprimermi”.
Così dedicarsi all’arte è servito a dare a Lhøre una spinta. “Da lì, continuando a studiare e continuando a fare concorsi, riuscivo a esprimermi grazie all’arte figurativa. Ma le parole ancora non uscivano. Le parole mi sono ritornate verso febbraio e da lì ho ricominciato a fare rap per combattere le discriminazioni e parlare della mia comunità. Cerco di sensibilizzare. Come su uno dei miei testi, Romanzo criminale. Sono testi di denuncia per dire che ci siamo, per raccontare ciò che abbiamo subito”.
Una creazione di Lhøre
C’è una creazione a cui Lhøre è affezionato, e raffigura un omino con i colori dell’arcobaleno “Rainbow, dentro a una gabbia. Ed è ciò che ho vissuto io. Una persona Lgbtq+ che è messa in gabbia perché ha subito un atto di transfobia. E’ stato molto apprezzato dalla presidentessa di Differenza lesbica di Roma, Lucia Caponera, ne ha capito subito il significato, e da una fotografa di Viterbo. Caponera mi ha chiesto se mi sentissi ancora in questa gabbia e io ho risposto che in alcuni momenti sì”.
Lhøre continua la sua battaglia e la sua espressione artistica. Oltre alle poesie e alla musica rap, vorrebbe scrivere una fiaba. Nel frattempo porta avanti la sua attività di realizzazione di opere su commissione, tavole in decoupage e tavole disegnate. Un’attività che lo tiene occupato h24.
Una creazione di Lhøre
C’è un messaggio importante che Lhøre vuole lanciare. “Aprite quelle gabbie, non siete soli – dice -. Ci sono realtà come Uni Pride con cui collaboro e con cui ho aperto uno sportello per permettere ai ragazzi di fare coming out e avere delle persone di supporto. Ci sono tante realtà simili. Non siete da soli, non è più quella Viterbo di dieci, venti anni fa. Siamo una comunità molto forte dove oguno dà una mano all’altro. Aprite le gabbie. Ok, potrebbero esserci dei problemi, come l’aggressione che ho subito io. Ma nonostante ciò sono andato avanti grazie anche al supporto di queste realtà. Nella comunità ho trovato davvero degli amici, anzi amic*, con l’asterisco, che mi hanno permesso di andare avanti. C’è una comunità di persone, siamo tanti, siamo uniti, se viene toccato uno vengono toccati tutti. Non dovete avere paura, dovete continuare sulla vostra strada”.
Lhøre era sul carro che il 9 luglio ha accompagnato la folla di sostenitori dei diritti Lgbtq+ per le strade di Viterbo e ha visto una città molto cambiata che davvero sta uscendo dal medioevo, come recitava il motto dell’edizione 2022, “Fuori dal medioevo”.
“Dal dal carro del Lazio pride – racconta – ho visto tantissima gente, molte famiglie che non mi aspettavo, ho visto il supporto degli etero, tantissimo, è stato bellissimo. Soprattutto stare sul carro e vedere quella marea di gente. Non mi aspettavo da Viterbo una risposta del genere. Stiamo uscendo dal medioevo”.
Elisa Cappelli
Multimedia: Fotocronaca: Il corteo – Lazio Pride – Video: L’intervento di Alice Castri – Il Lazio Pride sfila per le vie della città – Lazio Pride, la partenza
Articoli: “Lazio Pride, la difficoltà dei genitori è soprattutto la vergogna per il giudizio degli altri…” – Emanuel Alison Flamini: “La mia vita da trans in una società dominata dal binarismo di genere…” – Francesca Marzo: “Il Lazio Pride è stato un evento epocale e produrrà un cambiamento necessario” – Virginia Migliore: “Lazio Pride, ho visto una città che vuole liberarsi e fare un coming out collettivo…” – Alice Castri: “A Viterbo mi sono sentita dire: ‘I gay sono malati e vanno curati…’” – Ho visto i diritti roteare come dervisci… di Carlo Galeotti – “Stiamo scrivendo la storia, oggi a Viterbo finisce il medioevo” – È iniziato il Lazio Pride, il primo della storia di Viterbo




