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In carcere per 25 anni il killer di Norveo Fedeli: “Giustizia è fatta”

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Omicidio in via San Luca -Michael Aaron Pang e Norveo Fedeli

Omicidio in via San Luca – Michael Aaron Pang e Norveo Fedeli


Viterbo – Morte di Norveo Fedeli, definitiva nel giro di tre anni la condanna a 25 anni e mezzo di carcere per omicidio volontario e rapina aggravati dell’assassino Michael Aaron Pang. 

L’ultima parola ieri alla corte di cassazione che ha rigettato il ricorso della difesa. 

“Giustizia è fatta”, il commento a caldo dell’avvocato di parte civile Fausto Barili, che ha assistito i faniliari della vittima nei processi di primo e secondo grado, conclusi entrambi con la condanna a 25 anni e sei mesi di reclusione dell’imputato. In primo grado, il pubblico ministero aveva chiesto l’ergastolo. 

“Ha ucciso e straziato in maniera efferata il corpo di Norveo. Un omicidio, che ha messo in crisi tutta quanta la comunità viterbese”, ricorda Barili.  “I cittadini si prendano a braccetto per dire Viterbo alza la testa”, fu la proposta lanciata su Facebook dall’allora consigliera e attuale sindaca Chiara Frontini. La sera di lunedì 6 maggio per Norveo, ucciso all’ora di pranzo di venerdì 3 maggio 2019, ci fu una fiaccolata in centro e fu disposto dal sindaco Giovanni Arena il lutto cittadino, mentre il successivo 3 settembre i facchini gli resero omaggio durante il trasporto della Macchina di Santa Rosa. 

Nel frattempo sono passati tre anni dal delitto, commesso all’interno della storica boutique di Fedeli in via San Luca, in pieno centro storico e in pieno giorno. Omicida reo confesso del commerciante viterbese 74enne un ragazzo statunitense, ripreso dalle telecamere durante il tragitto e arrestato nel giro di 24 ore.

Si tratta di un grafico 24enne d’origine sudcoreana, adottato negli Stati Uniti dalla famiglia di un medico. Da pochi mesi era venuto a vivere in Italia, sulle rive del lago di Bolsena, in un bed and breakfast di Capodimonte, gestito da una donna di venti anni più grande, d’origine tedesca, di cui si detto il “fidanzato”e della quale si sarebbe invaghito su Facebook.


Omicidio Fedeli - L'avvocato di parte civile Fausto Barili

L’avvocato di parte civile Fausto Barili coi familiari dopo un’udienza del processo di primo grado


Nella Tuscia, l’omicida 24enne avrebbe voluto avviare un’attività nel settore della ristorazione, per la precisione una rivendita di kebab, per la quale avrebbe pagato 500 euro al mese di affitto a un socio d’origine orientale, conosciuto tramite la “dama bionda”, come è stata soprannominata durante il processo la titolare del b&b. 

Secondo l’accusa, rimasto ormai senza soldi dopo che il padre gli aveva tagliato i fondi per farlo tornare negli Usa, Pang si sarebbe recato tre volte nel negozio di Fedeli, senza riuscire a pagare con la carta i 600 euro di vestiti scelti, che si sarebbe quindi convinto a rapinare, uccidendo il titolare del negozio.

Versione sempre negata dall’imputato e dai difensori Remigio Sicilia e  Giampiero Crescenzi, secondo cui il 24enne si sarebbe sentito aggredito dal commerciante, massacrato con 17 sgabellate alla testa, “fino a quando non ha smesso di muoversi”, dopo essersi spazientito per quel giovane che si era presentato per la terza volta in pochi giorni in boutique con una carta priva di fondi.


Omicidio in via San Luca - Il magistrato Eliana Dolce

Tra i primi a giungere sul posto la pm Eliana Dolce – Ha chiesto l’ergastolo in primo grado


Lo scorso 16 settembre la corte d’appello di Roma aveva confermato la condanna a 25 anni e mezzo di carcere inflitta in primo grado all’omicida di Norveo Fedeli il 14 novembre 2020 dalla corte d’assise del tribunale di Viterbo.

Il pubblico ministero Eliana Dolce aveva chiesto l’ergastolo. 

Alla vedova e agli altri quattro familiari della vittima, figli e nipoti, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Fausto Barili, sono stati riconosciuti mezzo milione di euro di provvisionali. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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