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Complice e vittima, chiuse le indagini sulla nonna di Andrea Landolfi

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Mirella Iezzi, la nonna di Andrea Landolfi

Nonna Mirella Iezzi fuori del tribunale dopo l’assoluzione del nipote Andrea Landolfi


Ronciglione – Complice e vittima di Andrea Landolfi, recapitato l’avviso di fine indagini a nonna Mirella Iezzi. Secondo la procura ha mentito per coprire il nipote, abbandonato in sua balia il pronipote di 5 anni e omesso di soccorrere Maria Sestina Arcuri lanciata dalle scale.

Chiuse dopo oltre tre anni dalla tragedia e un anno dopo l’assoluzione in primo grado del nipote dall’accusa di omicidio volontario e omissione di soccorso le indagini a carico di Mirella Iezzi, la nonna 83enne di Andrea Landolfi, nella cui casa di Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 è avvenuta la tragedia. 

Risale al 21 giugno l’invio da parte del pm Franco Pacifici, titolare del fascicolo, del temuto 415 bis, l’avviso di conclusione indagini che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio dell’anziana, anche se a oggi non risulta fissata alcuna udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Viterbo.

“Non ci sono state comunicate date”, conferma il difensore Gianluca Fontana del foro di Busto Arsizio, avvocato di parte civile della Iezzi nel processo in corte d’assise contro il nipote.  

Complice e vittima, nonna Mirella. Secondo l’accusa avrebbe mentito per coprire il nipote, che a sua volta l’avrebbe picchiata dopo la caduta dalle scale, motivo per cui è stato condannato in primo grado, l’anno scorso, a 4 anni per lesioni aggravate, essendo la prognosi superiore ai 40 giorni. Anche questa parte della sentenza oggetto del ricorso in appello del prossimo autunno. 

Landolfi, nel frattempo, è stato assolto in primo grado dall’accusa di avere ucciso la fidanzata gettandola per le scale, il 19 luglio dell’anno scorso,mentre il prossimo 27 ottobre comparirà davanti alla corte d’assise d’appello di Roma per il processo di secondo grado. 

Mirella Iezzi, sempre difesa dall’avvocato Gianluca Fontana, è stata iscritta nel registro degli indagati l’8 ottobre 2019, pochi giorni dopo l’arresto del nipote, la cui richiesta di custodia cautelare da parte della procura di Viterbo, dopo un lungo tira e molla, è stata accolta dalla cassazione il 25 settembre 2019, sette mesi dopo il presunto delitto per cui  il pugile romano 33enne ha trascorso quasi due anni in cella.

Successivamente sono state chieste più proroghe alle indagini, fino alla chiusura del 21 giugno, oltre tre anni dopo i fatti.

All’anziana vengono contestati l’abbandono del pronipote di 5 anni, l’omissione di soccorso a Marisa Sestina e il “favoreggiamento” del nipote quando è stata sentita da Pacifici a sommarie informazioni l’8 marzo 2019 in procura.


Mirella Iezzi davanti al pm Franco Pacifici

Mirella Iezzi davanti al pm Franco Pacifici l’8 marzo 2019


Abbandono di minore
Ovvero il pronipote figlio di Landolfi che all’epoca aveva 5 anni, lasciato “in balia del padre Andrea” quando nel cuore della notte è uscita di casa per recarsi al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna.

Omissione di soccorso
A Maria Sestina Arcuri, per avere omesso “di prestare l’assistenza occorrente ovvero di chiamare immediatamente i soccorsi sanitari; impedendo, attraverso la condotta omissiva, di prestare soccorsi adeguati alla gravità delle lesioni cagionate, ivi compresa quella di soccorrere attraverso elisoccorso al fine di consentire il ricovero in ospedale altamente specializzato”.

False informazioni al pm
Durante le sommarie informazioni dell’8 marzo 2019, per aver reso “false dichiarazioni sulla dinamica dei fatti”, “allo scopo di sminuire le responsabilità del nipote”, riferendo “false circostanze in ordine agli orari, cercando anche di giustificare le propri argomentazioni citando orari di trasmissioni televisive; sostenendo che la Arcuri fosse scivolata dalla scale insieme al nipote; affermando che la Arcuei stesse bene e che non avesse bisogno di alcun soccorso”. Non ultimo il colpo infertole dal nipote “a seguito del quale subiva la lesione di tre costole, che giustificava, però, ora a seguito di una precedente caduta, ora per aver sbattuto contro il tavolo della cucina”. 

Silvana Cortignani


Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi - Nel riquadro: Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi con la nonna Mirella Iezzi – Nel riquadro: Maria Sestina Arcuri


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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