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Bassano Romano – (sil.co.) – Muratore precipita da un trabattello e muore dopo una settimana di agonia, assolto in via definitiva il datore di lavoro. Dubbi che la vittima sia effettivamente precipitata dal trabattello e che si sia trattato di un infortunio sul lavoro.
Imputato un imprenditore oggi 86enne, titolare di una villa adibita a location per eventi in lovalità Poggio della Rota, a Bassano Romano, in cui il 30 aprile 2014 si verificò l’incidente che costò la vita a Bartolomeo Torricelli, muratore di 75 anni, padre del politico e attuale coordinatore di Sel Lazio Giancarlo Torricelli, parte civile con la madre Innocenza e il fratello Paolo al processo per omicidio colposo che si è aperto a Viterbo l’8 settembre 2017.
In primo grado, il 13 marzo 2019, era stata chiesta la condanna a un anno e mezzo per omicidio colposo dell’86enne. Ma il successivo 20 marzo il giudice Silvia Mattei ha deciso per il proscioglimento, con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, poi confermato anche dalla corte d’appello di Roma, su ricorso della famiglia e della stessa procura della repubblica di Viterbo, il 13 febbraio 2021.
Adesso è arrivata la parola fine, con la sentenza del 23 giugno della corte di cassazione , che ha rigettato il ricorso dei due figli e della vedova della vittima.
“Dubbi che sia caduto dal trabattello”
Le condizioni del poveretto apparvero subito gravissime ai soccorritori, che ne disposero il trasferimento in eliambulanza al policlinico Gemelli di Roma, dove il 75enne si è spento dopo una settimana di agonia, il 6 maggio 2014.
“Numerosi sono gli elementi che contrastano con la tesi accusatoria e che fanno dubitare che il Torricelli si trovasse sul trabattello e sia di lì caduto – si legge nelle motivazioni della sentenza pubblicate il 15 luglio – pur essendovi probabilmente salito nel corso della stessa mattinata e che non solo non può muoversi all’imputato alcun rimprovero a titolo di colpa, essendo emerso che il giorno dei fatti il Torricelli stesse agendo di propria iniziativa, ma è incerta la stessa dinamica dell’infortunio, non potendosi stabilire con certezza donde e per quali cause il Torricelli sia caduto, cagionandosi le lesioni riportate”.
Incidente senza testimoni
“Della caduta di Torricelli Bartolomeo – si legge nella sentenza impugnata- non vi sono testimoni oculari. E la dinamica del sinistro è parsa dubbia sin dal primo intervento dei carabinieri che esprimevano in modo netto le incertezze emerse, in ragione del fatto che ‘la posizione in cui è stato trovato il Torricelli e la distanza che intercorreva dal punto dove lo stesso era riverso per terra dal ‘trabattello’, lasciavano comunque molte perplessità circa una eventuale caduta dello stesso da quel ponteggio, considerata anche l’altezza della sbarra di protezione presente nel trabattello che impedisce eventuali cadute in avanti’ evidenziando così ben tre circostanze che ponevano in dubbio la possibilità che il Torricelli Bartolomeo sia caduto dal ponteggio”.
Secondo il medico legale Antonio Grande, la tipologia delle lesioni sofferte doveva ritenersi compatibile con una “precipitazione” dall’alto e doveva escludersi l’ipotesi di un malore precedente la caduta. Il maresciallo Daniele Rizzo Daniele ha però spiegato di avere trovato l’infortunato riverso a terra, senza abiti da lavoro ma “in borghese”, a una distanza di circa un metro e mezzo dal trabattello, in una posizione che suscitava delle perplessità in merito all’ipotesi della caduta dal ponteggio. Perplessità condivise dagli ispettori della Asl e dal consulente tecnico della difesa, ingegnere Paolo Frezza.
“Se fosse caduto dall’alto, sarebbe atterrato di schiena”
“L’ingegnere Frezza — si legge ancora in sentenza- ha poi evidenziato che la chiazza ematica ‘se fosse caduto dal trabattello si sarebbe dovuta trovare proprio alla base del trabattello’. Ciò perché, per la dinamica delle cadute dall’alto, la testa della vittima – al momento dell’impatto – si sarebbe dovuta trovare dalla parte opposta (verso il trabattello) e le gambe nell’altra direzione. Per i giudici capitolini, dunque, secondo la ricostruzione dinamica proposta, se la vittima fosse caduta dall’alto del trabattello sarebbe atterrata di schiena, mentre il Torricelli è caduto sulla parte ventrale, riportando lesioni solo al capo, al collo e alla gabbia toracica”.
“L’assoluzione non presuppone la certezza dell’innocenza”
“Va ricordato – si legge infine nelle motivazioni – che il giudizio di condanna presuppone la certezza processuale della colpevolezza, mentre all’assoluzione deve pervenirsi in tutti quei casi in cui vi sia la semplice ‘non certezza’ e, dunque, anche il ‘ragionevole dubbio’ sulla colpevolezza (…) la condanna, invero, presuppone la certezza della colpevolezza, mentre l’assoluzione non presuppone la certezza dell’innocenza ma la mera non certezza della colpevolezza”.


