Viterbo – “La mafia si combatte con la cultura e per noi che portiamo la fascia, con l’esempio”. Chiara Frontini, sindaca di Viterbo, stasera alla fiaccolata al Riello per ricordare Paolo Borsellino a 30 anni dalla strage di via D’Amelio. Di fronte al murale sulla recinzione della comando provinciale dei carabinieri, l’iniziativa portata avanti da Fratelli d’Italia che da quest’anno cambia. Lo anticipa Mauro Rotelli, deputato FdI.
Viterbo – Fiaccolata in ricordo di Borsellino
“Proprio perché vogliamo che questa ricorrenza – spiega Rotelli – possa essere sempre più istituzionalizzata, da quest’anno nasce un comitato del 19 luglio, con un garante come organizzatore. Si tratta di una persona conosciuta e stimata da tutti noi, il giudice Carlo Scipio, presente in piazza. Con lui si proseguirà nell’organizzazione”.
Tante fasce tricolori, molti sindaci della Tuscia presenti, a decine, rappresentanti istituzionali, consiglieri comunali e assessori del capoluogo e non solo. Tre ragazzi leggono alcuni pensieri di Borsellino e poi, oltre a Frontini, prende la parola pure il presidente della provincia Alessandro Romoli.
Viterbo – Fiaccolata in ricordo di Borsellino – Rotelli, Frontini e Romoli
“Essere qui stasera, con tante istituzioni – spiega Romoli – comuni del territorio a tributare un momento di ricordo a Paolo Borsellino, rappresenta più di tante parole la vicinanza a un ricordo che è vivo e non legato alla storia o a un momento. È un insegnamento che dobbiamo trasferire ai giovani, alle istituzioni che rappresentiamo”.
Un invito a essere sempre vigili. “Non siamo indifferenti. Mafia e quello che attiene alla malavita sono vicii a tutti i territori, grandi o piccoli che siano”.
Un richiamo a essere vigili, ribadito anche dalla sindaca Frontini. “La mafia – continua Frontini – non è solo una macchina che salta in aria. Noi ne abbiamo sentito parlare anche nella nostra città, nella nostra provincia. Risuonare la parola mafia collegata a Viterbo credo che a tanti di noi abbia fatto tremare i polsi, mai avremmo pensato che questo fenomeno ci potesse toccare.
Essendo un fenomeno, è un fatto umano e come tale nessuno ne è indenne e noi per primi. Siamo uomini.
Frontini e Romoli
Si combatte con la cultura e per noi che portiamo la fascia, con l’esempio. Benvengano che vengano questi incontri, i minuti di silenzio nei consigli comunali come fatto oggi a Viterbo. Mafioso è chi mafioso fa e non serve far saltare una macchina per essere contaminati da questo atteggiamento. A volte è sufficiente dire dire a qualcuno che ha denunciato un fatto, potevi farti i fatti tuoi”.
Era il 19 luglio 1992. Sono passati trent’anni dalla strage di via D’Amelio, dove persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi e Claudio Traina.
Giuseppe Ferlicca
– 30 anni dalla morte di Borsellino, il sindaco Giampieri a Palermo








