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Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – In riferimento al mio commento sul Pride vorrei specificare che aveva natura meramente ironica ed era riferito al presidente della regione Campania, De Luca, all’uso delle mascherine, visto i contagi.
Se leggete anche tutti gli altri miei commenti, si evince chiaramente che sono a favore della manifestazione, così come della libertà di pensiero, di culto e di espressione.
Siamo liberi dalla nascita, sono i condizionamenti e i giudizi ci hanno classificato, cosa che non condivido. Mi dispiace che abbiate decontestualizzato e strumentalizzato una semplice frase, senza considerare tutto il resto.
Michela Cascioli
Siamo felici per il chiarimento che ci sembra più che dovuto.
Le facciamo notare solo che non c’è stata nessuna decontestualizzazione, abbiamo infatti pubblicato lo screen del suo commento con tanto di faccine, che danno il clima di quanto scritto. A meno che lei non voglia che ogni volta facciamo la storia di tutto ciò che precede e segue, magari con una sua breve biografia.
Va detto che lei stessa si è accorta di aver debordato se dopo un paio di ore ha cancellato l’hastag #lanciafiamme. Usare la parola “lanciafiamme” scherzosamente riferendosi in qualche modo al pride ci sembra diciamo, per usare un eufemismo, un fatto abnorme che fa ricordare le persecuzioni degli omosessuali da parte del Terzo Reich. Dai 5 ai 15 mila finirono nei campi di concentramento per volontà di Heinrich Himmler. Circa 50mila furono rinchiusi nei carceri normali. Tra il 1933 e il 1945, la polizia arrestò 100mila uomini accusati di essere omosessuali. Queste più o meno le cifre.
Insomma una uscita quanto meno inopportuna per chi fa politica ed è vicepresidente di un consiglio comunale. Quindi nessuna strumentalizzazione. Rimane invece l’opportunità per un politico, che rappresenta l’intera comunità, di usare le parole con meno leggerezza e con maggiore cognizione di causa.
Quando si commette un errore poi, sarebbe poi opportuno chiedere scusa. Un segno di forza e non di debolezza.
Su certe cose, infine, forse è meglio non usare il registro dell’ironia.
c.g.
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