Viterbo – “Un microchip sottocutaneo per aprire le porte e pagare in tutto il mondo”. A metterselo, nei prossimi giorni, lo psicologo viterbese Stefano Scatena. Molto conosciuto in città. “Lo metterò a Roma – precisa -, da un esperto di piercing che ha fatto un corso ad hoc in Inghilterra”.
“Mi farà sentire più libero – spiega Scatena -. Noi ci portiamo dietro ancora appendici della nostra identità. Ad esempio le chiavi e le carte di credito. Le chiavi lasciate a casa diventano subito un pensiero una perdita di tempo inutile. Fin da bambino ho desiderato una vita dove non doversi portare appresso cose superflue oppure, come la carta di credito, che possono essere rubate”.
Viterbo – Stefano Scatena
“Sono un transumanista – prosegue – e credo molto che in futuro uniremo sempre più le tecnologie al nostro corpo. Già il telefono è un suo prolungamento, che contiene tutto. E quando vai nei negozi di telefonia ché ti serve qualcosa, c’è fila come al pronto soccorso”.
Il costo dell’intera operazione è bassissimo. “350 euro in tutto, tra chip, inserimento e la benzina per andare a Roma e ritornare”. A sperimentare il chip nel Lazio, “due in tutto – dice Scatena, e tra i due ci sarà anche lui -. In Italia saremo invece una decina”.
“Si tratta di un piccolo chip sottocutaneo, vendita da una società anglo-polacca – racconta Stefano Scatena – che viene applicato su una mano e non ha fonti energia. Il chip è poco più grande di un chicco di riso ed è avvolto in un involucro indistruttibile, una specie di resina biocompatibile. Il chip viene inserito in alcuni punti della mano con una siringa. L’energia viene presa dall’esterno e quindi non produce radiazioni”.
Da dove prende il microchip l’energia per funzionare? “Dai campi magnetici – risponde Scatena -. Ad esempio una serratura particolare fatta proprio per emettere elettromagnetismo o i pos”.
Per le carte di credito invece come funziona? “Funziona – commenta lo psicologo – che carico i soldi sopra il microchip tramite un circuito internazionale che mi consente di pagare in tutto il mondo con l’imposizione della mano. Presto cercherò anche delle serrature compatibili con il chip, e a quel punto potrò aprire anche le porte”.
Quali altri utilizzi potrebbe avere in futuro il microchip? “Ad esempio – aggiunge Scatena – controllare le spese delle persone e l’evasione fiscale. L’ideale sarebbe anche che contenesse dati che soltanto le forze di polizia possono leggere. L’altra cosa che andrebbe fatta, è dare la possibilità di inserire un Gps. Pure per essere ritrovati in caso di smarrimento. Questi utilizzi per ora, però, non sono possibili”.
Quali sono i diritti della società che vende il microchip? “Nessuno – conclude infine Scatena -. Nessuna possibilità di controllo, innanzitutto. Il chip non contiene memoria e non può essere governato dall’esterno. Inoltre non c’è nemmeno nessun controllo sui soldi che vengono caricati. Il circuito su cui gira il denaro e il chip sono infatti due cose distinte. Dopodiché il chip è garantito per 8 anni. Poi va tolto”.
Daniele Camilli
