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“Mio padre Bartolomeo Torricelli è morto per un infortunio sul lavoro”

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Giancarlo Torricelli

Giancarlo Torricelli


Bassano Romano – Perplessità, amarezza e molto altro ancora. “Papà era un muratore esperto, che ha lavorato per decenni alla Galleria nazionale di arte moderna e che era molto apprezzato per le sue abilità nel paese di Bassano Romano. La sua morte è stata per un infortunio sul lavoro. Non era lì per passione e nemmeno per reclamare soldi. Era andato lì per lavorare”, ribadisce Giancarlo Torricelli, ricordando che oggi suo padre avrebbe avuto 83 anni. Nel frattempo sono passati otto anni dalla sua tragica morte e la famiglia si sente oggi più che mai vittima di una (in)giustizia. 

Da sempre in prima linea nella difesa dei più deboli e attualmente coordinatore di Sel Lazio, Giancarlo Torricelli parla a cuore aperto della sentenza di terzo grado con cui la cassazione nei giorni scorsi ha assolto in via definitiva l’imprenditore accusato di omicidio colposo per la morte del padre, Bartolomeo. Per gli ermellini non fu un incidente sul lavoro. Parti civili lo stesso Giancarlo Torricelli, con la mamma e il fratello. 

La vittima, un artigiano che aveva 75 anni il 30 aprile 2014, quando è avvenuto l’incidente, è stata trovata a terra vicino al trabattello sul quale, secondo l’imputazione, era salito per portare a compimento un lavoro di manutenzione in vista di un matrimonio in programma qualche giorno dopo nella struttura, una villa adibita a eventi in località Poggio della Rota, a Bassano Romano.

Bartolomeo è poi deceduto dopo una settimana di agonia al Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato a causa della gravità delle lesioni riportate.

All’amatissimo padre Bartolomeo, Torricelli ha anche dedicato un libro, “Quando c’erano le lucciole”, con prefazione di Fausto Bertinotti.


Bartolomeo Torricelli - Gli abiti indossati il giorno dell'incidente

Morte di Bartolomeo Torricelli – Gli abiti indossati il giorno dell’incidente


“Si fa un gran parlare di morti sul lavoro, c’è tanto stupore – dice Torricelli – poi si producono certe sentenze e si scopre che la famiglia viene lasciata sola. Cornuta e mazziata, perché siccome siamo voluti andare fino in fondo, fino alla cassazione, ci hanno anche condannato a pagare 9mila euro di spese”.

“Leggendo le motivazioni della sentenza c’è da restare esterrefatti, a fronte di tutta una serie di incongruenze, a partire dal fatto che siccome mio padre indossava un paio di jeans e una camicia, non erano abiti da lavoro, quando quelli erano i suoi abiti da lavoro normali, come dimostrano le foto che li mostrano pieni di schizzi di calce e di vernice. Tutto questo per la famiglia è inaccettabile. Viene perfino detto, ed è stato messo per iscritto, che ai piedi aveva un paio di scarpe da ginnastica, calzature che lui non ha mai indossato, quel giorno indossava il solito paio di scarpe vecchie da lavoro“.

“Tutto pur di dire che non stava lavorando, quando in paese tutti sapevano che lavorava per la struttura. Si è arrivati a dire che non doveva trovarsi in quel posto, che si era quasi introdotto furtivamente. Si è detto che c’era andato per passione oppure per reclamare i soldi. La verità è che lui, artigiano, era andato lì per lavorare. Come ha detto la testimone che mezz’ora prima lo aveva visto sul trabattello“.

“Ma il trabattello non è stato nemmeno sequestrato. Così come non è stata posta sotto sequestro l’area. Le indagini, secondo noi familiari, sono state tardive. Il primo sopralluogo è stato effettuato dopo 30 giorni, quando era passato un mese ed era ormai impossibile dire, ad esempio, se le ruote del trabattello fossero bloccate o no“.

Silvana Cortignani


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