Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf
Viterbo – Morte di Hassan Sharaf, il prossimo 14 novembre, quando il processo entrerà nel vivo con l’ascolto dell’unico testimone dell’accusa, l’aula sarà predisposta per la proiezione del filmato delle telecamere interne del carcere che il 23 luglio 2018 hanno ripreso le ultime due ore del 21enne egiziano, dal suo ingresso in cella d’isolamento a quando ne è uscito in fin di vita in barella dopo essersi impiccato, per poi morire dopo una settimana di agonia a Belcolle.
Poco prima si sarebbe inferto delle ferite alle braccia e sarebbe stato schiaffeggiato.
Mammagialla – Hassan Sharaf viene trasferito all’ospedale di Belcolle
Il processo ai due agenti della polizia penitenziaria di Mamamgialla accusati di abuso dei mezzi di correzione in concorso si farà davanti al giudice Elisabetta Massini.
Ieri il magistrato del tribunale di Viterbo ha rigettato la richiesta dei difensori di parte civile Giacomo Barelli e Michele Andreano di sospensione del procedimento fino al prossimo autunno in attesa di sapere come finiranno le ulteriori indagini della procura generale di Roma e quelle disposte dal tribunale di Perugia sull’operato dei magistrati della procura di Viterbo.
Il pm Michele Adragna, nel frattempo ha depositato una memoria, sottolineando come, al momento, non ci siano elementi per inquadrare la vicenda del presunto schiaffo, dato poco prima dell’impiccagione al detenuto dai due imputati, in un contesto più ampio. A Roma si indaga per omicidio colposo e anche per tortura, nel qual caso si tratterebbe di un processo in corte d’assise. A Perugia per presunte omissioni della procura viterbese dopo le denunce del garante, ma allo stato non c’è nulla oltre alle annunciate inchieste.
All’ammissione delle prove, il giudice ha sfoltito le liste testimoniali delle parti civili, riducendo i testi da 40 a 20, dieci per ciascuno dei legali che rappresentano i familiari della vittima, sottolineando come le circostanze debbano essere collegate con l’episodio contestato aid ue penitenziari, entrambi difesi dall’avvocato Giuliano Migliorati.
Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf in ospedale
Sharaf al garante: “Botte in tutto il corpo”
Hassan Sharaf, in particolare, 21 marzo 2018 avrebbe riferito al garante di essere stato picchiato da alcuni agenti di polizia penitenziaria, i quali gli avrebbero provocato lesioni per tutto il corpo e con molta probabilità gli avevano lesionato il timpano dell’orecchio sinistro in quanto, a seguito del pestaggio, non riusciva più a sentire bene e sentiva il rumore “come di un fischio”.
Suicida a un mese dalla scarcerazione
Nel nostro paese Sharaf era stato condannato a 3 anni di carcere per una rapina su un treno e a 4 mesi per lo spaccio di un “diecino” (10 euro) di hashish. Hassan era stato trasferito a Mammagialla da Regina Coeli il 21 luglio 2017 per scontare un residuo di pena, la cui espiazione sarebbe maturata il 9 settembre. Già a maggio, secondo le indicazioni della procura minorile, avrebbe dovuto essere trasferito in un istituto penale minorile.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


