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Morte di Sestina Arcuri, processo d’appello in autunno per Andrea Landolfi

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri


Ronciglione -Morte di Maria Sestina Arcuri, processo d’appello al via il prossimo 27 ottobre.

A distanza di un anno dall’assoluzione di Andrea Landolfi dall’accusa di omicidio volontario e omissione di soccorso è stata fissata fra tre mesi la data del processo bis davanti alla corte d’assise d’appello di Roma, cui si sono rivolti sia l’accusa che la difesa.

Il pm Franco Pacifici e i familiari della vittima per ottenere la condanna e i difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini per ottenere uno sconto ai 4 anni di pena inflitti in primo grado al pugile romano 33enne per lesioni aggravate alla nonna.

Mirella Iezzi, come si ricorderà, è stata colpita con un pugno, che le ha fratturato tre costole, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, nella casa di via Papirio Serangeli a Ronciglione dove la coppia stava trascorrendo il weekend, con la nonna ottantenne e col figlioletto di lui che aveva 5 anni.

“Mio nipote voleva scansarmi, dopo essersi rialzato dalla caduta per le scale, per soccorrere lui Sestina”, ha sempre detto la Iezzi, a sua volta indagata per favoreggiamento.



I familiari di Sestina, secondo i quali la corte d’assise del tribunale di Viterbo ha sbagliato tutto, volevano l’ergastolo. Il pm aveva chiesto una condanna a 25 anni. 

Non si danno pace il papà, Nicola Natale Arcuri, di 60 anni, e la mamma Caterina Acciardi di 56. Non si danno pace i fratelli Domenico e William, di 33 e 24 anni. 

“Un violento e un calcolatore”, secondo l’avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano, che lo ha ripetuto più volte durante la discussione, sintetizzandone la personalità in due parole e definendo “malato” l’amore tra Andrea e Sestina, “che ha capito, ma non ha fatto in tempo a salvarsi”.

Per la procura il movente del delitto è che la vittima, dopo una serie di litigi sull’argomento, aveva deciso di lasciare il 33enne a causa dell’alcol.


Caterina Acciardi e Vincenzo Luccisano

La mamma di Sestina, Caterina Acciardi,con l’avvocato Vincenzo Luccisano


In uno dei vocali Whatsapp fatti ascoltare all’udienza del 2 luglio 2020, e fatti riascoltare in aula dal pm durante la discussione, Sestina dice a Andrea:”Adesso basta, onestamente io una vita così non la voglio… Hai voglia di bere? Bevi, ma non lo puoi fare con me. Da oggi, anzi dalla notte scorsa, io per la mia strada, tu per la tua, perché tu una ragazza come me non la meriti, non la meriti proprio”. 

Pochi 25 anni”, tuonò Luccisano in aula il 14 luglio, chiedendo la condanna all’ergastolo dell’imputato, rendendosi protagonista di una lunga e appassionata requisitoria di fronte alla mamma e ai due fratelli della ragazza deceduta. 


– Morte Maria Sestina Arcuri, un anno fa assoluzione Andrea Landolfi


“Sestina aveva deciso di chiudere già il 2 febbraio, è andata con lui e il figlioletto a trascorrere il weekend a Ronciglione, ma la decisione era presa. Lei voleva lasciarlo perchè continuava a bere nonostante le promesse. E lui non voleva”, ha detto Luccisano, ricordando i vocali di Whatsapp riascoltati nel corso dell’udienza fiume come la 26enne abbia cercato di contattare un B&b durante l’ultima lite al pub poco prima della tragedia.

Chi era Sestina, si è chiesto Luccisano: “Una ragazza che amava tutti, innamorata della sua famiglia, responsabile, col sogno di diventare parrucchiera professionista, prima prendendo il diploma a Taranto e poi venendo fino a Roma per realizzarlo”. 

“A ottobre 2018 ha conosciuto Landolfi, che l’ha fatta innamorare coi suoi modi gentili, con i mezzi di fiori e i cioccolatini portati sul posto di lavoro. Ma che le stava sempre addosso, le ha fatto rendere subito pubblica la relazione su Facebook e le impediva di confidarsi in dialetto calabrese al telefono con la mamma, perchè era onnipresente nella sua vita”, ha sottolineato il legale della famiglia della vittima.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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