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Omicidio di Natale, rito abbreviato “secco” per Nelson Christofer

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Viterbo - Omicidio di Natale in via Marini

Omicidio di Natale – Incrocio tra via Marini e via Polidori


Viterbo – Omicidio di Natale, il richiedente asilo 31enne Nelson Christofer sarà processato il prossimo 12 settembre col rito abbreviato secco. Non sarà sentito il testimone chiesto dalla difesa per chiarire il giallo della ciabatta insanguinata trovata sulla scema del delitto e non riconducibile né alla vittima, né all’imputato. 

Il gip Giacomo Autizi ha rigettato ieri la richiesta del difensore Rolando Iorio del foro di Avellino di rito abbreviato condizionato all’ascolto di un testimone. All’udienza era presente l’imputato, scortato dalla penitenziaria del carcere romano di Rebibbia. 

Il caso di Nelson Christofer, accusato di omicidio volontario per la morte del connazionale 28enne Enogieru Orobosa, non passerà al vaglio della corte d’assise. Non essendogli stara contestata alcuna aggravante, infatti, la difesa ha potuto ricorrere al rito alternativo che consente lo sconto di un terzo della pena. Il che, in caso di ergastolo, significa al massimo 30 anni di reclusione.

L’avvocato Iorio, presente per la procura il pubblico ministero Michele Adragna, ha spiegato al giudice l’importanza della testimonianza del connazionale la cui presenza non prevista in casa, sotto la doccia, la sera della viglia di Natale, avrebbe scatenato il litigio tra i due coinquilini.

Anche lui sarebbe sceso in strada, in via Marini, al seguito della vittima e dell’imputato.


Rolando Iorio

Il difensore Rolando Iorio del foro di Avellino


“Quando la vittima è stata soccorsa era ancora cosciente e ha riferito di essere stata aggredita da due persone. Sul posto è stata poi trovata una ciabatta insanguinata, non riconducibile né a Christofer, né a Orobosa. Potrebbe quindi appartenere al connazionale, che avremmo voluto ascoltare come testimone per chiarire la circostanza”, spiega Iorio.

“La vittima, nelle foto scattate in ospedale, indossa dei mocassini. L’imputato, al momento del fermo, indossava delle scarpe ginniche, il cui numero e diverso da quello della ciabatta”.

Ma c’è di più. “L’uomo che era sotto la doccia, ha detto di essere risalito subito in casa. Ma l’altro coinquilino ha detto di essere rimasto solo per 40 minuti, fino a quando non ha bussato la polizia”, conclude il legale, per il quale si tratta di circostanze significative ai fini del giudizio.


Michele Adragna

Il pm Michele Adragna


Dietro il delitto un movente etnico-religioso…

Secondo quanto emerso in sede di interrogatorio di garanzia, tre giorni dopo l’arresto dell’omicida, dietro il delitto ci sarebbe un movente legato alle diverse etnie e confessioni religiose. L’assassino sarebbe stato aggredito dalla vittima. 

“Non volevo ucciderlo, è stato lui ad aggredirmi, puntando contro di me il coltello che aveva in mano”, avrebbe detto al gip durante l’interrogatorio di convalida, lo scorso 27 dicembre, Nelson Christofer.

La vittima, nigeriano nato in Ghana, sarebbe stata di un’altra etnia. E l’omicida, proprio per questo, avrebbe il corpo pieno di cicatrici. Lui sarebbe uscito da casa per andarsene da un amico dopo il litigio. Ma la vittima lo avrebbe raggiunto cercando di bloccarlo col coltello, per impedirgli di andare via.


“Il coltello non lo avevo io”

La lite, ripresa dalle telecamere della videosorveglianza di un negozio all’angolo, sarebbe iniziata a casa e proseguita al cancello del vicino autolavaggio. “Il coltello non lo avevo io, lo aveva Orobosa. Me lo ha puntato contro perché non voleva che uscissi e io mi sono difeso”, avrebbe detto agli inquirenti il 31enne.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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