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Picchiata e minacciata col coltello davanti ai figli, due anni e mezzo al marito

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Paola Conti

La pm Paola Conti

Domenico Gorziglia

L’avvocato di parte civile Domenico Gorziglia

Viterbo – (sil.co.) – Picchia, insulta e minaccia la moglie con un coltello sotto la gola davanti ai due figli piccoli, condannato in primo grado a due anni e mezzo di carcere e a un risarcimento di diecimila euro alla vittima.

Imputato un 42enne d’origine romena che non voleva saperne di separarsi dalla moglie, una 34enne che si è costituta parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia, della quale sarebbe tuttora geloso e alla quale non ha mai concesso il divorzio nonostante la denuncia e il relativo processo.

Imputato di maltrattamenti aggravati in famiglia ieri, su richiesta del pubblico ministero Paola Conti, ieri il 42enne è stato condannato dal collegio presieduto dal giudiceElisabetta Massini alla pena di due anni e mesi sei di reclusione.

Il difensore Luca Tedeschi ha insistito fino all’ultimo nel dire che la querela è stata un escamotage della moglie per ottenere l’allontanamento del marito che aveva detto categoricamente no a separazione e divorzio. I fatti contestati coprono un arco di tre anni, dal 2015 al 2018.


Assolutamente contrario al divorzio

Un “padre di famiglia”, secondo la difesa, anche se straordinariamente geloso, possessivo e assolutamente contrario al divorzio, che però in casa si sarebbe occupato di tutto, dalla spesa ai bambini, alla cucina, alle pulizie. Tanto che la parte offesa, “che lui considera tuttora sua moglie”, successivamente alla denuncia, gli avrebbe inviato ancora dei messaggi in cui gli avrebbe scritto perfino frasi come “mi manchi”.


Ultimo testimone uno dei figlioletti

Prima della discussione, su richiesta della difesa, è stato sentito il maggiore dei due figli, un bambino di 12 anni, ascoltato in aula dai giudici a porte chiuse per la delicatezza del caso. Il padre, nel 2018, è stato sottoposto a misura di custodia cautelare dopo l’ennesimo pestaggio che ha fatto finire la compagna in ospedale. 


Con un coltello sotto la gola della vittima

Il 42enne è finito a processo davanti al collegio “per avere con comportamenti gravemente lesivi della persona oltre che dei doveri che discendono dal vincolo di solidarietà familiare, maltrattata la moglie in presenza dei figli, aggredendola fisicamente in diverse circostanze, in un’occasione minacciandola di morte con un coltello da cucina sotto la gola, accusandola abitualmente di tradimenti e di essere dedita alla prostituzione”.


“Regime di vita mortificante e insostenibile”

La vittima sarebbe stata sottoposta a “una vera e propria sopraffazione psicologica con continue aggressioni verbali e atti di ingiuria e denigrazione”. L’imputato l’avrebbe “appellata puttana in modo abituale senza farsi scrupolo della presenza dei figli minori, conculcando altresì ogni spazio di autonomia della stessa al fine di averne il controllo, sovente in stato di alterazione da alcool e vinto da una irrefrenabile gelosia e sentimento di possesso, così sottoponendo la stessa a un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenbile”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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