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Pieno low cost sfruttando i benzinai, un anno e mezzo per la sentenza

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Viterbo – (sil.co.) – Benzinai sfruttati, bisognerà aspettare il prossimo 27 aprile per sentire i primi testimoni dell’accusa. Un altro anno e mezzo per la sentenza di primo grado, se tutto va bene per l’Immacolata 2023.

E’ il processo scaturito dall’inchiesta “Petrol Station” della procura della repubblica di Viterbo agli imprenditori campani Vincenzo e Charles Salvatore Maria Salzillo.

Padre e figlio,di 64 e 29 anni, accusati di sfruttamento grave dei lavoratori, nel frattempo, lo scorso autunno, hanno ottenuto la revoca degli arresti domiciliari cui erano ristretti dal 18 giugno 2021. Revoca chiesta dalla difesa alla prima udienza del giudizio immediato, che si è aperto lo scorso 4 novembre. 


Un distributore Ewa a Viterbo

Un distributore Ewa a Viterbo


Padre e figlio, in particolare il padre, sono finiti già in passato nel mirino della magistratura, campana e non solo, per vicende legate alla catena di distributori di famiglia. Nel Lazio sono localizzati, in particolare, nelle province di Viterbo e di Latina.

Tra le 12 vittime su 18 che si sono costituite parte civile figura un solo italiano, mentre gli altri lavoratori sono tutti cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, assunti nei distributori della catena Ewa, secondo l’accusa con contratti part time, ma costretti a lavorare di fatto fino a 12 ore al giorno, per 3 euro l’ora.


Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi


Tutto in otto udienze

Le prime cinque parti offese saranno ascoltate all’udienza del 27 aprile 2023. Il giudice Francesco Rigato, nel frattempo, ha calendarizzato, tutte di pomeriggio, alle ore 14,30, altre sette udienze, fissando al 7 dicembre 2023 la discussione.

Il prossimo 18 maggio, salvo imprevisti, saranno sentiti altri cinque testi dell’accusa. Altri cinque testimoni del pm Massimiliano Siddi saranno sentiti il primo giugno.  Otto, invece, il 22 giugno. Il 29 settembre toccherà all’unico testimone delle parti civili e ai primi 4 della difesa, con cui si proseguirà anche il 5 e il 26 ottobre. Il 7 dicembre, sempre salvo imprevisti, sarà la volta della discussione. Se tutto filerà liscio, la sentenza di primo grado arriverà nel giro di due anni e mezzo.


Costretti a turni massacranti

Tutti immigrati e quasi tutti originari dell’Africa subsahariana. Sono i 18 dipendenti che sarebbero stati costretti a condizioni di vita e di lavoro disumane dai due gestori degli otto impianti di carburante Ewa arrestati con l’accusa di caporalato. Costretti a turni massacranti, lavoravano fino a 12 ore al giorno per tre euro l’ora. I gestori avrebbero fatto leva sulla solita minaccia: “O così o ti licenzio”. E pur di non perdere il posto i benzinai avrebbero accettato anche di alloggiare nei gabbiotti dei distributori.


Reclutati fuori dei supermercati

Al fascicolo dell’inchiesta sono allegate anche numerose fotografie che immortalano i dipendenti alla stazione di servizio anche di notte, o fissi alla pompa di benzina per ore e ore al giorno, nonostante contratti di lavoro part time da 25 o 40 ore. Secondo l’accusa, i lavoratori, tutti in regola col permesso di soggiorno, venivano reclutati tramite passaparola oppure fuori dei negozi e supermercati dove chiedevano l’elemosina. Pagati anche meno di tre euro all’ora


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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