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Prende a schiaffi l’amico che rivuole i soldi prestati, un mese di reclusione

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Schiaffi per le scale del condominio a portata di orecchie di un vicino, ma non si è trattato di tentata estorsione.

Per questo un noto pregiudicato 35enne viterbese se l’è cavata con una condanna a un mese di reclusione dopo che il giudice ha riqualificato il reato in violenza privata, invece che a un anno e otto mesi di carcere come chiesto dall’accusa per i reati di lesioni personali e tentata estorsione. 

Il giudice Elisabetta Massini, sentito l’ultimo testimone e il difensore Luigi Mancini, ha condannato a una pena di 30 giorni di reclusione per violenza privata il 35enne, a processo con le gravi accuse di tentata estorsione e lesioni per avere preso a schiaffi un 47enne che gli aveva prestato dei soldi e che li rivoleva indietro. 

Il 47enne, che a suo tempo si è costituito parte civile e poi si è ritirato dal processo, avrebbe avuto il torto di averlo denunciato per riavere indietro i soldi che gli aveva prestato e di non volerne sapere di ritirare la denuncia.

Per questo l’imputato, il 23 maggio 2016, nel corso di una violenta aggressione, lo avrebbe preso a schiaffi, provocandogli lesioni giudicate guaribili in tre giorni dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle. 

Ieri in favore del 35enne ha testimoniato un anziano residente nello stesso palazzo dove sarebbe avvenuta l’aggressione. “Ho sentito chiaramente il rumore forte degli schiaffi”, ha detto. Poi avrebbe sentito la parte offesa gridare: “Piantala, ti denuncio”. Ma non avrebbe assistito ai fatti. 

Il magistrato, come chiesto dalla difesa, ha riqualificato nel meno grave reato di violenza privata le accuse. 


 – Si fa prestare i soldi poi lo prende a schiaffi, 35enne alla sbarra per tentata estorsione


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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