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Canino – (sil.co.) – Rapina alle poste di Canino, conti da rifare. Sono quelli del concordato in appello per cui i sei imputati condannati a pene diverse con l’abbreviato lo scorso 5 novembre avrebbero dovuto essere tutti condannati a 3 anni e 4 mesi di reclusione.
Ieri la sorpresa, quando la corte ha rigettato l’istanza di concordato, spiegando che le pene non possono essere uguali per tutti gli imputati, ma gli sconti vanno rivisti calibrandoli sulle pene inflitte a ciascuno in primo grado.
Il processo d’appello è stato quindi rinviato davanti alla corte in diversa composizione, fissando l’udienza già per la giornata di lunedì, l’11 luglio, sempre che si possa procedere, data la ristrettezza dei tempi per effettuare la nuova conta e concordarla col procuratore generale.
Le sei condanne in primo grado
Per il colpo messo a segno il 28 novembre 2021, il direttore Massimiliano Ciocia è stato condannato in primo grado a 4 anni e 8 mesi. I tre complici-pianificatori Daniele Casertano a 5 anni e 8 mesi, Domenico Palermo a 5 anni e 8 mesi e Christian Lanari a 4 anni. Il “rapinatore solitario” Riccardo Carloni Modesti a 5 anni e il palo Roberto Gallo a 4 anni.
In attesa di giudizio Bruno Laezza, l’altro palo, l’unico imputato che ha scelto l’ordinario, il cui processo è in corso davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
