Viterbo – (sil.co.) – Senza patente si spaccia per il cugino, ma la “sceneggiata” non funziona, perché un poliziotto lo riconosce.
“Ispetto’, mi sa che ho fatto ‘na strunzata”, gli ha detto in dialetto napoletano.
Ma la “confessione” non gli è bastata a evitare la denuncia. Fioraio d’origine partenopea condannato a un anno di reclusione.
Polizia
Punizione severa quella toccata a un fioraio d’origine partenopea fermato nel giugno 2016 dalla polizia per un controllo sulla Tuscanese mentre era alla guida del furgoncino usato per la vendita ambulante.
Agli agenti che gli hanno chiesto di esibire il documento di guida, ha fornito le generalità del cugino, dicendo di non avere la patente con sé. Al successivo controllo sulla banca dati è emerso che la persona corrispondente al nome era effettivamente patentata, al che i poliziotti hanno chiesto l’invio della foto sul documento per verificare che si trattasse proprio del fermato.
Proprio in quel momento, però, caso ha voluto che passasse di lì uno degli uomini della squadra mobile che, per ragioni d’ufficio, conosceva benissimo il fiorista e anche il cugino.
“Quando mi ha visto ha capito subito che la fine della farsa, mi ha detto in napoletano ‘ispetto’, mi sa che ho fatto ‘na strunzata’ e ha ammesso di avere dormito false generalità. La sceneggiata sarà andata avanti una ventina di minuti”, ha spiegato l’ispettore, sentito come testimone.
Secondo lui avrebbe potuto funzionare: “L’imputato e il cugino si assomigliano, entrambi hanno la barbetta. Ai poliziotti, inoltre, lui ha detto che se sembrava diverso era perché la foto, che noi peraltro visualizziamo in bianco e nero, era stata scattata quando era più giovane. Se non fossi arrivato io, poteva essere creduto”.
Il pubblico ministero ha chiesto 8 mesi, il giudice ha condannato l’imputato a un anno di reclusione in primo grado.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
