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Vetralla – (sil.co.) – Fine pena mai. Per Mirko Tomkow è stata chiesta la condanna all’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato. Presente in aula, non ha battuto ciglio.
È il padre 45enne d’origine polacca che lo scorso 16 novembre, a Cura di Vetralla, ha ucciso il figlioletto di 10 anni soffocandolo con il nastro da pacchi sulla bocca, nascondendo il cadavere nel cassettone del letto, sferrandogli tre coltellate una delle quali al cuore, conficcandogli il coltello nella gola e cospargendo il corpo del piccolo di benzina.
Il processo di primo grado si concluderà oggi, a distanza di otto mesi, davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo presieduta dal giudice Eugenio Turco, Elisabetta Massini a latere. I sei giudici popolari e i due togati si sono ritirati a mezzogiorno in camera di consiglio dopo la richiesta di massima pena del pubblico ministero Paola Conti.
“Per portare a compimento il piano si era stordito ubriacandosi con la vodka”, ha ricordato la dottoressa Conti, parlando di ulteriore aggravante per l’assassino reo confesso. “Tomkow aveva comprato la benzina a agosto, dopo avere minacciato la moglie di darle fuoco”, ha sottolineato la pm.
L’imputato non avrebbe dovuto trovarsi in quella casa dl civico 6 di Stradone Luzi da cui era stato allontanato il 10 settembre per maltrattamenti in famiglia, col divieto di avvicinarsi alla moglie e al figlioletto.
A disporre la misura era stata la stessa pm Conti, nonostante la moglie non avesse voluto sporgere denuncia, ritenendo pericoloso il prosieguo della convivenza e chiedendo per Tomkow il processo col giudizio immediato.
A processo è finito per maltrattamenti in famiglia, violazione della misura interdettiva e l’atroce omicidio del figlioletto.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
