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Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo – Ho notato con piacere che oggi sulla nostra chat c’è stato fermento, sono stati affrontati argomenti molto importanti, e questo mi ha fatto piacere, anche se devo confessare che, non ho potuto leggere tutto ciò che è stato detto, e quindi mi scuso anticipatamente con chi avesse già affrontato il problema, ma vi voglio esprimere il mio punto di vista, rispetto al problema siccità e al modo di come è stato affrontato nel convegno organizzato dal Biodistretto della via Amerina, nella giornata di ieri in una sezione dell’università della Tuscia, nel corso del quale sono state espresse posizioni non proprio corrispondenti al mio punto di vista e presumo anche di tutta la nostra categoria.
Accade spesso che i politici che occupano ruoli istituzionali, quando si trovano difronte a dei problemi da risolvere, scelgano la maniera più semplice per ottenere risultati istantanei e per limitare i danni alle loro carriere. Un esempio di questo aspetto, che ormai ben conosciamo, lo stiamo vivendo con le proposte che le amministrazioni a vari livelli vorrebbero attuare per risolvere il grave problema della siccità e dei consumi d’acqua.
E’ un po’ di tempo che a noi agricoltori viene imputata la colpa di consumare acqua oltre il consentito e come agricoltori siamo qui a dimostrarvi con i dati che non è nelle zone agricole che avvengono i veri consumi d’acqua.
Portiamo degli esempi, secondo le stime Istat, un abitante di Roma consuma in media 220 litri di acqua al giorno, se riportiamo questa proiezione ad un quartiere popolato come Prima Valle, che ha circa 16mila abitanti ogni 10 ettari sappiamo che vengono consumati 3.200.000 litri di acqua al giorno per 365 giorni all’anno. A questi dati va aggiunto l’ingente spreco di acqua dovuto alla scarsa manutenzione delle condotte, secondo recenti stime le condotte di Roma sprecano circa il 45% delle acque che vi vengono immesse.
Una pianta di nocciolo, ad esempio ha bisogno mediamente di 50 litri di acqua al giorno per circa cento giorni l’anno. Considerato che su dieci ettari sono impiantate circa 4mila piante di nocciolo, significa che servono 200mila litri di acqua al giorno, bastano questi dati elementari per capire che i veri problemi di consumi d’acqua non sono nelle campagne.
A tutto ciò va aggiunto che le acque che noi agricoltori utilizziamo per irrigare non finiscono nelle fogne, non hanno bisogno di essere depurate e non vengono in alcun modo sporcate.
A tutto ciò aggiungiamo che i nostri impianti di irrigazione sono estremamente efficienti perché non possiamo in nessun modo permetterci sprechi.
Chi è preposto a risolvere problema, qualora dovesse intervenire seriamente, dovrebbe portare ad una reale transizione ecologica chi realmente spreca, consuma ed inquina le acque. Per fare questo, però, serve tempo, risorse e si rischia di scontentare molti e di conseguenza perdere voti alle elezioni. La cosa più semplice, dunque, è far vedere di aver fatto qualcosa quando in realtà non è stato fatto nulla e venire a colpire dove gli elettori sono pochi! Per comprendere ciò che affermiamo basta ricordare che in provincia di Viterbo abitano poco più di 300mila abitanti, l’equivalente di un quartiere popolare di Roma.
E’ all’interno di queste logiche spietate che si capisce perché Viterbo diventa il facile sfogo per smaltire l’immondizia romana, il luogo dove collocare i rifiuti radioattivi, il responsabile degli prechi d’acqua, questo è un gioco che noi agricoltori ormai conosciamo bene e oggi siamo qui per ricordare alle amministrazioni che non accetteremo in nessun modo di essere considerati le vittime sacrificali di una transizione ecologica che ha solo fini elettorali.
Questo e tanto altro, ad onore della verità!
Fernando Monfeli
Presidente Asta – Associazione spontanea di autela agricola
