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Civita Castellana – Vignale, quasi terminati gli scavi nell’area archeologica.
Nella cornice del Museo Archeologico dell’Agro Falisco si è svolto giovedì pomeriggio l’incontro “Ritorno al futuro a Falerii”, all’interno del quale sono state presentate le ultime novità delle ricerche in corso su uno dei due colle dove la città sorgeva, Vignale.
Nella prima parte dell’incontro, i membri dell’équipe della Sapienza Università di Roma, dipartimento di Scienze dell’Antichità, Insegnamento di Civiltà dell’Italia preromana, hanno presentato gli esiti della prima campagna di scavi del giugno 2022 a Vignale, uno dei due colli su cui l’antica città di Falerii sorgeva.
“E’ un progetto al quale lavoriamo da tempo – dichiara Maria Cristina Biella, etruscologa – grazie all’ausilio di tecniche di indagine non invasive, ad esempio voli multispettrali e georadar, ma anche droni, abbiamo potuto realizzare i primi sopralluoghi. Dai risultati emersi abbiamo individuato dove potevamo concentrare il nostro lavoro, e questo insediamento è stato un’opportunità unica”.
I siti su cui gli studiosi hanno concentrato il loro lavoro sono stati due: “Il primo ha portato alla luce una struttura insediativa, all’interno della quale è stato ritrovato del materiale che può essere datato a partire dall’età del bronzo. Il secondo sito invece, scelto grazie alla presenza di un’angolatura particolare del georadar, ha permesso agli archeologi di scoprire una più recente stratificazione. In tutto l’area interessata è complessivamente circa 200 mq”, è stato spiegato.
Questa che sta volgendo al termine è una ripresa importante delle ricerche sul campo a oltre un secolo dalle indagini di Raniero Mengarelli e dopo un trentennio dalle ricognizioni britanniche della fine del secolo scorso. Lo scavo è stato condotto in regime di concessione del Ministero della Cultura e in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.
Nella seconda parte invece, si è parlato di tutela del patrimonio archeologico. L’archeologia dell’Italia negli anni immediatamente successivi all’Unità trova infatti a Civita Castellana una delle origini più vivaci. Valentino Nizzo, direttore del Museo Etrusco di Villa Giulia, e Jacopo Tabolli, ricercatore di Etruscologia all’Università di Siena, hanno illustrato la figura di Francesco Mancinelli Scotti.
“Nato da nobile famiglia umbra decaduta – è stato ricordato -, fu giornalista e garibaldino, prima di essere abbagliato dal fascino dell’archeologia. Gli scavi archeologici di Mancinelli Scotti nel territorio falisco furono innumerevoli, non sempre sotto il controllo del ministero, e alle sue attitudini di mercante d’antichità dobbiamo la dispersione sul mercato antiquario straniero di tanti dei capolavori archeologici che oggi sono esposti nei grandi musei archeologici europei e statunitensi”.
Durante l’incontro è stata presentata al pubblico la convenzione Tular Rasnal, promossa dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, alla quale il Comune di Civita Castellana ha recentemente aderito.





