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Ho visto i diritti roteare come dervisci…

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Viterbo - Lazio Pride

Viterbo – Lazio Pride


Viterbo – Ho visto i diritti farsi carne e ossa. Ho visto i diritti farsi colori. Ho visto i diritti farsi musica. Ho visto i diritti roteare come dervisci. Ho visto la folla dei diritti marciare e invadere la città. E… ho visto anche gli zingari felici.

Grazie ragazzi e grazie pure ai vecchietti. Vedere i diritti che si fanno corpi. Vedere la poesia e la gioia dei diritti che sono colori. Che sono musica. È stata una grande emozione. Del cervello in primis. E sì perché ieri vedere questi ragazzi, questi uomini, queste donne, questi Lgbtq e così via mostrarsi in tutta la loro gioiosa bellezza è stato un dono che non mi aspettavo.

Non con questa forza, non con questi colori, non con questa bellezza, non con questa musica che è la musica, per me bellissima, dei diritti. Ho visto i diritti farsi musica, colori e sberleffo. Ho visto il pride nella città dei papi. Chi l’avrebbe detto di vedere in migliaia di corpi, ognuno unico a suo modo, i diritti che sfilano per la città. Diritti allegri, gioiosi, giocosi, divertenti e divertiti. Senza ditini alzati. Ma consapevoli dell’importanza di essere lì ieri a difendere i diritti di tutti noi. Ma proprio di tutti. Perché ogni volta che si difende il diritto di una singola persona si difendono i diritti di tutti. Pure di chi cialtronescamente e violentemente invitava a impugnare il fucile da guerra.

Insomma ero nel mio ufficio ed ho lasciato baracca e burattini, ho alzato il mio deretano e sono andato in mezzo a questa folla di diritti che sfilava. Per provare l’emozione dei diritti in carne ed ossa. Come dire: io c’ero. C’ero in mezzo a quei corpi felicemente ballanti e cantanti che a suon di musica e danze rivendicavano un modo diverso di vivere questa vita.

Viterbo - Lazio Pride

Un vero regalo per chi negli ultimi decenni si è occupato in un modo o nell’altro solo di questo. Della sola poesia che valga la pena di scarabocchiare: la poesia dei diritti.

E allora ti viene in mente Lolli, ti viene in mente il dottor King, ti viene in mente Harvey Milk, le suffragette inglesi e americane. Millicent Fawcett e perfino Angela Davis. Ma pure il mio amatissimo John Stuart Mill e la sua adorata e combattiva Harriet Taylor Mill. The Subjection of Women, ricordate? Molto, se non tutto, da lì è partito. 

Giuro, ieri tutti costoro erano lì a fare il tifo per voi, li ho visti. Li ho proprio visti lì a piantare mais su tutto l’altopiano. Come dice Claudio Lolli. E il nostro mais si chiama diritti.

E c’era anche, con tutta la sua acciaiosa dolcezza fratello Malcom e con tutta la sua superiore saggezza Nelson Mandela. C’erano proprio tutti. Proprio tutti. Erano tutti lì.

Viterbo - Lazio Pride

Ieri è stata pura poesia dei diritti. E anche quella delicatissima attenzione degli organizzatori per i genitori, affinché accogliessero e abbracciassero i loro figli, è stata pura poesia dei diritti. Puro rispetto per la rude logica dei diritti. 

L’unica cosa che conti. L’unica cosa che non è rinviabile. Per chi usufruisce di diritti, si sa, i diritti degli altri sono sempre rinviabili. Dislocabili nel futuro incerto. Sono dilazionabili. Differibili. Rimandabili. Ma come dicono Marco Pannella e il mio fraterno amico Marcello Baraghini dove c’è strage di diritti, dove c’è strage di legalità c’è strage di popoli. C’è strage di corpi qui ed ora. Ecco noi piantiamo il mais sull’altopiano affinché non ci sia più strage di diritti. E allora grazie per aver difeso, ieri, i miei diritti. I nostri diritti. Quel popolo gioioso ieri ha difeso i diritti di tutti, anche di chi dietro le finestre sbirciava. Anche di chi a capo di istituzioni cittadine non c’era. Peccato. Veramente peccato. E in più d’uno non c’era. Ma oggi è il giorno della poesia dei diritti e non di miserrime polemiche.

Ieri è stato un inizio, come hanno detto gli organizzatori del pride. Orgoglioso di esserci stato. Orgoglioso del vostro e nostro pride. E va detto che molti viterbesi hanno capito e introiettato ieri il delicato colore, la lieve e bella canzone dei diritti. Dei diritti ballati e mostrati dai corpi. Perché questa è pure la città di Pier Paolo Pasolini. E deve diventare la città dei diritti che sono musica, che sono colori, che sono l’unica poesia degna. Domani è un altro giorno. 

Viterbo - Lazio Pride

Sono più vecchio, ma anche più felice di ieri per aver attraversato tante ali di occhi pieni di dignità. Pregni di vita e diritti. 

Ogni volta che sulla frontiera dei diritti si combatte, si combatte per tutti noi. Claudio Lolli, il poeta, che a Viterbo c’è stato, sarebbe contento della luminosa e solare giornata di ieri. Quando i diritti cantano e danzano la vita i poeti veri sono felici.

Ieri è stata una bella giornata. Bella come la luna, le notti buie quando la luna è bella.

Carlo Galeotti


Multimedia: Fotocronaca: Lazio Pride – Video: Lazio Pride, la partenza

 –  È iniziato il Lazio Pride, il primo della storia di Viterbo di Daniele Camilli


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