Carmelo Cantone
Viterbo – Una serie di visite nelle carceri italiane durante il giorno di Ferragosto.
L’iniziativa dei vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è andata in scena nelle strutture di tutta Italia, con l’obiettivo di portare un segnale di vicinanza alla comunità penitenziaria e ribadire la riconoscenza al personale in servizio.
Il capo del Dap, Carlo Renoldi, ha visitato la Casa circondariale femminile di Roma Rebibbia mentre a Viterbo, nel carcere di Mammagialla, è arrivato il vicecapo del Dap Carmelo Cantone.
Tante le problematiche della struttura, partendo dalla mancanza di personale e passando per gli episodi di cronaca nera che si verificano in maniera costante. A inizio agosto, per esempio, un 38enne è stato trovato morto, probabilmente per un abuso di alcol e farmaci, mentre a luglio un detenuto ha sequestrato un agente e un altro ha tentato di impiccarsi.
“A Viterbo ho trovato un personale affaticato ma resistente, preoccupato ma motivato – racconta Carlo Renoldi –. Che cerca di comprendere quali possono essere le prospettive del mondo penitenziario, consapevole dei cambiamenti e degli annosi problemi che in questi anni ha vissuto il nostro sistema. Questo è ciò che ho potuto toccare con mano nella mattinata di Ferragosto trascorsa nell’istituto di Viterbo. La richiesta consapevole di aiuto che manifesta il nostro personale incoraggia anche noi a insistere nei percorsi di miglioramento della qualità del lavoro in carcere“.
La ministra della Giustizia Marta Maria Carla Cartabia, invece, ha presenziato all’istituto penitenziario di Aosta.
“Apprendo con dolore di un nuovo suicidio in carcere, oggi (il 15 agosto, ndr) a Torino – ha spiegato la guardasigilli -. E’ un’estate davvero drammatica: il ministero, l’amministrazione penitenziaria molto sta facendo per migliorare complessivamente la qualità della vita e del lavoro nei nostri istituti, ma il dramma dei 51 suicidi dall’inizio dell’anno riguarda tutti. Tutti siamo chiamati ad occuparci di questa parte importante della nostra Repubblica”.
Samuele Sansonetti
