Capranica – (sil.co.) – “Ti do due schioppettate e poi ti imbalsamo”. Sarebbe arrivato a minacciare di morte la moglie del suo migliore amico per costringerla a fare sesso con lui, mentre il marito era ricoverato in un ospedale della capitale per gravi problemi di salute. Ora sta male anche lui, e non è potuto venire a difendersi in tribunale.
Presunta vittima una 57enne rimasta a vivere da sola a Capranica all’epoca dei fatti, avvenuti nel 2019.
“Ti do 50 euro se stai con me”, le avrebbe proposto quando, a situazione ormai degenerata, le avrebbe dato, anche sulla pubblica via, davanti agli anziani radunati nel centro del paese, della “mignotta, puttana, quanti ne hai presi oggi, chi ti scopi?”.
Violenza (Immagine di repertorio)
Imputato di violenza sessuale e stalking davanti al collegio un sessantenne.
L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, a sua volta, è finito ricoverato per gravissimi problemi di salute per cui gli sarebbe stato di recente amputato un arto. Impossibilitato ad essere presente in aula a luglio, per il previsto interrogatorio, ha chiesto un differimento dell’esame al prossimo autunno, non volendo comunque rinunciare all’occasione di poter fornire la sua versione dei fatti prima della sentenza. Se tutto va bene, l’imputato sarà ascoltato il prossimo 15 novembre.
“Sono stata costretta a trasferirmi a Roma, perché quello che per dieci anni è stato il miglior amico del mio compagno non la smetteva di tormentarmi e mettermi le mani addosso”, ha riferito la donna, una 58enne, lo scorso 18 gennaio, alla prima udienza del processo, dove è giunta scortata dai carabinieri perché la volta precedente non si era presentata.
“Ti do due schioppettate e poi ti imbalsamo, così nemmeno diventi vecchia”, l’avrebbe minacciata. Di fronte al suo rifiuto, avrebbe anche minacciato di ucciderle i cani. E dopo il suo trasferimento nella capitale avrebbe preso ad aspettarla alla fermata del bus. “L’ho anche ripreso, posso produrre il video fatto col telefono”, ha rivelato in aula la parte offesa.
Per cacciarlo di casa, una volta lo avrebbe preso a ombrellate. “Voleva entrare a tutti i costi, sapendo che non c’era mio figlio. Un’altra volta mi ha messo una mano sul sedere perfino davanti a lui. E quando mio figlio l’ha redarguito perché mi toccava, gli ha risposto che era per aiutarmi a salire le scale. Mi metteva sempre le mani addosso”, ha sottolineato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
