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Beni culturali, il milite ignoto medievale gettato alle ortiche…

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Viterbo – Madre e figlia camminano a piazza Dante. A un certo punto la bambina sembra interessata a scavalcare una catenella lungo il marciapiede. La madre la ferma e le dice: “Eh, non andare lì, perché lì sotto c’è uno che è morto”. A quel punto la figlia stizzita la guarda e le risponde: “Non vado lì, perché lì mi fa schifo”. 

Viterbo, piazza Dante, la sepoltura di cui si parla risale al XII secolo, almeno così recita la targhetta commemorativa messa lì nel 2004 dalla parrocchia di San Giovanni Evangelista e dalla “società archeologica viterbese. Una tomba dimenticata e abbandonata. Una specie di milite ignoto medievale gettato alle ortiche. Accanto alla chiesa di San Giovanni e di fronte al liceo scientifico Paolo Ruffini.

“Restauro eseguito – sta scritto sulla targhetta – nell’anno 2004 con i contributi dell’amministrazione provinciale e del comune di Viterbo”.


Viterbo - La tomba di piazza Dante

Viterbo – La tomba di piazza Dante


Attualmente il “sarcofago medievale” è ridotto male. La sepoltura si vede appena, a meno che non ci si va a sbattere e, come diceva la bambina dell’inizio, “fa schifo”. Il vetro che avrebbe dovuto proteggerla, anticipato da un totem buttato là a forza, sembra invece pieno di muffe e altro. Attorno le solite erba e monnezza. Dopodiché, la parte metallica che sta sopra al vetro si stacca, ed è piena di ruggine e animaletti di varia natura.

Si riporta infine parte di un articolo scientifico pubblicato nel 2013 da Giuseppe Romagnoli e Francesca Occhiogrosso dell’università degli studi della Tuscia. L’articolo descrive le “Indagini archeologiche nella chiesa di San Giovanni in Zoccoli a Viterbo”.


Viterbo - L'abbandono di via Mazzini - La chiesa di San Giovanni in zoccoli

Viterbo – La chiesa di San Giovanni in zoccoli


“L’evidenza più antica – scrivono Romagnoli e Occhiogrosso – è costituita dal nucleo di sepolture rinvenute nel Sondaggio 2. La tipologia sepolcrale a fossa munita di un incasso variamente conformato in corrispondenza della testa (generalmente denominata ‘antropomorfa’ o ‘a logette’) è attestata in numerosi siti urbani e rurali dell’Alto Lazio, generalmente in associazione con edifici sacri. A Viterbo, il ritrovamento di San Giovanni in Zoccoli si aggiunge a quelli effettuati presso la Cattedrale nel corso di un intervento condotto nel 1998 e presso la stessa chiesa di San Giovanni nel 1995, nel corso di lavori di rifacimento della pavimentazione stradale della piazza. Nonostante il rilevante numero di attestazioni, l’inquadramento cronologico di questa particolare tipologia sepolcrale rimane problematico, sia per l’usuale assenza di oggetti di corredo, sia per la prevalenza dei ritrovamenti in contesti rupestri o rimaneggiati in età moderna. Rimane plausibile l’ipotesi di una diffusione piuttosto prolungata nel tempo, probabilmente dal VI-VII secolo fino al X-XI secolo. Dallo scavo condotto a San Giovanni non sono scaturiti elementi utili per circoscrivere la datazione. Le fosse, scavate nel banco roccioso, sono certamente antecedenti alle strutture della basilica eretta nella prima metà del XIII secolo: la copertura litica della fossa 38 è infatti obliterata dal muro di spina del colonnato, mentre i depositi che colmano la Tb 2 e sigillano la Tb 1 hanno restituito materiale databile tra il XIV e il XV secolo, tra cui alcuni frammenti di maiolica arcaica”.


Viterbo - La tomba di piazza Dante

Viterbo – La tomba di piazza Dante


“Il rinvenimento del cimitero conferma l’ipotesi dell’esistenza di un edificio ecclesiale antecedente l’impianto della chiesa romanica, precedentemente indiziata solo sulla base della documentazione scritta, e costituisce, insieme ai rinvenimenti presso la Cattedrale, una delle più antiche testimonianze archeologiche sul centro medievale di Viterbo. Non è possibile, sulla base dell’esigua porzione di stratificazione indagata in profondità, accertare l’articolazione planimetrica della prima chiesa né l’estensione del cimitero. Esso doveva svilupparsi certamente in direzione sud, fino allo spazio dell’attuale piazza Dante, come dimostrano i ritrovamenti del 1995 citati in precedenza. Quest’area, peraltro, era di pertinenza della chiesa di San Giovanni fino a tempi piuttosto recenti: vi insisteva infatti la canonica, demolita nel corso delle ristrutturazioni post-belliche. La Tb. 2 (come probabilmente le altre fosse non esplorate, tutte prive della lastra di copertura) venne violata già in età medievale, in occasione di un intervento, forse relativo ad un rifacimento della pavimentazione, da collocare, sulla base del materiale ceramico recuperato in 28, nel corso del XIV o del XV secolo”.

“La destinazione funeraria degli spazi sottostanti le pavimentazioni della chiesa in età post-medievale è testimoniata sia dalla camera-ossario individuata nel Sondaggio 1, sia dall’inumazione in fossa semplice e dalle due fosse per deposizioni secondarie, che ha restituito alcuni frammenti di maioliche policrome (XVI-XVII secolo)”.


Viterbo - Piazza Dante

Viterbo – Piazza Dante


“I più recenti episodi stratigrafici – concludono Romagnoli e Occhiogrosso – sono relativi ai molteplici rifacimenti della pavimentazione e del sottostante vespaio, legati soprattutto ai problemi di umidità della chiesa, di cui si ha testimonianza anche nelle Visite Pastorali. I lacerti di ammattonato riconosciuti lungo il lato ovest della base dell’ultima colonna di destra, ad una quota leggermente inferiori rispetto alle basi, sono attribuibili ad un periodo antecedente i restauri del 1876-1880, quando la quota delle pavimentazioni venne portata al di sopra delle basi del colonnato. Nel corso dell’intervento venne obliterata la camera-ossario, sigillata dal livello di terra e calce, in cui si deve riconoscere molto probabilmente il piano del cantiere tardo ottocentesco. L’ammattonato realizzato in quell’occasione fu rimosso forse in occasione dei restauri del 1947, se non precedentemente”.

Daniele Camilli


Fotogallery: La tomba medievale di piazza Dante


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