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Berlusconi: “Quando governeremo noi le assoluzioni non saranno più appellabili”

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Politica – In caso di vittoria del centrodestra, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi promette “che le sentenze di assoluzione, di primo o di secondo grado, non saranno appellabili”. Ma su questo punto frena Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione nazionale magistrati: “La questione era stata affrontata dal legislatore nel 2006 con la legge Pecorella e la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima quella legge”.


Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi


A innescare il dibattito sulla giustizia e sull’ipotetica inappellabilità delle sentenze di assoluzione è stato Silvio Berlusoni con un post su Facebook. Dall’inizio della campagna elettorale per le elezioni del 25 settembre, l’ex presidente del consiglio posta infatti quotidianamente sui social “la pillola al giorno che leva il medico di torno”. La pillola di oggi è su un tema storico di Berlusconi e delle sue campagne elettorali: la giustizia.

“In Italia, ogni anno migliaia di persone vengono arrestate e processate pur essendo innocenti – scrive il numero uno di Forza Italia -. Il processo è già una pena, che colpisce l’imputato, ma anche la sua famiglia, i suoi amici, il suo lavoro. Per questo non deve trascinarsi all’infinito, in appelli e controappelli”.

“Quando governeremo noi, le sentenze di assoluzione, di primo o di secondo grado, non saranno appellabili – ha concluso il Cavaliere -. Un cittadino, una volta riconosciuto innocente, ha diritto di non essere perseguitato per sempre. Anche perché perseguitare gli innocenti significa lasciare i veri colpevoli in libertà”.

Poco dopo è però arrivata la replica del presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Giuseppe Santalucia: “La questione era stata affrontata dal legislatore nel 2006 con la legge Pecorella e la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima quella legge. Ci sono principi costituzionali che devono essere necessariamente rispettati. Il tema può essere discusso ma non rappresento nei termini che ho letto, ossia che migliaia di persone siano ingiustamente sotto processo. Questo non rende giustizia al difficile lavoro dei tribunali e del corti nell’accertamento della verità dei fatti”.


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