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Bimbo morto in mare, difeso da un viterbese il bagnino indagato

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Civitavecchia - Carabinieri sul litorale

Civitavecchia – Carabinieri sul litorale


Civitavecchia – (sil.co.) – Bimbo di due anni e mezzo annegato lo scorso 5 luglio a Santa Severa, il bagnino dello stabilimento dove è avvenuta la tragedia è difeso dall’avvocato viterbese Marco Valerio Mazzatosta e dalla collega Alessia Colonna del foro di Roma. 

Il bagnino, L.C., è indagato per omicidio colposo. E’ invece indagata per abbandono di minore aggravato dalla morte la babysitter, 51enne di Alatri, C.E., cui il piccolo era stato affidato assieme alla sorellina di 4 anni.

La donna, il cui cellulare è stato posto sotto sequestro, è difesa dall’avvocato Angelo Testa, anche lui di Alatri. I genitori del piccolo Francesco Magnani, una coppia di farmacisti originari della provincia di Frosinone, entrambi impiegati a Roma, si sono rivolti all’avvocato romano Emanuele Boccongelli. 


Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta – Assiste il bagnino dello stabilimento


Due mesi per i risultati dell’autopsia

La tragedia è avvenuta la mattina di martedì 5 luglio sull’arenile di Santa Severa, mentre l’8 luglio è stata eseguita l’autopsia, affidata dalla pm Marina Mannu della procura della repubblica di Civitavecchia al dottor Federico Manetti dell’istituto di medicina legale del Verano,  che si è preso i canonici 60 giorni per il deposito dei risultati.

“Bisognerà quindi aspettare almeno settembre per la relazione del medico legale, che dovrà stabilire per prima cosa la causa della morte, se questa sia avvenuta per annegamento o se eventuali altre patologie possano aver concorso nell’evento”, spiega l’avvocato Mazzatosta.

Prima dell’autopsia sono stati richiesti altri accertamenti di natura medica, come tac e radiografie.Nel frattempo i carabinieri di Civitavecchia hanno ascoltato nell’immediatezza ben 16 persone.


Soccorso anche da un medico tra i bagnanti

Secondo una prima ricostruzione, erano circa le 14,30 quando la babysitter, non vedendo il bambino, ha iniziato a gridare e a chiamarlo. Sarebbe stato il titolare dello stabilimento balneare a riportare a riva il corpicino del piccino,  Una volta tirato fuori dall’acqua sono scattate tutte le manovre di soccorso con l’intervento della croce rossa, di un medico che era in spiaggia, del 118 e anche di un’eliambulanza. Si è tentato di rianimare il bimbo per oltre mezzora, poi è stato portato all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Ma per il piccolo ogni tentativo di strapparlo alla morte è risultato vano. 


Da solo verso il mare col secchiello

Il piccino, che avrebbe compiuto tre anni a novembre, si sarebbe incamminato da solo verso il mare con il secchiello eludendo la sorveglianza della tata, entrando in acqua, dove è stato ritrovato privo di sensi in un tratto di mare dove è molto bassa, i parla di una quarantina di centimetri, a una distanza di un paio di metri dalla battigia. Sembra che poco prima la babysitter e i bambini avessero preso un granchietto e l’avessero messo nel secchiello, inviando una foto ai genitori. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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