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Bramucci ucciso con un revolver, nessuna traccia di cellulari sospetti

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Soriano nel Cimino – Nessuna cella che abbia agganciato un cellulare sospetto. Nessuna informazione dai tabulati telefonici della vittima. E’ quanto sarebbe emerso dalle indagini finora svolte in merito all’uccisione di Salvatore Bramucci, assassinato in un agguato domenica scorsa a colpi d’arma da fuoco e a pochi metri da casa sua. In contrada Madonna di Loreto, Basso Campana, Soriano nel Cimino.

Il tutto con modalità che, ormai da più parti, vengono definite “mafiose”, e quindi, con un presunto mandante “mafioso” alle spalle, cioè un’organizzazione criminale. Un sentiero battuto anche dalle forze dell’ordine, cosa confermata pure dal sindaco della città cimina Roberto Camilli, che starebbero passando al vaglio le cento telecamere del comune sparse su tutto il territorio, analizzando i sette giorni precedenti l’agguato a Bramucci. Per capire innanzitutto come sia entrato e poi uscito il killer. Ma per farlo bisogna prima capire come ha agito e con quale mezzo lo ha fatto. Al momento però non risulterebbe ancora nulla, come se il killer avesse agito senza cellulare o con altre apparecchiature che le celle lungo le strade non rilevano. Così come i tabulati di Bramucci non rivelano nessuna telefonata e nessun contatto di rilievo per le indagini. Nella settimana appena trascorsa, poi, l’autopsia, che ha evidenziato i colpi sparati a bruciapelo, e i funerali di Bramucci nella chiesa del cimitero di Soriano.


Soriano nel Cimino - Contrada Madonna di Loreto - La strada lungo la quale è stato ucciso Salvatore Bramucci

Soriano nel Cimino – Contrada Madonna di Loreto – La strada lungo la quale è stato ucciso Salvatore Bramucci


Buio anche sull’arma del delitto e sul movente. Ciò che è chiaro è che alle 8 di mattina di domenica scorsa Salvatore Bramucci, uscito alla solita per buttare alcuni rifiuti, è stato assassinato con diversi colpi di arma da fuoco sparati sul parabrezza dell’auto e poi a bruciapelo sul volto della vittima. Alcuni fanno però notare che l’arma utilizzata potrebbe essere una pistola a tamburo, un revolver, che infatti non lascia cadere il bossolo a terra come fanno invece le pistole automatiche. Tuttavia anche i revolver lasciano il segno, cioè la palla che parte dalla pistola e colpisce un oggetto o una persona. Anche da questa si può risalire alla pistola usata. A meno che non si perda uscendo dal corpo della vittima oppure deformi colpendo un osso o impattando prima su qualcos’altro. Ad esempio un vetro. C’è poi un altro modo per non far ritrovare i bossoli, e in tal caso riguarda le automatiche. Sparare con una pistola avvolta dentro un sacchetto di plastica.


Salvatore Bramucci

Salvatore Bramucci


Un altro paio di cose che secondo alcuni andrebbero notate. Innanzitutto i colpi in faccia, volti non solo a uccidere ma anche a “sfregiare” il volto rendendolo irriconoscibile ai familiari stessi. Una modalità riconducibile anch’essa alle organizzazioni criminali. Infine, seconda cosa, se l’omicidio dovesse essere stato ordinato da un’organizzazione criminale, allora potrebbero esserci anche delle complicità, quantomeno logistiche, sul territorio della Tuscia che potrebbero aver analizzato il territorio, studiato i movimenti di Bramucci e messo a disposizione posti, armi e mezzi per compire l’agguato mortale. In tal caso il killer, e i suoi possibili complici, potrebbero essere arrivati sul territorio diverso tempo fa e potrebbero uscirne in tempi non sospetti. Per andare dove? Magari restare nella Tuscia.


Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino


“Nel territorio della Tuscia – sta scritto nella relazione semestrale al Parlamento (gennaio-giugno 2021) della Direzione investigativa antimafia (Dia) – caratterizzato dalla presenza di gruppi criminali autoctoni attivi nel narcotraffico, nell’usura e nei reati contro il patrimonio, sono emerse negli ultimi anni talune proiezioni mafiose per lo più riconducibili a sodalizi di matrice calabrese anche in collaborazione con albanesi e consorterie campane, prevalentemente dediti al narcotraffico. La continua ricerca di nuovi spazi da parte dei sodalizi criminali non solo per attività illecite ma anche per iniziative imprenditoriali all’apparenza legali, non ha infatti risparmiato neanche questa provincia. Si ricorda inoltre la presenza della Casa circondariale di Viterbo ove sono reclusi detenuti sottoposti a regime differenziato, i cui familiari tendono a risiedere il più vicino possibile con gravi rischi di in infiltrazione del territorio”.


L'abitazione di Salvatore Bramucci

L’abitazione di Salvatore Bramucci


“A conferma dell’elevato livello di radicamento nel tessuto imprenditoriale – prosegue la Dia – nel semestre sono stati adottati alcuni provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di ditte operanti prevalentemente nella gestione di società cooperative agricole, del ciclo dei rifiuti, degli autotrasporti, delle costruzioni edili, della gestione di strutture alberghiere e di ristorazione ed altro. Se alcune recenti evidenze investigative testimoniano la presenza nelle province di Roma e Latina di sodalizi criminali autoctoni e ben strutturati, nonché di proiezioni di organizzazioni calabresi, campane e siciliane, nella provincia di Frosinone appare prevalente la presenza di gruppi di origine camorristica. Per ciò che riguarda la provincia di Viterbo si è di recente rilevata l’operatività oltre che di pregiudicati campani e calabresi di sodalizi di tipo mafioso a composizione italo-albanese collegati con esponenti della ‘ndrangheta lametina”.


Soriano nel Cimino - Contrada Madonna di Loreto

Soriano nel Cimino – Contrada Madonna di Loreto-Basso della Campana


Inoltre, sempre nel rapporto della Dia, ma in quello precedente (luglio-dicembre 2020), la Direzione evidenziava al Parlamento come “la provincia di Viterbo non è più immune dall’infiltrazione della criminalità organizzata che è alla continua ricerca di nuovi spazi non solo per le tipiche attività criminali ma anche per iniziative imprenditoriali apparentemente legali”. 

“Il territorio della Tuscia – conclude la Dia a proposito della Tuscia – è contrassegnato dall’operatività di gruppi criminali autoctoni attivi nel narcotraffico, nell’usura e nei reati contro il patrimonio in genere. L’area ha evidenziato negli ultimi anni significative presenze mafiose soprattutto calabresi (in connessione anche con albanesi) e campane dedite prevalentemente a traffici di stupefacenti”.

Daniele Camilli


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