Violenza sulle donne
Viterbo – Buttafuori accusato dello stupro di una minorenne, per il perito del tribunale è seminfermo di mente, mentre per i medici di Asl e Rems è un manipolatore ma non un “matto” quindi non può essere internato.
Il collegio, riunito in pieno agosto in seduta straordinaria, a fronte della richiesta di liberazione, al termine di un’udienza fiume, ha deciso che, in attesa di chiarire il suo stato, l’imputato debba restare ricoverato in una struttura per pazienti psichiatrici. Tanto più che, strada facendo, risulterebbe essere stata invece pienamente accertata la sua pericolosità sociale.
Un fulmine a ciel sereno per il tribunale di Viterbo che a fine luglio, alla vigilia della pausa estiva, si è ritrovato con la patata bollente della nota dei dottori Giuseppe Nicolò e Giovanna Paoletti. I due medici sono stati quindi convocati ieri, 2 agosto, d’urgenza, davanti al collegio, riunito apposta ed eccezionalmente in seduta straordinaria dal presidente Eugenio Turco per decidere il da farsi.
E’ l’ultimo capitolo dell’intrigata vicenda giudiziaria del buttafuori ventenne originario di Pomezia, “dottor Jekyll e mister Hyde”, arrestato durante il lockdown della primavera 2020 per lo stupro di una ragazzina minorenne conosciuta in discoteca. Ieri era in tribunale, come al solito in gran forma e al top dell’eleganza, di fronte alla madre della diciassettenne, anche lei presente in aula, che non si dà pace per avere creduto a lui che si spacciava per il fidanzato ideale mentre avrebbe torturato sua figlia.
A dicembre 2019, quando è stato fermato una prima volta per avere picchiato il padre della parte offesa, avrebbe simulato una crisi epilettica in caserma, davanti ai carabinieri, per seguire la vittima al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle. Adesso metterebbe in atto gesti di autolesionismo, studiati a tavolino, per farsi portare al pronto soccorso e uscire da comunità terapeutiche e Rems. Una delle volte che è finito al pronto soccorso, avrebbe convinto una troupe televisiva ad andare a riprenderlo, dicendo di essere un attore famoso.
Per i medici della Asl Roma 5 e la direttrice della Rems di Subiaco in cui è attualmente ospitato è un “manipolatore”, ma non è malato di mente, per cui se ne deve andare.
Oltre che di violenza sessuale, l’imputato – difeso dall’avvocato Luigi Mancini, pubblico ministero Chiara Capezzuto, parti civili i genitori della vittima – deve rispondere anche di sequestro di persona, rapina e lesioni, con l’aggravante della crudeltà.
Il giudice Eugenio Turco
Per i medici Paoletti e Nicolò, l’imputato è “lucido e consapevole delle sue azioni”, ad esempio quando pone in essere i gesti di autolesionismo per andare al pronto soccorso e uscire quindi dalla Rems, anche per venti giorni consecutivi.
Ciononostante il collegio ha detto no alla liberazione dell’internato, alla luce della seminfermità di mente accertata dal proprio consulente, disponendo una perizia psichiatrica collegiale alla luce del giudizio espresso dai medici capitolini.
Per prima è stata sentita la psichiatra Tiziana Amici che ha visitato per ultima l’imputato e lo scorso 29 giugno, prendendo atto della seminfernità mentale già dichiarata dal medico legale Alessandro Pinnavaia, lo ha definito “socialmente pericoloso” ma anche “in grado di stare a giudizio”, ovvero imputabile, dicendo che il processo (nel frattempo sospeso) poteva andare avanti.
Con il riconoscimento del vizio parziale di mente, in caso di condanna, l’imputato potrebbe usufruire di uno sconto della pena. Si capisce l’importanza del punto.
Per questo ieri il collegio, alla luce di quanto riferito dalla direttrice della Rems “Castore” e dal direttore del dipartimento mentale della Asl Roma 5, ha disposto, su richiesta di parte civile e pubblico ministero, una perizia psichiatrica collegiale (cui si è opposta la difesa), per stabilire la capacità di intendere e di volere al momento dei fatti, che sarà affidata il 9 agosto a due psichiatri, Tiziana Amici e un collega.
Una corsa contro il tempo l’affidamento dell’incarico prima di ferragosto, considerato che c’è un ventenne in attesa di giudizio ristretto in una Rems e che la prossima udienza è fissata per il 20 settembre.
La pm Chiara Capezzuto
Dopo un anno e mezzo, il ventenne è uscito dal carcere nell’estate 2021 in seguito a una relazione della psichiatra di Mammagialla in cui le sue condizioni mentali venivano giudicate incompatibili con la vita dietro le sbarre. Poi c’è stato un tentativo di ricovero presso Villa Costanza di Rocca Priora, una struttura psichiatrica riabilitativa risultata non idonea, dove avrebbe tentato più volte il suicidio.
E’ stato quindi disposto dal tribunale il ricovero in Rems e contemporaneamente sospeso il processo per sei mesi, fino a giugno, quando è ripreso in seguito alla perizia della psichiatra Tiziana Amici.
A fine luglio il nuovo colpo di scena, con la richiesta di liberazione dell’internato da parte della dirigente della Rems, dove comunque l’imputato per ora resterà, su decisione del collegio, fino a quando non sarà chiarito in via definitiva se capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
“L’accesso in Rems deve essere riservato a incapaci o seminfermi, non è sufficiente soffrire di un disturbo mentale, di un disturbo della personalità o di depressione, ci deve essere un nesso causale con il reato”, ha sottolineato il dottor Nicolò, chiedendo la liberazione dell’internato.
“L’imputato – ha sottolineato – osservato sia nel reparto di psichiatria che in Rems, dimostra una grande capacità manipolativa, ma non è affetto da un disturbo psichiatrico maggiore”.
E ancora: “E’ strategicamente orientato. Usa i comportamenti autolesionistici in maniera premeditata, per costringere gli altri a fare quello che lui vuole, nella fattispecie farsi portare ai pronto soccorso, uscire dalla Rems”.
“Ha versatilità criminale e una grandissima capacità strategica, ha commesso i crimini più diversi, tutti reati a caratteristica predatori, a fini di lucro, manipolativi. Il che non è compatibile con una diagnosi di malattia psichiatrica né suscettibile di trattamenti sanitari”, ha proseguito.
“Non può stare in Rems, dove abbiamo 500 persone in lista d’attesa. I posti devono andare a chi ha una vera malattia e un vero disturbo mentale, ai soggetti deboli bisgnosi di un percorso fattibile solo in Rems”, ha concluso.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


