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“Dal 2019 ad oggi 115 suicidi tra forze armate e carabinieri”

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Militari

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Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Un altro tema spinoso da affrontare sono sicuramente gli eventi suicidiari; eventi che purtroppo negli ultimi anni sono cresciuti notevolmente nel mondo militare.

Spesso, il disagio psicologico che porta a eventi così estremi, viene giustificato unicamente da motivi legati “alla vita privata” e quindi totalmente estranei alla vita lavorativa, dando giustificazioni effimere per quanto riguarda la coscienza personale e professionale, scaricando così pesantemente, le responsabilità unicamente sulla vita privata emotiva delle vittime e delle conseguenze pesanti e inaspettate.

È risaputo, l’ambiente militare è un ambiente ad alta connotazione di stress e per quanto spesso le motivazioni finali siano attribuibili alla vita privata, riteniamo indispensabile fare un’analisi più accurata delle motivazioni, valutando la possibilità che anche il lavoro caratterizzato da forti stress emotivi, nel nostro caso, possa essere una “concausa”.

Il problema è che le forze armate, sono cambiate ma non sempre chi ne fa parte tiene il passo.

Necessariamente, chi gestisce uomini, nel nostro caso chi li comanda, riteniamo debba avere necessariamente almeno un minimo di preparazione di base per poter gestire questo tipo di problematiche, per poter consigliare e sostenere di conseguenza persone in difficoltà e riconoscere “i sintomi” anche quando non esplicitamente emersi.

Purtroppo invece, spesso la vittima percepisce di trovarsi di fronte ad un muro, non riesce a trovare credibilità nel sistema e spesso non si fida di chi lo gestisce e del proprio datore di lavoro.

Siamo così spesso abituati a vedere il militare come “un superuomo”, che spesso ci dimentichiamo che dietro quel militare, anche se preparato alle situazioni più dure, c’è comunque un essere umano con le sue debolezze e insicurezze.

Dobbiamo considerare inoltre che l’adozione di sportelli interni all’amministrazione difesa ha principalmente due fattori di rischio. Il primo risiede nella mancata fiducia da parte del personale che dovrebbe usufruirne proprio perché visto come strumento di controllo all’interno dell’amministrazione, l’altro risiede nella paura del personale di essere allontanato dal posto di lavoro a causa delle restringenti disposizioni interne, mandato in convalescenza e congedato, perdendo il posto di lavoro.

Quindi la domanda è: che senso ha mettere a disposizione uno sportello psicologico interno all’amministrazione, che potrebbe compromettere lo stato di servizio di una persona che ha servito la propria patria in maniera egregia? E quali sono le conseguenze di questo? La prima risposta è nessun senso.

Riteniamo infatti necessario istituire e mettere a disposizione di tutti i militari sportelli di ascolto esterni, composti da professionisti abilitati a trattare con personale di forza armata imparziali e distaccati e comunque coperti da segreto professionale.

Riteniamo infine che il collega, la persona che sta emotivamente male, tenderà a non farlo mai vedere, in ambito militare, uno stato di debolezza non è concesso. Ha sicuramente bisogno di aiuto, ma ha anche molta paura di chiederlo, soprattutto per via delle conseguenze.

Quindi tenderà ad isolarsi, evitando di parlare, tenendo tutto dentro, un macigno che dentro lo divora fino a portarlo alla disperazione del gesto folle. Nel 2019 nelle forze armate e carabinieri ci sono stati 25 casi di suicidi dichiarati; nel 2020 sono stati contati 20; nel 2021 25 e infine nel 2022 dai mesi che vanno da gennaio ad agosto ne sono stati già contati circa 45. 3 nell’ultima settimana. Quanti ne conteremo a dicembre?

Questa organizzazione sindacale ritiene quindi necessario, nel concordare con l’istituzione di una commissione d’inchiesta che valuti attentamente le cause e trovi la miglior soluzione, valutare: la convocazione delle sigle sindacali militari per un confronto aperto sul tema; di istituire una formazione di base per i datori di lavoro per riconoscere ed affrontare le dinamiche prima che scaturiscano nel gesto estremo; la creazione di uno sportello psicologico esterno all’ambiente lavorativo, con personale qualificato, per evitare compromissioni e superare lo scoglio della fiducia.

Sara Ronconi
Segretario Lazio del Siamo Esercito 

Capo dipartimento molestie e discriminazioni
Siamo Esercito


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