Viterbo – “Ancora nessun caso di peste suina nella Tuscia, no a psicosi”. E’ l’invito fatto dal presidente di Coldiretti, Mauro Pacifici in merito al ritrovamento di carcasse di cinghiali e all’aumento degli avvistamenti in città.
Il presidente della Coldiretti Mauro Pacifici
Anche perché, sottolinea, la Psa non dà disturbi di salute all’essere umano e non ci sono problemi per il consumo di carne. Ma per analizzare a fondo il problema è necessario partire dall’inizio, perché l’emergenza dei cinghiali esiste da tempo e sta peggiorando.
“Quella dei cinghiali – spiega Pacifici – è ormai un’emergenza da anni e non dipende certamente dal ritrovamento di molte carcasse. Ma dal fatto che il numero dei cinghiali non è quello consono all’ambiente. Più volte, come Coldiretti, abbiamo manifestato e detto che una corretta gestione dell’ambiente passa da un equilibrio dello stesso. I problemi dei cinghiali prima venivano relegati solo all’ambito agricolo e naturalistico in merito, ad esempio, alla convivenza con altri animali come fagiani, lepri e tutte quelle specie che nidificano a terra e che ora sono scomparse perché vengono costantemente depredate dai cinghiali. Ma anche i cittadini sono esasperati, leggiamo notizie ogni giorno. Visto il numero elevato, i cinghiali si stanno spostando dalle campagne alla città, fanno razzia di cassonetti, giardini e a volte si avvicinano anche a delle persone che vanno a fare la spesa depredandole delle buste”.
Viterbo – Via Genova – Cinghiali
La situazione, viste anche le tante segnalazioni da parte dei cittadini che arrivano giornalmente a Tusciaweb, sta diventando sempre più seria e di difficile gestione. “Il numero cresce – avverte Pacifici – e si minano, non solo le aziende agricole, ma anche la sicurezza del cittadino. Poi, girando di notte, è più difficile individuarli e sono cause di incidenti con relativo grande rischio per la sicurezza perché uno scontro con un animale che pesa 120/150 chili non lo auguro a nessuno. Poi, dopo, vanno a morire lungo i bordi delle strade”.
La peste suina sta contribuendo a decimare interi allevamenti portando dei grossi problemi agli allevatori. “La peste suina africana noi non la chiamiamo così, ma la chiamiamo peste dei cinghiali perché non ce l’hanno i suini all’interno dei loro allevamenti stracontrollati dal punto di vista sanitario, dalle asl e da tutti gli enti preposti fino ad arrivare al primo custode che è l’allevatore. Stiamo rischiando di abbattere stalle ben tenute e controllate di animali sani a causa dei cinghiali infetti. Per eliminare ciò dobbiamo intervenire il prima possibile partendo dalle legge 157 che ridiscute e ricontrolla tutto il piano della caccia. A Viterbo, come Coldiretti, abbiamo promosso un incontro con il mondo agricolo e il mondo venatorio proprio per capire gli interventi che possono essere fatti insieme. Anche attraverso il supporto della politica che deve aiutarci ad avere delle norme per operare al meglio e riequilibrare questo sistema scomposto”.
Cinghiali
A Viterbo, comunque, la situazione al momento sembra essere sotto controllo, nessun caso sarebbe stato rilevato finora. “Ancora non ci sono stati casi di peste a Viterbo – spiega il presidente di Coldiretti -. Molti ci dicono che hanno paura perché vedono queste carcasse irrigidite per strada, ma ciò non denota la morte esclusivamente per malattia. Ovviamente ci sono le temperature molto alte e, se un animale viene colpito da una macchina e rimane al sole per diverse ore, è normale che si gonfi. Non si può dare per scontato che non possano esserci fuoriuscite dalla zona rossa, ma questo dobbiamo evitarlo per la tranquillità sanitaria degli allevamenti”.
Su un altro punto importante si sofferma Mauro Pacifici: la peste suina non è un problema per l’uomo. “Voglio ricordare che la peste suina non influisce minimamente sulla salute dell’essere umano – sottolinea -, va ribadito, e per paura magari si rinuncia al consumo della carne suina, portando problemi economici alle aziende che si occupano di questa attività. Non c’entra nulla, non dà problematiche alla salute dell’uomo. Così si mette in crisi un’azienda o un allevatore che ha scelto la strada del benessere animale per la produzione di qualità. Cerchiamo di non penalizzare ulteriormente il settore agricolo già gravato dai danni da cinghiali, non facciamo altri danni indiretti con una psicosi. Non ce n’è motivo. Certo è che il problema dei cinghiali non aiuta la crisi post pandemica e in piena guerra ucraina”.
Viterbo – Cinghiali in via Alcide De Gasperi
Infine un appello ai cittadini sul giusto comportamento da tenere alla vista di un cinghiale o della carcassa di un cinghiale. “Prima regola: non dare da mangiare ai cinghiali. Perché magari, con i bambini, sul momento sembra una cosa carina dare da mangiare a un animale poco conosciuto. E a vederlo così ‘domestico’ viene d’istinto accudirlo in maniera momentanea con qualche piccolo pasto. Questa cosa è molto negativa perché non facciamo altro che attrarre altri cinghiali al di fuori del loro habitat naturale. Cerchiamo, inoltre, di mantenere i cestini dell’immondizia riposti nelle loro sedi e non lasciare buste all’esterno in modo che non possano andare a strapparle e poi portare in giro i rifiuti. Nel limite del possibile evitare contatti, non richiamare la loro attenzione ma scacciarli affinché possano avere l’istinto di ritornare nel loro habitat naturale che è il bosco”.
Viterbo – Cinghiale morto sul semianello
Quando si trova una carcassa va avvisata immediatamente la Asl. “Di fronte alla carcasse la Asl interviene sempre. Fortunatamente abbiamo una delle asl più competenti che ci sono nei vari territori. In qualsiasi momento la asl è intervenuta e interviene. L’azione avviene per mezzo della segnalazione. Quindi chi vede carcasse in giro deve fare una semplice telefonata. Come quando vediamo un incendio il senso civico ci suggerisce di chiamare i pompieri, così, quando vediamo un cinghiale morto, chiamiamo la asl che provvederà a rimuovere la carcassa secondo quelle che sono le norme vigenti”.
Elisa Cappelli




