Mosca – A Mosca è arrivato il giorno del funerale di Darya Dugina, la figlia dell’ideologo Aleksandr Dugin uccisa sabato sera in un attentato alla periferia della capitale russa. La macchina sulla quale la giornalista stava viaggiando è esplosa, non lasciandole scampo.
Darya Dugina
La cerimonia per le esequie di Darya Dugina, 30 anni, si sono svolte presso il centro televisivo di Ostankino e, stando a quanto si apprende, vi avrebbero partecipato centinaia di persone. Alcune delle quali avrebbero portato mazzi di fiori.
“È morta per il popolo, per la Russia”, ha commentato il padre Aleksandr Dugin, filosofo ultranazionalista che da molti è considerato come uno degli ispiratori delle politiche del presidente russo Vladimir Putin. E proprio il capo del Cremlino ieri ha firmato un decreto per l’assegnazione postuma dell’Ordine del Coraggio a Darya Dugina.
Mosca continua ad accusare Kiev per la morte della 30enne. Per l’Fsb, i servizi segreti russi che hanno dichiarato di aver risolto il caso in soli due giorni, l’attentato sarebbe stato organizzato dall’intelligence ucraina. E l’esecutrice materiale, sempre secondo Mosca, sarebbe stata una donna ucraina di 43 anni entrata in Russia a luglio insieme alla figlia 12enne e ormai fuggita in Estonia.
Accuse, queste, che continuano ad essere respinte. Kiev nega infatti ogni coinvolgimento nell’attentato, pone dei dubbi sulla ricostruzione della vicenda fatta dall’Fsb e punta direttamente il dito contro i servizi russi. Il segretario del consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina ha infatti affermato che l’uccisione di Darya Dugina è stata una “esecuzione perpetrata dai servizi segreti russi e l’Ucraina non ha nulla a che fare”. Secondo il funzionario, Darya Dugina non interessava a Kiev e di conseguenza non poteva essere un obiettivo dell’intelligence ucraina.
Anche l’Estonia rifiuta le accuse in merito alla fuga della presunta killer nel proprio territorio. Per il ministro degli esteri di Tallin, Urmas Reinsalu, quanto sostenuto dai servizi russi non è altro che “una provocazione”.
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