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Omicidio Bramucci, si cercano complicità e legami col territorio…

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Soriano nel Cimino – Omicidio Bramucci, gli inquirenti starebbero vagliando anche le possibili complicità sul territorio, cioè una rete che potrebbe aver dato supporto logistico all’agguato che una settimana fa ha ucciso Salvatore Bramucci, il 58enne nato a Civitavecchia, ma residente da anni a Soriano nel Cimino. Dove è stato assassinato in contrata Madonna di Loreto, Basso Campana. Freddato con diversi colpi di arma da fuoco, probabilmente un revolver, sparati sul parabrezza e poi dritti in volto. Una settimana fa, alle 8 di mattina e a una settantina di metri dalla casa della vittima. Un agguato portato a termine con “modalità” che in molti definiscono “mafiose”.

L’omicidio domenica mattina, 7 agosto. Sono le otto e Salvatore Bramucci esce di casa. Puntuale come al solito, così come puntuale era la sua chiamata ai carabinieri per segnalare che sarebbe uscito di casa oppure rientrando. Bramucci era infatti un pregiudicato agli arresti domiciliari che stava finendo di scontare la pena. Sulla vittima gravavano due condanne per usura con patteggiamento di a 3 anni e 4 mesi e successiva ammissione ai benefici dei domiciliari con facoltà di allontanarsi per 6 ore al giorno. 


Soriano nel Cimino - Contrada Madonna di Loreto - La strada lungo la quale è stato ucciso Salvatore Bramucci

Soriano nel Cimino – Contrada Madonna di Loreto – La strada lungo la quale è stato ucciso Salvatore Bramucci


Bramucci domenica mattina si allontana di casa alle 8, per portare fuori dei rifiuti. Il 58enne – qualche giorno fa i funerali nella chiesa del cimitero di Soriano – viveva in una casa in piena campagna, lungo una strada che termina con un vicolo cieco. Attorno, coltivazioni di nocciole, muriccioli e soprattutto una strada stretta e sterrata che finisce in una specie di imbuto. L’incrocio dove sarebbe stato ucciso Bramucci. Con una serie di colpi sparati sul parabrezza e poi dritti in faccia da uno o più killer. La vittima resterà in macchina per altre due ore. Ad accorgersene alcuni sportivi di passaggio. Pare attorno alle 10,30. Anche se poi potrebbero non esser detto che siano stati loro a chiamare le forze dell’ordine accorse sul posto subito dopo. Ma a quel punto il killer o i killer hanno già avuto tutto il tempo di scappare. Con un paio d’ore si arriva tranquillamente a Roma o vicino Firenze.

Fino a qui le cose più probabili. Quelle che, già di suo, fanno pensare ad un agguato pianificato da un’organizzazione criminale. Dopodiché, sul piano logistico, la zona presenta tutta una serie di vantaggi. Lontana dal centro abitato, isolata e difficile da raggiungere. Persino i motori di ricerca stentano a segnalarla. Una volta all’interno, poi, non ci sono punti di riferimento. La segnaletica è assente o sbiadita. Le strade sterrate, strette e circondate dalle coltivazioni. Una zona che bisogna conoscere per sapere dove abita qualcuno. Una contrada da cui però si può raggiungere con facilità Soriano oppure, meglio ancora, la vicina trasversale che porta a Civitavecchia da un lato e all’imbocco dell’autostrada di Orte dall’altro. Tempi di percorrenza, una quarantina di minuti per arrivare al porto e una decina per Orte.


Salvatore Bramucci

Salvatore Bramucci


Pare inoltre che nessun cellulare sospetto sia stato agganciato dalle celle attorno a Soriano, così come che non sia emerso nulla dai tabulati telefonici di Salvatore Bramucci. In sintesi, il killer non avrebbe avuto un cellulare con sé o avrebbe semplicemente fatto uso di altri dispositivi, mentre Bramucci non avrebbe temuto nulla per sé e la sua famiglia. Tant’è che non avrebbe nemmeno cambiato abitudini. In un posto, come Soriano, dove viveva ormai da anni. Perfettamente inserito.


Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino


Diverse sono invece le cose avvolte ancora in un cono d’ombra. L’arma del delitto. Si suppone un revolver. Il killer o i killer, perché potrebbero essere stati più di uno. Le modalità. Come si è fatto avanti il killer? Si è fatto trovare sulla strada? E’ sbucato fuori all’improvviso? Ha attirato la vittima con una scusa? Il punto però è che una persona d’esperienza come Bramucci difficilmente si sarebbe lasciato impressionare da una sola persona in mezzo a una strada immersa nel nulla, di domenica alle 8 di mattina. Con una certa probabilità avrebbe, forse, tentato di investire il killer. Anche se si fosse trovato a cavallo di una moto.

Bramucci si sarebbe invece lasciato impressionare, o avrebbe quantomeno capito che per lui era arrivata la fine, se in fondo alla strada che ha percorso avesse trovato il passo bloccato da un automobile con a bordo una persona, vedendosene poi sbucare fuori altre due. Con uno che gli si piazza di fronte e un altro che gli si avvicina al finestrino. Entrambi armati di pistola e con Bramucci chiuso in una macchina stretta in una strada chiusa da cumuli di terra e piantagioni di nocciole di lato. 

Non si capiscono poi le traiettorie, i bossoli non sarebbero stati ritrovati, e questo fa pensare a un revolver, e i colpi potrebbero essersi deformati. Un rebus che rischia di diventare un vero e proprio enigma a fronte di quello che potrebbe diventare il primo agguato mafioso e mortale nella storia della Tuscia. 


Soriano nel Cimino - Contrada Madonna di Loreto

Soriano nel Cimino – Contrada Madonna di Loreto


Resta poi da capire se il killer abbia usato o no un silenziatore per la pistola. Perché pare che attorno nessuno abbia sentito i colpi sparati addosso a Bramucci. E diversi colpi a ripetizione sparati in mezzo alla campagna si sentono e distintamente. A meno che, appunto, non si usi un silenziatore. Tant’è vero che tra l’uccisione e il ritrovamento del cadavere sarebbero passate più di due ore. Non solo, ma sarebbe interessante anche capire chi ha chiamato per primo le forze dell’ordine intervenute sul posto. Perché a seconda di chi li ha chiamate potrebbe variare anche il ragionamento sui tempi. Due ore e mezza tra la morte e la scoperta, attribuita, quest’ultima, a un gruppo di sportivi.

Dopodiché il possibile movente. Difficile da definire o più semplicemente da collocare. Bramucci era agli arresti domiciliari, quindi sotto stretta sorveglianza. E aveva ancora poco da scontare.


Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino


Infine, la logistica. Un agguato del genere, come è stato detto da più parti, non si improvvisa. Un agguato del genere si organizza nei minimi dettagli con pedinamenti, appostamenti, analisi del territorio e possibili scenari. Considerando anche il fatto che il killer si sarebbe trovato di fronte una persona che avrebbe potuto reagire alla sola vista. Considerando poi che dai tabulati e dalle celle non sarebbe venuto fuori nulla, in merito al giorno dell’uccisione e a quelli immediatamente precedenti, mentre le cento telecamere del comune di Soriano sarebbero ancora al vaglio degli inquirenti, qualcuno pensa che il killer potrebbe aver avuto sostegno logistico direttamente sul territorio. Magari una casa dove stare nell’attesa oppure i mezzi per recarsi sul posto e l’arma per sparare.

Una rete su cui accomodarsi e avere sostegno. E non a caso le organizzazioni criminali è proprio così che agiscono, soprattutto se devono uccidere fuori dal proprio territorio. In un territorio, poi, come quello della Tuscia, dove non si parla più di infiltrazioni ma ormai di vero e proprio consolidamento delle organizzazioni criminali. E a dirlo è la Direzione investigativa antimafia. Quindi, se sul territorio le organizzazioni criminali sono presenti, allora è presente anche una rete logistica criminale che potrebbe essere usata o messa a disposizione. Se poi è stata usata o messa a disposizione, dipende infine dal mandante. Nel primo caso è interno al territorio e usa ciò che ha costruito. Nel secondo viene invece da fuori, e su appoggia sulla rete dettata dagli altri. In entrambi i casi, però, non è solo. Dalla sua possibili reti di contatti e contiguità.

Daniele Camilli


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