Il segretario di stato Vaticano Pietro Parolin
Roma – “Non si può chiedere a chi è aggredito di rinunciare alle armi”.
Queste le parole del cardinale segretario di stato vaticano Pietro Parolin intervistato da Limes.
“Il disarmo è l’unica risposta adeguata e risolutiva a tali problematiche, come sostiene il magistero della Chiesa – ha chiarito Parolin -. Si tratta di un disarmo generale e sottoposto a controlli efficaci. In questo senso, non mi pare corretto chiedere all’aggredito di rinunciare alle armi e non chiederlo, prima ancora, a chi lo sta attaccando”.
“Quanto al ricorso alle armi, il catechismo della Chiesa cattolica prevede la legittima difesa – ha proseguito -. I popoli hanno il diritto di difendersi, se attaccati. Ma questa legittima difesa armata va esercitata all’interno di alcune condizioni che lo stesso catechismo enumera: che tutti gli altri mezzi per porre fine all’aggressione si siano dimostrati impraticabili o inefficaci; che vi siano fondate ragioni di successo; che l’uso delle armi non provochi mali e disordini più gravi di quelli da eliminare”.
“Ma questa legittima difesa armata – ha aggiunto – va esercitata all’interno di alcune condizioni che lo stesso catechismo enumera: che tutti gli altri mezzi per porre fine all’aggressione si siano dimostrati impraticabili o inefficaci; che vi siano fondate ragioni di successo; che l’uso delle armi non provochi mali e disordini più gravi di quelli da eliminare”.
“Papa Francesco – ha concluso il segretario di stato vaticano – ha condannato fin dal primo istante, con parole inequivocabili, l’aggressione russa dell’Ucraina, non ha mai messo sullo stesso piano aggressore e aggredito né è stato o apparso equidistante”.
