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“Omicidio Bramucci, di fronte a una cosa del genere si resta storditi…”

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Soriano nel Cimino – Una città stordita. “Di fronte a una cosa del genere – come ha detto Roberto Bottini – si resta storditi”. Un paese “tranquillo”, come abitanti lo definiscono. Abitanti che però l’altra domenica mattina hanno avuto un risveglio a colpi d’arma da fuoco. I colpi che, con “modalità mafiosa”, hanno ucciso un loro compaesano di 58 anni. Salvatore Bramucci di Soriano nel Cimino.


Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino


In piazza non se ne parla, non apertamente. E soprattutto, nessuno ha voluto lasciare le proprie generalità o lasciarsi fotografare. Detto ciò, basta tuttavia buttare l’argomento in mezzo ai tavoli dei bar o proporlo a signori e signore sedute sulle panchine o fuori dalla tabaccheria, attorno alla chiesa di San Nicola, che quanto successo pochi giorni fa nelle campagne di contrada Madonna di Loreto immediatamente d’attualità. Vivo e vegeto.

Cinque, o forse più, colpi d’arma da fuoco sparati contro il parabrezza dell’automobile di Bramucci e a bruciapelo contro lo stesso. Pare in pieno volto, rendendolo irriconoscibile. Un agguato che ha visto agire una, due o più persone che poi si sono dileguate. Persone che, prima di agire, avrebbero studiato il territorio. Un’operazione che sarebbe stata pianificata a tavolino. “Una modalità” che praticamente tutti quelli che si sentono definiscono “mafiosa”, ossia frutto di un’organizzazione criminale. E per la Tuscia sarebbe la prima volta, eccezion fatta per Attilio Manca la cui morte resta ancora avvolta da mille domande e dubbi. Ma anche in tal caso, il tutto sarebbe avvenuto all’interno di un appartamento e di notte. Domenica scorsa il killer ha sparato invece in pieno giorno e in pieno volto. Un’esecuzione vera e propria. Con “modalità”, appunto, che sembrano voler anche aggiungere un firma o mandare un messaggio. Il segno, comune sia, lo hanno lasciato. Tant’è vero che, dichiarazioni a parte, tutti hanno voluto restare nell’anonimato. Tutti tranne Roberto Bottini, che è di Roma e a Soriano ha una casa. 


Soriano nel Cimino - Roberto Bottini

Soriano nel Cimino – Roberto Bottini


“Sono di Roma – dice Bottini – qui ho soltanto casa. Quando ho letto la notizia la mattina sono rimasto scioccato. Di solito qui queste cose non succedono. E’ un paese tranquillo. Di fronte a una cosa del genere si resta storditi. Ma nessuno ha paura. Se uno si comporta bene, deve stare tranquillo”. 


Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino


A Soriano a mezzogiorno parte la sirena. Un po’ come la cannonata sul Gianicolo a Roma. Per segnare il trascorrere del tempo. “La prima sirena è alle 8 – racconta una signora seduta al bar -, la seconda a mezzogiorno e la terza alle 5 del pomeriggio. Quella di mezzogiorno è anticipata di qualche secondo per non sovrapporsi alle campane del duomo di San Nicola. Quando è scoppiata la guerra in Ucraina per un po’ la sirena è stata sospesa perché è molto simile a quella delle contraeree e alcune persone hanno temuto veramente che stessero per bombardare Soriano…”.

“A me hanno messo paura – confida poi un’altra signora, seduta questa volta su una panchina della piazza -. Sono arrivati anche a Soriano a fare queste cose. Il nostro è un paese tranquillo. Ancora si possono lasciare le chiavi attaccate alla macchina e fare la spesa. Finora non era mai successo nulla del genere. Una cosa del genere l’avevamo vista solo in televisione”.

“Un omicidio che ha sicuramente a che fare con la malavita – aggiunge un signore che le sta seduto accanto -. Bramucci frequentava Soriano. Prima abitava a Bassano in Teverina dove aveva una moglie, poi è venuto a Soriano dove ha avuto una nuova compagna con cui gestiva un’attività con i cani”.


Salvatore Bramucci

Salvatore Bramucci


A Soriano Bramucci, che stava finendo di scontare una pena, abitava da anni. “Almeno 7-8 – continua la stessa persona seduta sulla panchina -. Una volta mi pare avesse una macelleria. Con lui andavamo a pesca subacquea e parlavamo di polpi. Soltanto di quello”.

Molti però non vedevano Bramucci ormai da diverso tempo. “Anni – dice Antonio, che per anni ha lavorato con la polizia penitenziaria -. Lo incontravo spesso ai giardinetti. La dinamica con cui è stato ucciso sembrerebbe proprio una dinamica mafiosa. E lo dico anche per il mestiere che ho fatto. Un fatto isolato, la comunità è scossa. Molto scossa”. E le domande restano, mentre le indagini vanno avanti nel massimo riserbo. L’altroieri, invece, la sepoltura di Bramucci dopo una messa nella chiesa del cimitero di Soriano. Con l’autopsia che avrebbe evidenziato la presenza di colpi a bruciapelo. Restano quindi le domande. Di che cosa si sia veramente trattato, innanzitutto. Perché di fatto non c’è nulla di ufficiale, cioè non c’è nessuna comunicazione ufficiale da parte delle istituzioni. Dopodiché come il killer, o i killer, cioè un commando, sarebbe arrivato sul territorio. E soprattutto da dove e quando è partito per andare ad uccidere Bramucci. Dalle stesse campagne dove abitava Bramucci? Da un paese attorno a Soriano? Lì vicino c’è la trasversale. Da Soriano stessa? Da dove hanno preso i mezzi, si parla di una moto, per raggiungere il luogo dell’agguato? Li hanno presi direttamente sul posto? In sintesi, le persone che hanno assassinato Bramucci con “modalità mafiose” si sono catapultate sul posto domenica mattina da chissà dove oppure hanno beneficiato di una rete di contatti e complicità presenti sul territorio che ne hanno coperto si l’ingresso che la fuga?


Soriano nel Cimino - Contrada Madonna di Loreto - La strada lungo la quale è stato ucciso Salvatore Bramucci

Soriano nel Cimino – Contrada Madonna di Loreto – La strada lungo la quale è stato ucciso Salvatore Bramucci


Soriano, come ha detto lo stesso sindaco Roberto Camilli, ha un centinaio di telecamere sparse su tutto il territorio. In passato la città dei Cimini è stata al centro di una vasta inchiesta a livello nazionale che ha riguardato alcune componenti del movimento anarchico. Un centinaio di telecamere cui è difficile sfuggire se si arriva o si esce da Soriano, soprattutto il giorno stesso. Altrimenti la logistica dei movimenti va ricostruita incrociando dati ed elementi che finora, “modalità a parte”, ancora non ci sono.


Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino


“E’ chiaramente un’esecuzione della malavita – ha detto infine una persona che non ha poi voluto aggiungere il proprio nome -. Ma la cosa non mi fa nessuna impressione. Non è un problema nostro, è un problema dei malavitosi. Noi andiamo a lavorare. Non creiamo problemi a nessuno. La revolverata volante semmai la puoi pigliare a Napoli. Non qui. Qui è la prima volta che succede. E poi… proprio a me deve prendere?”.

Daniele Camilli


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