Via della Pettinara – L’agguato ripreso dalle telecamere nel riquadro la vittima
Viterbo – Tentato omicidio via della Pettinara, definitiva la condanna a 8 anni e 8 mesi di Michele Montalbotti, 22 anni, in carcere da tre.
E’ uno dei due giovani viterbesi detenuti a Mammagialla per la feroce aggressione, la sera del 13 ottobre 2019, di Giovanni Maria Farina, il 59enne di Allerona ridotto in fin di vita a forza di calci e pugni nella centralissima traversa di piazza della Rocca per rapinargli il portafoglio.
La corte di cassazione ha rigettato il ricorso di Montalbotti, condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione in primo grado dal gip Rita Cialoni del tribunale di Viterbo l’11 settembre 2020. Condanna poi confermata il 18 giugno 2021 in secondo grado dalla corte d’appello di Roma. Sia per Montalbotti che per il coimputato Roberto Vestri, di 26 anni.
Vestri e Montalbotti, incastrati dai filmati della videosorveglianza di un negozio, furono arrestati il 18 ottobre 2019 per tentato omicidio a scopo di rapina.
Era domenica sera. La vittima fu trovata a terra verso le otto in stato di incoscienza e con una brutta ferita alla testa nella via tra piazza della Rocca e piazza San Faustino.
Al pronto soccorso Farina è giunto in codice rosso e con un’emorragia cerebrale per la quale è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico d’urgenza. Avrebbe dato per la prima volta segni di coscienza a distanza di tre mesi quando è stato dimesso dall’ospedale ed è entrato in un centro di riabilitazione dove è rimasto mesi.
Il video, acquisito dai poliziotti della squadra mobile, avrebbe immortalato Montalbotti distrarre Farina, mentre Vestri lo avrebbe colpito da dietro atterrandolo. Vestri gli avrebbe sferrato un pugno a tradimento in testa, facendolo precipitare rovinosamente a terra privo di sensi. Montalbotti, a quel punto, avrebbe sferrato un calcio alla testa della vittima.
Pochi giorni prima di Natale di tre anni fa, Montalbotti ha scritto dal carcere, dove era recluso da due mesi, una lettera a Farina, inviata alla famiglia della vittima e finita agli atti del processo, in cui chiedeva scusa e perdono per quello che aveva fatto.
“Ho 19 anni e so di avere sbagliato – c’è scritto – purtroppo quella maledetta sera non ero in me e non ero nelle mie piene facoltà, anche perché altrimenti non avrei mai fatto quello che purtroppo è successo, ma che non doveva assolutamente accadere. Purtroppo tutto ciò è dipeso dal troppo uso che ho fatto quella sera di alcol e droga da me assunta. Ci tengo a dirle che tutto ciò non è una giustificazione, è solo per farle capire che non ero in me”.
I due ventenni sono stati condannati anche a una provvisionale di 70mila euro: 20mila euro alla madre e 50mila euro alla vittima, rappresentata al processo da un tutore a causa della sua invalidità.
Farina ha infatti subito lesioni permanenti, con compromissione neurologica nelle funzioni più essenziali, quali la coscienza, la motilità e il linguaggio.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
