Viterbo – “Saranno vent’anni che nessuno viene più a pulire le strade di Roccalvecce”. Corrado Frezza sta seduto nella piazza principale del paese, di fronte a palazzo Costaguti. Comune di Viterbo. Attorno alcuni amici. Alcuni seduti su sedie di plastica, altri in cima alle scale del piccolo bar della parrocchia dove si va, ci si serve e alla fine si lascia un’offerta. Davanti la scuola dedicata all’aviere fascista Mario Viola, scomparso nell’Atlantico il 2 febbraio del ’38.
Roccalvecce al centro della cronaca, in queste settimane. Soprattutto per la vicenda della frana in via delle province. Storia che va avanti da sei mesi, ma che nel frattempo ha spaccato in due il paese. In settimana la road map della sindaca Chiara Frontini venuta apposta a Roccalvecce per metterla nero su bianco davanti ai suoi abitanti.
Roccalvecce – Corrado Frezza
Roccalvecce con tanti altri problemi. Nonostante il borgo, il castello e una qualità della vita migliore rispetto a tanti altri posti. Tutt’intorno il panorama che va incontro al Tevere dove, anche qui, hanno iniziato a fare la loro comparsa le nocciole, pianta un tempo confinata sui Cimini.
“L’incuria è l’altra questione – precisa poi Frezza -, soprattutto la pulizia delle strade. Dal comune non vengono mai, eppure la Tari la paghiamo anche noi. Nessuno dice di venire tutti i giorni, ma almeno una volta a settimana sì”. Perché, ogni quanto vengono a pulire le strade? “Mai”. La risposta di Corrado Frezza. “Sono vent’anni – aggiunge – che non vengono a pulire le strade”. Come fate? “Lo facciamo noi. Lo fa chi ci abita. Come il taglio dell’erba. Se non lo facciamo noi, non lo fa nessuno”.
Una strada di Roccalvecce
La strada che parte da piazza Umberto I, dove si trova palazzo Costaguti, e poi gira intorno al paese è infatti piena di erbacce, e qua e là anche un po’ di monnezza. Tra questa, pure due materassi buttati dentro una cantina che sembra abbandonata. “Una via di passaggio – fa notare Frezza – in particolare modo per i turisti che vengono al castello e che poi passano per questa via. Una strada completamente invasa dall’erba, come altre”. Affacciandosi dal parapetto che delimita il borgo se ne vedono effettivamente altre ridotte veramente male.
Così come male si presenta la porta di ingresso al centro storico dove, come fanno notare diversi abitanti, c’è pure una spaccatura ben evidente sul lato sinistro. Così come, lì vicino, una signora alla finestra che parla di un’altra frattura, questa volta lungo il muro di cinta che dà sulla valle. Una voce che non si può comunque verificare perché la strada per arrivarci è invasa dall’erba, e d’estate non è poi così raccomandabile passarci in mezzo. Erba, fra l’altro, facile agli incendi, visto che buona parte d’essa s’è completamente seccata e lessata al sole.
Roccalvecce – Palazzo Costaguti
Altra ferita, il seggio elettorale. Un tempo nella scuola, in disuso ormai da anni in veste d’istituto, ora pure questo a Sant’Angelo dove da Roccalvecce sono andati a votare già per le elezioni comunali e dove forse dovranno ritornare il 25 settembre per le politiche.
Roccalvecce – Corrado Saleppichi
“La scuola non è più seggio elettorale perché pare che la struttura sia inagibile – spiega Corrado Saleppichi -. In questa scuola venivamo a votare e tutto era predisposto a dovere per garantire l’esercizio del diritto. Adesso dobbiamo andare a votare a Sant’Angelo. Lo abbiamo già fatto per le comunali. Soltanto che il seggio è in un vicoletto e gli anziani hanno grosse difficoltà a raggiungerlo. Non solo perché è complesso farlo, ma anche perché la prima e sola volta che ci siamo andati era pieno di macchine. E per un anziano passare è stato molto difficile. Abbiamo chiesto al comune di Viterbo di riaprire il seggio qui a Roccalvecce. Già a partire dalle prossime elezioni politiche del 25 settembre. E lo chiediamo anche perché la motivazione riguardante la possibile inagibilità dell’edificio ancora non l’abbiamo capita. Oltretutto dentro c’è pure un ambulatorio”.
La frana di Roccalvecce
Roccalvecce ha origini antichissime. Fu sicuramente un insediamento etrusco e successivamente un “castrum romano”, dopodiché proprietà di vari signori. Il castello Costaguti risale invece al XII secolo. Sei mesi fa la frana con il comune che ha delimitato l’area con transenne e barriere di cemento. Con macchine e altri mezzi non si passa. A piedi sì. Come ha fatto Armando Fiocca che viene a trovare la sorella con l’autobus. “Il pullman – commenta Fiocca, mentre scende lungo la strada con la spesa – si ferma sopra la frana. Prima arrivava invece fino in fondo alla discesa. Per andare a casa adesso dovrei fare tutto il giro del paese quando tirando dritto ci metto solo 5 minuti”.
La frana di Roccalvecce
“La frana – dice Frezza – ha tagliato in due Roccalvecce. Una volta per andare da mia madre facevo un chilometro. Adesso ne devo fare sei. Passando per Sant’Angelo dove, durante il periodo estivo, è pieno di turisti”. Sant’Angelo, il paese delle fiabe dove di volta in volta arrivano centinaia di turisti. “A Sant’Angelo – spiega Saleppichi – si incontrano le macchine dei turisti e spesso è difficile passare. Comunque sia devi andare a passo d’uomo”.
Roccalvecce – La zona sopra la frana
La sindaca Frontini in settimana ha presentato il piano dell’amministrazione per risolvere il problema della frana, escludendo il senso unico alternato come chiedevano gli abitanti di Roccalvecce, tirando però via le barriere di cemento per rendere il passaggio più agevole e garantire soprattutto quello dei mezzi di emergenza che, fino prima, anch’essi, avrebbero dovuto passare per Sant’Angelo. Dopodiché per portare via le macerie e vedere riaperta la strada bisognerà aspettare la fine di novembre. Lungo la strada, poco dopo il crollo, c’è anche qualcos’altro che non si vede bene, ma all’esterno è tutto fasciato a strisce bianche e rosse con la scritta “pericolo” in evidenza.
Roccalvecce – Armando Fiocca
“Per andare a lavorare – ribadisce Frezza – da Grotte Santo Stefano anziché dalla Teverina”. “E la strada che da Roccalvecce va a Grotte è di fatto l’unica strada disponibile – aggiunge Saleppichi – per rompere l’isolamento. Soltanto che è una strada dissestata”.
“La frana ha spezzato in due il paese – continua Corrado Saleppichi -. Chi abita sopra la frana è isolato. Per venire al paese prima doveva fare solo qualche centinaio di metri, al massimo un chilometro. Adesso deve passare da Sant’Angelo. E in tal caso i chilometri diventano sei”.
Infine Frezza. “Mia zia per andare al cimitero prima doveva fare mezzo chilometro. Ora ne deve fare sei. E pensare che vede la tomba del marito dalla finestra di casa sua”.
Daniele Camilli
Fotogallery: Roccalvecce – La frana







