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“A San Martino i bambini hanno ricominciato a vivere dimenticando per un po’ la guerra”

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Viterbo – Elisey ha 8 anni e viene da Kiev, la capitale di un paese distrutto dall’invasione russa. Sei mesi fa le prime bombe, i missili e i morti per strada oppure accatastati nelle fosse comuni. A faccia in giù, come l’Ucraina alle porte d’Europa. Elisey, arrivato a San Martino al Cimino, al Balletti Park Hotel che da marzo ospita più di cinquanta profughi ucraini, all’inizio erano 80; arrivato a San Martino al Cimino, Elisey ha indossato per mesi una maschera di carta. Per non vedere e non farsi vedere dagli altri. Perché aveva paura. Poi, sempre a San Martino, a un certo punto la maschera se l’è tolta, coinvolto anche dai giochi dei Clown di corsia. “Aveva ritrovato quella serenità – raccontano Svitlana Roik, Tatiana Fedorenko e Valeria Murynska – che gli ha permesso di affrontare la realtà, tramandavi le ragioni”.

“Qui a San Martino abbiamo ricominciato a vivere – ha aggiunto Valeria Murynska -. Qui i bambini hanno ritrovato la serenità, dimenticando per un po’ gli orrori della guerra”. Valeria Murynska ha 18 anni compiuti da poco. Li ha festeggiati qualche giorno fa qui al Balletti. Una festa a sorpresa organizzata dall’amministrazione dell’Hotel dei Balletti. Studia all’università di Kiev. Filologia.


La comunità ucraina di San Martino al Cimino

La comunità ucraina di San Martino al Cimino


Adesso Elisey gira per il parco del Balletti assieme agli altri bambini, mischiandosi a quelli dei turisti arrivati per le vacanze. Al Balletti Park Hotel, dall’inizio della guerra, s’è formata una piccola comunità che oggi popola questa fetta di territorio a a sud ovest di San Martino, la cui comunità ha accolto gli ucraini fin da subito a braccia aperte. Tant’è vero che, quando hanno saputo che sarebbero stati spostati al centro di accoglienza di Viterbo, si sono subito mobilitati con una raccolta fondi e l’organizzazione di spettacoli a sostegno delle persone che vivono al Balletti. Partecipando anche alla festa organizzata a fine luglio all’interno della struttura dall’associazione Italian Human Connections Est di Giulia Marchetti. 


La comunità ucraina di San Martino al Cimino

La comunità ucraina di San Martino al Cimino


“Noi non siamo qui perché scappiamo dalla povertà – hanno poi ripreso la parola Svitlana Roik, Tatiana Fedorenko – oppure perché non ci piaceva stare nel nostro paese. Noi scappiamo dalla guerra e dalla morte. Scappiamo per tornare. Siamo qui per ridare ai nostri figli serenità, e la possibilità di ricostruire il proprio mondo interiore e il mondo attorno a sé. Sono bambini, e noi le loro madri”. E al Balletti i bambini presenti sono una quartina. Quaranta tra bambini ragazzi, dai 3 ai 17 anni, che dovrebbero essere spostati di punto in bianco da San Martino al centro di accoglienza di Viterbo.



Svitlana Roik, Tatiana Fedorenko e i loro figli sono scappati dai bombardamenti superando 9 posti di blocco dell’esercito russo. Con le case distrutte. Subendo ogni volta una perquisizione, così come il controllo dei cellulari. “Anche avere una foto – commentano – poteva essere molto pericoloso. I soldati cercavano le immagini della guerra e dei massacri. Per cancellarli. Guardavano tutto. Anche i social. Per vedere chi caricava cosa. E dovevamo stare attente a non dare l’impressione che la macchina fosse perfettamente funzionante, altrimenti ce l’avrebbero sequestrata e saremmo rimaste a piedi”. 

La vicenda è nota. Una quindicina di giorni fa la comunità ucraina s’è vista recapitare tra capo e collo l’ordine di spostarsi dal Balletti Park Hotel al Cas di Viterbo. “Due mondi completamente diversi – ha spiegato più volte la presidente dell’associazione ucraina Volya-Aps Oksana Chyzhovych -, il primo, quello dove si trovano, compatibile con la vita di un bambino che deve ritrovare la sua serenità per poi tornare in patria e costruire lì il resto della sua esistenza. Il posto dove invece li vogliono mandare non è compatibile con la vita di un bambino. E’ al chiuso, non c’è la possibilità di preparare il pranzo e verrebbero tutti esclusi dagli altri. Non solo, ma molti bambini, che adesso sono iscritti a San Martino, sarebbero costretti a cambiare scuola. Infine, ci sono bambini piccoli e altri che necessitano di un’alimentazione appropriata. A San Martino gli appartamenti dove vivono hanno l’angolo cottura e le loro madri possono cucinare. Al Cas di Viterbo non c’è la possibilità di cucinare come a San Martino e il cibo è preparato a monte”. Quindi, una volta trasferiti a Viterbo, semmai la decisione dovesse essere portata vanti fino in fondo, come verranno preparati pranzi e cene per i bambini? Come verranno gestite le necessità alimentari e non, come ad esempio il diritto di stare all’aria aperta, dei più piccoli?


Giulia Marchetti e Valeria Murynska

Giulia Marchetti e Valeria Murynska


La comunità ucraina appena saputa la notizia, ha prima manifestato a piazza del comune, sotto la sede della prefettura, poi in molti si sarebbero rifiutati di salire sull’autobus inviato per portare tutti da San Martino a Viterbo. Tant’è vero che lo stesso, cioè l’autobus, nonostante fosse previsto per lunedì scorso, alla fine non s’è più visto. Oggi infatti la comunità ucraina del Balletti è ancora a San Martino, anche se qualcuno pare se ne sia andato, con i numeri delle presenze calati da un’ottantina a cinquanta. Tutti in attesa di sapere quale sarà la decisione. “Qui nessuno s’è più fatto vivo”, dicono in coro dalla comunità. Tutti in attesa di sapere come il ministero dell’Interno, la protezione civile e la prefettura intenderanno affrontare la questione dei quaranta bambini presenti che, oltre ai diritti propri e riconosciuti dalla comunità internazionale a chi scappa da una guerra, hanno anche il diritto all’infanzia. Un diritto di cui tutti sono garanti.


Giulia Marchetti

Giulia Marchetti


“Ho conosciuto la comunità per caso – ha detto Giulia Marchetti di Italian Human Connections Est -. La sede della mia associazione è all’interno del Balletti”. Giulia Marchetti sta aiutando la comunità perché se li è trovati di fronte e il primo istinto non è stato quello di insultare o dare addosso, ma di aiutare ed essere solidali. Anche perché la guerra in Ucraina è quanto di più simile a noi ci sia mai stato. Nemmeno la guerra nella ex Jugoslavia subito dopo la caduta del muro, negli anni ’90. Sebbene fossero Sarajevo e poi Belgrado, molto più vicino di Kiev e Odessa, gli stili di vita che le immagini di allora rimandavano erano ancora profondamente diversi. Da socialismo reale. L’Ucraina è invece la guerra come sarebbe qui se un giorno scoppiasse. Ed è forse questo che a qualcuno fa voltare innanzitutto la faccia dall’altra parte.


La comunità ucraina di San Martino al Cimino

La comunità ucraina di San Martino al Cimino


“Qui ci sono persone che avevano finito di pagare il mutuo e adesso una casa non ce l’hanno più – continua Marchetti -. Professionisti, insegnanti, madri con i loro figli. Persone che vogliono ritornare in Ucraina perché temono la diaspora. Aiutarli è un dovere. L’aiuto che in questo momento sta dando anche tutta la comunità di San Martino”.


Tatiana Fedorenko

Tatiana Fedorenko


Giulia Marchetti ha organizzato una festa per i bambini alla fine di luglio, coinvolgendo amici e Clown di corsia. Per una giornata diversa e un ricordo bello del posto dove si trovano a vivere, lontano dalla guerra che adesso vedono solo per televisione. Col pensiero, però, rivolto ai propri padri e fratelli, a chi è rimasto. Come quando ci si chiudeva negli scantinati durante i bombardamenti in attesa che finissero. Con la speranza di ritrovare tutti vivi e la propria casa là dove stava.

La nostra associazione si occupa di connessioni umane, tutt’altra cosa. Ci occupiamo di interscambio internazionale con gli Stati Uniti. Con progetti che riguardano gli aspetti culturali. 


Svitlana Roik

Svitlana Roik


“In questo posto ci sentiamo sicuri – dice Valeria Murynska -. Qui abbiamo ritrovato la nostra serenità. Ed è incredibile vedere come così tanti bambini siano di nuovo felici. Di nuovo bambini che stanno vivendo una vita normale. La nostra è soprattutto una vita di preoccupazioni. Abbiamo lasciato a casa, padri, parenti, fratelli che adesso stanno combattendo, con il rischio di non rivederli più. Qui a San Martino abbiamo ricominciato a vivere”. Quella vita che potrebbe radicalmente cambiare con il passaggio al Cas di Viterbo.

La giornata. “Ci svegliamo presto e facciamo colazione – prosegue Murynska -. Una situazione normale, che per noi, già di per se, è motivo di gioia. I bambini prima di arrivare in Italia non hanno mangiato per giorni. Nel parco ci sono tantissime cose da fare. Possono scegliere e ricostruire una piccola comunità. Assieme a tutti, assieme agli altri”. 

Daniele Camilli


Multimedia: Fotogallery: La comunità ucraina del Balletti Park Hotel – Video: “Non scappiamo dalla povertà ma dalla morte”

Articoli: Marchetti (Ihc): “Dobbiamo tutelare la vita dei 40 bambini ucraini ospitati a San Martino al Cimino” – Chyzhovych (Volya): “Profughi ucraini, nessun trasferimento da San Martino al centro di accoglienza di Viterbo…” – Chyzhovych (Volya): “Comunità ucraina, chi rimarrà nell’albergo di San Martino dovrà pagare di tasca propria” – Donne e bambini ucraini in protesta a piazza del Comune – Zoncheddu (Caritas): “Cibo razionato, implosione abitativa e solidarietà a picco… il vaso di Pandora dell’accoglienza ai profughi ucraini”


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