Viterbo – Con il trasporto della macchina di Santa Rosa sulle spalle dei facchini, dopo due anni di fermo a causa del rischio pandemia, ritornano anche tutti gli altri interpreti di questo bellissimo rito secolare.
Viterbo – La banda di Vejano
Tra questi un posto di rilievo lo occupa la banda musicale denominata “Associazione filarmonica Vejanese”, nata nel 1906 e ristrutturata nel 1977, diretta dal 1991 dal maestro Antonio Moretti.
Con il suo organico, composto da oltre cento elementi, da un quarto di secolo precede i facchini durante il cosiddetto “giro delle sette chiese” e la sera del trasporto. Emanuela Rinelli, presidente dell’Associazione Filarmonica Vejanese, racconta il ritorno al trasporto del 3 settembre.
Banda di Vejano – La presidente Emanuela Rinelli
Torna il trasporto della macchina di Santa Rosa dopo due anni di fermo causa emergenza Covid. Cosa si prova e come si è organizzata la filarmonica di Vejano?
“Tornare a suonare per la festa Santa Rosa è sempre una emozione unica. I due anni di stop sono stati davvero difficili, la mancanza del trasporto si è aggiunta a tutte le altre privazioni delle abituali attività e riprenderle ha un gusto nuovo, indescrivibile, quello della ritrovata libertà. Per noi sarà il 26° trasporto e ormai Santa Rosa muove gli animi di tutta Vejano. I componenti della banda preparano scarpe comode e cerotti, la divisa per il giro delle sette chiese e quella per la sera, caramelle, acqua, antidolorifici, anche ago e filo, gli anni di esperienza ci hanno insegnato ad essere previdenti. La cosa più importante che portiamo comunque non è visibile: il sentimento che unisce i facchini e che è diventato anche il nostro, per cui tutti, in un modo o nell’altro, ci rivolgiamo a Rosina perché interceda per i nostri piccoli o grandi desideri”.
Viterbo – La banda di Vejano davanti alla Macchina di Santa Rosa
Come è proseguita l’attività della filarmonica durante il lockdown?
“Proseguire le attività non è stato per niente semplice, la nostra associazione si basa sulla socialità, sul confronto musicale e personale, farne a meno sembrava impossibile. Invece, grazie alla costanza del maestro Antonio Moretti e all’impegno di ogni componente, tutti indistintamente dal più piccolo al più grande, nessuno ha smesso di suonare. Abbiamo realizzato video collettivi unendo quelli che da soli realizzavamo in casa ritrovandoci alla villa comunale quando possibile, mantenendo il distanziamento richiesto, onorando a nostro modo le tappe importanti della nostra vita associativa. Per esempio ogni 3 settembre ci siamo ritrovati per suonare “Quella sera del tre””.
C’è entusiasmo tra i componenti della banda nel ritornare a suonare “Quella sera del tre” che ormai, grazie a Lorenzo Celestini, che l’ha ideata e scritta insieme a Pirroni e Raspanti, è diventata ormai la colonna sonora ufficiale della festa?
“Assolutamente sì, tra di noi chiamiamo “Santa Rosa” questo brano che abbiamo l’orgoglio di aver insegnato alle generazioni di viterbesi che prima del nostro arrivo non lo conoscevano. Ai nuovi musicanti che si preoccupano di riuscire a suonarla correttamente, chi ha già provato il trasporto risponde che per la fine della giornata sapranno eseguirlo a memoria!”
Viterbo – La banda di Vejano davanti alla Macchina di Santa Rosa
Quanti saranno i componenti della banda che sfileranno la sera del 3 settembre davanti alla macchina di Santa Rosa?
“Il numero preciso non possiamo ancora saperlo, di sicuro per poterci essere ognuno farà i salti mortali tra lavoro e impegni familiari. La bellezza del nostro gruppo è proprio la collaborazione che ci unisce tutto l’anno”.
Ci saranno novità o sorprese?
“Abbiamo saputo che qualche novità probabilmente riguarderà il percorso, sia del giro delle sette chiese nel pomeriggio che del trasporto della Macchina la sera, ma noi siamo pronti a tutto!”
Silvio Cappelli



