Viterbo – “Per me ogni mattina è Santa Rosa”. Vincenzo Fiorillo non è soltanto l’amministratore unico della Fiorillo edilizia, ma il fondatore di un percorso che negli anni ha legato la storia della sua famiglia a quella del trasporto della macchina della santa patrona. Il 3 settembre di ogni anno, da piazza San Sisto, alle 21, a porta Romana, Viterbo. A partire da quella impalcatura appoggiata alle mura e aperta davanti, ormai a pieno titolo tra le torri della città. Soltanto mobile e temporanea. Un attrattore turistico e culturale. “Per me ogni mattina è Santa Rosa – ha detto Fiorillo -. E la stessa cosa vale per la mia famiglia e il personale. Ogni mattina il mio sguardo, quello dei miei figli e dei lavoratori va sempre alla macchina e alla santa”.
Il 3 settembre il trasporto con la macchina che verrà portata dai facchini fino al santuario. Il 12 settembre lo smontaggio. Lunedì prossimo la prima prova luci.
Un’azienda che trova le proprie radici in una famiglia, alla terza generazione. Dal nonno Vittorio che faceva il muratore, classe 1920. “Riusciamo a stare insieme – ha raccontato Fiorillo – perché ognuno di noi ha rispetto e stima per l’altro. Come lavoratori, come figli, come padre. Solo per fare un esempio: i miei figli mi chiedono consiglio ed io so già che quello che mi stanno chiedendo… lo sanno meglio di me.
Infine il prossimo bando per la costruzione della nuova macchina di Santa Rosa. “Ci saremo anche noi”, risponde Fiorillo.
Viterbo – Vincenzo Fiorillo
Vincenzo Fiorillo, la sua famiglia è arrivata alla terza generazione di “costruttori”. Come nasce il vostro rapporto con il trasporto della macchina di Santa Rosa?
“Il rapporto, come collaboratori, inizia con la macchina di Sensi, negli anni ’80. La nostra azienda è da sempre nel settore edile ed è da qui che partiamo. Abbiamo iniziato verniciando la macchina, con l’aiuto del professor Capoccetti che all’epoca dirigeva i lavori. Da lì è nato il nostro rapporto con la macchina di Santa Rosa. Al secondo anno di Fiore del cielo, tenuto conto dell’esperienza che avevamo maturato direttamente sul campo, il comune ci propose di prendere la macchina assieme a Cesarini. Fu la prima volta come costruttori. Dopodiché abbiamo partecipato al bando del 2015 per la nuova macchina e lo abbiamo vinto. Da quel momento in poi la nostra famiglia si dedica anima e corpo al trasporto. Un’attività che coinvolge tutta quanta la famiglia”.
Qual è la storia della sua famiglia?
“Mio padre Vittorio era del 1920 e faceva il muratore. Un campo dove ormai la nostra famiglia ha quasi un secolo di storia. Abbiamo iniziato così. Poi con mio fratello Bruno abbiamo iniziato a fare tutta una serie di lavori, dalla pittura ai palazzi. Sempre e solo come recupero di edifici nell’ambito edile. Quello che facciamo ancora oggi, trasformandoci poi, col tempo, anche in una società di servizi. Dall’edilizia siamo arrivati al noleggio. Ad esempio, le attrezzature che ruotano attorno all’assemblaggio della macchina di Santa Rosa sono tutte nostre”.
La sua famiglia lavora tutta con lei caratterizzandosi per unità e spirito di appartenenza. Come c’è riuscito?
“Ci riesco tenendo a mente gli insegnamenti di mio padre. Noi eravamo 6 fratelli e tutti abbiamo sempre lavorato nel campo dell’edilizia. I miei figli sono entrambi diplomati e 20 anni fa avrebbero avuto l’opportunità di trovare un altro impiego. Ma hanno rifiutato ogni volta perché hanno avuto sempre la passione per il lavoro che fanno e che facciamo tutti quanti insieme. Dopodiché riusciamo a stare insieme perché ognuno di noi ha rispetto e stima per l’altro. Come lavoratori, come figli, come padre. Solo per fare un esempio: i miei figli mi chiedono consiglio ed io so già che quello che mi stanno chiedendo… lo sanno meglio di me”.
Il Santuario custodisce il cuore della santa, voi la macchina…
“Noi custodiamo la macchina. La statua di Rosa resta invece al santuario con le suore. L’assemblaggio stesso ha una sua ritualità. Le parti che arrivano e quando attraversano la città è una festa. L’attesa per arrivare in cima all’impalcatura e poi il momento in cui si mette la statua. Prima lo facevamo la sera, ed era anche quella una festa. Quest’anno, a causa della pandemia, abbiamo dovuto rinunciare a questo passaggio e la statua di Rosa è stata messa subito nel pomeriggio. Per causa di forza maggiore”.
Quando smonterete la macchina?
“Il 12 settembre”.
La prova luci?
“Lunedì prossimo”.
Che cosa vuol dire, tecnicamente, custodire la macchina di Santa Rosa? Cosa succede una volta smontata?
“Una volta smontata viene riportata all’interno della nostra azienda. Nello stesso edificio dove l’azienda ha gli uffici. Per me ogni mattina è Santa Rosa. E la stessa cosa vale per la mia famiglia e il personale. Ogni mattina il mio sguardo, quello dei miei figli e dei lavoratori va sempre alla macchina e alla santa. Tutti i giorni, dal momento in cui la macchina viene smontata fino alla fine di agosto dell’anno successivo quando viene assemblata di nuovo in vista del 3 settembre. La macchina l’abbiamo dipinta anche sul muro del capannone. E tutto questo lo facciamo sempre con piacere”.
Viterbo – Vincenzo e Lorenzo Fiorillo
Che cosa significa per lei la festa di Santa Rosa e il trasporto della macchina?
“Come famiglia siamo molto legati alla figura di Santa Rosa. E il primo motivo è che io e mia moglie ci siamo sposati al santuario nel 1976. Ed è stato probabilmente tra gli ultimi celebrati, se non addirittura l’ultimo o il penultimo, celebrati nella chiesa di Santa Rosa. Da quell’anno in poi non sono stati più fatti matrimoni, e questo perché la parrocchia è quella di San Marco. Per quanto riguarda il trasporto, più passano gli anni e più lo sento. Più passa il tempo e più mi commuove. Una cosa forte”.
Dopo due anni, quali sono state le principali difficoltà riscontrate?
“Più che difficoltà, siamo andati incontro a impegni importanti. Abbiamo revisionato tutta la macchina e rifatto nuovamente il gruppo elettrogeno e tutti gli impianti. Lunedì faremo poi la prima accensione e vediamo se ci sono problemi oppure no”.
Nei giorni precedenti il trasporto, la macchina esposta a porta Romana, all’interno di un’impalcatura costruita per l’occasione, fanno della prima un’opera, quasi una performance che per più di una settimana attira turisti e persone dal territorio, e della seconda una delle tante torri delle mura di Viterbo, soltanto mobile e delimitata dal punto di vista temporale…
“Sì, l’impalcatura è una torre vera e propria che supera addirittura quella lì vicino. Una torre che ci dà molta preoccupazione ogni volta. Anche se siamo di fronte a un’impalcatura fatta in maniera esemplare, e questo grazie a chi ci lavora. Siamo di fronte a un’impalcatura diversa da tutte le altre che uno si può immaginare. Un’impalcatura alta una trentina di metri e aperta sul davanti. Due sabati fa a Viterbo c’è stata una specie di bufera. Sono arrivato di corsa. La torre non s’è mossa di un millimetro. Non solo, ma abbiamo acquistato nuovi materiali e investito molto sulla visibilità stessa della macchina. Non mettiamo teli. In questo modo tutti possono vedere Gloria fino al momento della partenza. Ed è una scelta che premia, perché sono molti i turisti e i viterbesi che si fermano a piazza San Sisto per vedere e fotografare la macchina. Tanti ci vengono apposta. La gente che viene deve vedere la macchina, non i teli che la coprono. Deve vedere il suo spettacolo”.
Dalle torri si fanno le guerre oppure si guarda l’orizzonte. Dalla torre dei Fiorillo che si vede?
“Guardiamo al futuro, con tutta l’intenzione di partecipare al bando per la nuova macchina. Non è facile vincere un bando per due volte di fila e lo sappiamo benissimo, ma sicuramente saremo presenti. Non una torre di guerra, ma di speranza”.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: L’assemblaggio di Gloria – La macchina di Santa Rosa torna in piazza – Video: Santa Rosa in cima a Gloria – Il viaggio di Gloria verso San Sisto
Articoli: L’ideatore Ascenzi: “Santa Rosa, abbiamo riportato la macchina indietro nel tempo…” – La sindaca Frontini con santa Rosa in cima alla macchina – Santa Rosa, Gloria torna a San Sisto

