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“Agenti aggrediti in carcere, era solo un incidente annunciato…”

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Luca Floris

Luca Floris

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo –  “Un incidente annunciato”. Il vicesegretario regionale del Sappe Luca Floris non usa mezzi termini per definire l’ennesima aggressione avvenuta all’interno del carcere di Mammagialla. Ad avere la peggio tre agenti di polizia penitenziaria colpiti a calci e pugni da un detenuto di alta sicurezza. 

L’episodio è avvenuto questa mattina, poco prima delle 11. “I tre colleghi sono finiti in ospedale, al pronto soccorso, con costole rotte, naso rotto e diversi denti spezzati. Non mi stupisco, era un incidente preannunciato” commenta. 

Il perché è presto detto. “Il carcere è diventato ingestibile e non è gestito. Noi della polizia penitenziaria non abbiamo alcuno spazio di manovra, non abbiamo strumenti di difesa. Non abbiamo modalità e tempistiche per intervenire nell’immediato per arginare episodi di violenza o di qualsiasi altro genere” spiega Floris. 

“Da quando sono arrivati quelli dell’alta sicurezza, come il caso di specie, non c’è stata dalla direzione una linea condivisa di gestione che possa prevenire questo tipo di incidenti. Non c’è stata, e tutt’ora non c’è, una programmazione che consenta nell’immediato un intervento degli agenti. O una loro azione di difesa con strumenti pronti all’uso”. Un esempio? Gli scudi. “Non sono a disposizione immediata dell’agente che ne può avere bisogno – prosegue -. Si trovano in un punto remoto e lontano dell’istituto ché solo per andarli a prendere ci si impiega tempo prezioso. Siamo senza armi, senza strumenti di difesa. Siamo a mani nude in mezzo a sezioni di cinquanta detenuti che girano liberamente e che si organizzano come e quando vogliono”. 

Non solo. “Gli strumenti disciplinari, che possono essere ad esempio l’isolamento o il trasferimento, sono stati del tutto svuotati del loro significato. Spesso – spiega -, gli episodi di violenza non vengono puniti. Lo dimostra anche uno studio nazionale che di fatto fotografa anche la nostra situazione a Viterbo: l’80 per cento dei rapporti non ha conseguenze disciplinari. Questo fa sì che il livello di tensione salga sempre di più. I detenuti fanno quello che vogliono perché quasi certi di non andare incontro a conseguenze. Non ci sono più deterrenti e il carcere – conclude – è ormai ingestibile”.

Barbara Bianchi


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