Mario Draghi all’Onu
New York – “Aiutare l’Ucraina è l’ unica scelta coerente con i nostri ideali, l’Ue può fare di più”.
Così il presidente del consiglio Mario Draghi intervenuto all’assemblea generale dell’Onu a New York.
“Aiutare l’Ucraina a proteggersi non è stata soltanto la scelta corretta da compiere. È stata l’unica scelta coerente con gli ideali di giustizia e fratellanza che sono alla base della carta delle Nazioni Unite e delle risoluzioni che questa assemblea ha adottato dall’inizio del conflitto – ha detto Draghi all’assemblea -. Eravamo convinti di non dover più assistere a guerre di aggressione in Europa. Sogni imperiali, il militarismo, le violazioni sistematiche dei diritti civili e umani ci sembravano relegati al secolo scorso. Da febbraio abbiamo invece assistito a bombardamenti di teatri, scuole, ospedali; a violenze e soprusi nei confronti di civili, di bambini; al tentativo di soggiogare una democrazia libera e sovrana, che ha reagito con orgoglio e coraggio per difendere la propria indipendenza, la propria dignità”.
“L’Italia ha agito senza indugi, insieme agli altri paesi dell’Unione Europea, agli alleati della Nato e del G7, a tutti i partner che come noi credono in un sistema internazionale basato sulle regole e sul multilateralismo – ha proseguito il presidente del consiglio -. Insieme abbiamo risposto alle richieste del presidente Zelensky. Perché un’invasione militare pianificata per mesi e su più fronti non si ferma soltanto con le parole. Abbiamo imposto sanzioni senza precedenti alla Russia, per indebolirne l’apparato militare e convincere il presidente Putin a sedersi al tavolo dei negoziati. L’Unione europea deve imporre un tetto al prezzo delle importazioni di gas per ridurre i finanziamenti alla Russia”.
“Le responsabilità del conflitto sono chiare e di una parte sola – ha concluso Draghi – ma è nostra responsabilità collettiva trovare risposte a questi problemi con urgenza, determinazione, efficacia. L’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia e le crisi che ne derivano, alimentare, energetica ed economica, mettono a rischio i nostri ideali collettivi come raramente era accaduto dalla fine della guerra fredda”.
