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“Al di là del canneto luce e freschezza, grazie alla ragazzina del campo nomadi…”

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Venezia - Penelope Nieto Conti con Maria Chiara Goretti

Venezia – Penelope Nieto Conti con Maria Chiara Goretti


Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo dall’insegnante di danza di Penelope Nieto Conti, una delle attrici viterbesi della pellicola, Rosella Fanelli – Nelle sale il film L’immensità di Emanuele Crialese dove, al fianco di Penelope Cruz, recita nel ruolo di figlia minore Maria Chiara Goretti di Tarquinia e di amica della figlia maggiore Penelope Nieto Conti. Tra gli spettatori l’insegnante di ballo, amica di famiglia e prima fan di Penelope “Penny” Nieto Conti, ovvero Rosella Fanelli, che ci invia la sua personalissima “recensione”.


Emanuele Crialese

Due viterbesi nel film del regista Emanuele Crialese presentato a Venezia


Ho visto questo film il 15 settembre giorno di uscita nelle sale cinematografiche. È stato diverso da altre volte in cui andavo al cinema per vedere un film…

Il fatto che la figlia di una mia amica ne prendesse parte, mi ha permesso di seguire i vari step del working in progress, fino alla prima a Venezia, dove ho finalmente visto il regista, seppur attraverso i social : Emanuele Crialese.

I suoi occhi, lo sguardo accogliente, che esprime gentilezza mi hanno trasmesso subito un impatto di profonda sensibilità e di un ricercatore di autenticità. Durante la conferenza stampa mi hanno colpito le sue parole… di aver atteso 11 anni prima di rifare un film, che questo film in particolare, fosse una necessità, il film nel cassetto da fare ad ogni costo, una questione di vita o di morte.

Queste affermazioni mi hanno incuriosita ancora di più a voler seguire il film con attenzione, fare caso a dettagli e sguardi degli attori. L’ambientazione anni 70 mi ha riportato esattamente a quando anche io indossavo quei pigiami di maglina a piccoli rombi di colore celestino… e facevo merenda con gli Urra’ Saiwa.

Adriana, la protagonista ci rivela Emanuele Crialese e ci fa riflettere su cosa pensavamo anche noi a quell’età in quegli anni… Lei spesso si immerge nei suoi pensieri e nel film si aprono scenari in bianco e nero super noti a quelli della nostra generazione: grembiuli della scuola, gli arredi delle chiese, i giochi un po’ “horror” che si facevano a quei tempi in quei contesti tra coetanei.

Anche avere madri infelici, costrette in vite famigliari soffocanti senza poter far nulla… era tipico di quegli anni. In ogni famiglia c’è sempre però qualche componente più sensibile, che assorbe di più, che si preoccupa di più, che sente un peso enorme per sé e per gli altri soggetti… piccoli e grandi e molto spesso si mette in mezzo per aiutare, per proteggere, perché il limite della sua sopportazione va oltre e l’impeto della rabbia di fronte all’arroganza spinge a scendere in campo… (come fa Adriana quando interviene con la spontanea volontà di proteggere la madre dalle richieste sessuali di un padre arrogante).

Mentre la lotta di far uscire Andrea al posto di Adriana continua ad ogni occasione, in famiglia, con i fratelli… fuori e si manifesta con occhi grandi quasi sempre tristi; ecco che al di là del canneto si apre uno spiraglio di luce e di freschezza, sono i momenti in cui si ritrova con Sara, sua coetanea che vive nel campo nomade.. lì non deve faticare per pronunciare il suo nome Andrea, e tutto avviene spontaneamente in una giocosità leggera, innocente, poetica… tipica degli affetti e degli amori a quella età pre adolescenziale.

Sara ha la forza della sua comunità, e riesce a far “staccare” Andrea dai suoi pensieri del pesante quotidiano familiare, portandolo quasi per mano nel suo mondo di bambina maturata in fretta. È qui che il suo sguardo(di Andrea/Adri) cambia, si apre e si colora di un sorriso che ricompare nella scena finale quando si mostra cantando davanti a un pubblico (mondo) di cui non ha più paura.

Ringrazio Emanuele Crialese, perché con questo film, con le interviste rilasciate che danno modo di conoscerlo meglio, mi ha permesso di sentire una comunanza, un senso di appartenenza sul piano emotivo, esprimendo certi miei modi di funzionare spesso non considerati edificanti.. soprattutto quando parla del ‘controllo’ che tutti cerchiamo di non perdere mai e che invece è solo attraverso un percorso di abbandono che si riesce ad essere veri, è nell’essere disposti a “morire a te stesso” che vi è una speranza di Rinascita e un superamento della paura.

Rosella Fanelli


Articoli: Due “Penelopi” per Crialese, la Cruz e la viterbese Penelope Nieto Conti – La baby attrice Maria Chiara Goretti sul red carpet con Penelope Cruz


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