Carabinieri e 118
Viterbo – (sil.co.) – Buttafuori condannato a 16 anni per violenza sessuale su una diciassettenne, sequestro di persona, rapina e lesioni, con l’aggravante della crudeltà. Avrebbe sedotto lei e almeno un’altra vittima, per poi far vivere loro l’inferno.
Per la pm Chiara Capezzuto: “La trama di un film dell’orrore”. Così martedì pomeriggio la sostituta ha definito la vicenda che ha avuto per teatro un piccolo centro della provincia di Viterbo poco prima delle ultime feste di fine anno prima del Covid, a dicembre 2019, chiedendo la condanna a 13 anni dell’imputato, Daniele Nuomi, poi aumentati di tre anni e portati a 16 anni di reclusione dal collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco.
Era una sera di dicembre di tre anni fa quando i genitori della vittima lo hanno affrontato durante una cena in famiglia, sospettando che l’imputato non fosse il fidanzato ideale che voleva far credere, avuta conferma dalla figlia che era stato lui, che frequentava da poche settimane, a provocarle quei brutti lividi che aveva cercato di nascondere sotto i maglioni ma che la madre aveva visto lo stesso.
Messo di fronte alle sue responsabilità, il ventenne di Pomezia che all’epoca lavorava in un locale della bassa Tuscia si sarebbe rivoltato contro i genitori della ragazza, aggredendo il padre, mentre sul posto si precipitano i carabinieri, chiamati dalla moglie e dalla figlia, che hanno portato tutti in caserma e poi a Belcolle per le cure del caso.
Lì li avrebbe raggiunti l’imputato, simulando un malore e facendosi accompagnare dai carabinieri anche lui al pronto soccorso, dove poi avrebbe cercato di raggiungere la famiglia. Arrestato, è stato rimesso in libertà, ma le manette sono nuovamente scattate per lui con accuse pesantissime durante il lockdown, ad aprile del 2020, su richiesta della pm Capezzuto, a conclusione delle indagini.
Il resto è storia. Il processo appena partito, col giudizio immediato e l’imputato in prigione, ha subito un brusco stop quando è emerso che Nuomi sarebbe stato seminfermo di mente e bisognoso di cure. Dal carcere al ricovero. prima in una struttura terapeutica e poi in Rems, da dove a luglio scorso i responsabili hanno chiesto che venisse allontanato in quanto secondo loro sano di mente, capace di fingere tentativi di suicidio, a ogni pie’ sospinto, per farsi ricoverare al pronto soccorso e tentare di evadere o comunque trascorrere così intere giornate fuori della Rems.
“Toglie il posto a pazienti che hanno veramente bisogno di cure perché sofferenti di patologie psichiatriche, con una lista d’attesa di centinaia di persone”, hanno detto ai giudici lo psichiatra della Asl romana competente e la responsabile della struttura.
Lo scorso 20 settembre una ulteriore perizia lo ha dato sano di mente, quindi incompatibile con il ricovero in Rems, per cui il 21 settembre, una settimana prima della sentenza, è stato rimesso in libertà, in quanto non c’erano i termini per una nuova misura di custodia cautelare in carcere, nonostante la pm abbia fatto leva sul rischio di reiterazione del reato.
Quando e se la sentenza passerà in giudicato, allora sconterà la pena o quel che resta della pena inflitta in primo grado. In mezzo ci sono i passaggi dalla corte d’appello e della corte di cassazione, cui potrà fare ricorso il difensore Luigi Mancini per il suo assistito. Per ora Nuomi è libero, con il solo obbligo di dimora e quello di presentarsi alla polizia giudiziaria, con la prescrizione di restare a casa la notte e per un paio di ore la mattina.
Ai genitori della diciassettenne, diventata nel frattempo maggiorenne, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Armando Fergola del foro di Roma, il collegio ha riconosciuto una provvisionale di diecimila euro ciascuno.
Il presidente del collegio che ha condannato a 16 anni Daniele Nuomi, giudice Eugenio Turco
“Un borderline che manipola e seduce…”
L’imputato, approfittando del bell’aspetto, farebbe leva sia sul fisico prestante che sulla buona educazione. Un tipo buongiorno e buonasera a tutti. In tribunale, quando era ancora detenuto a Mammagialla, si è presentato vestito elegante e indossando abiti costosi, anche se del suo non sarebbe benestante. In passato, pur non avendo il becco di un quattrino, sarebbe anche riuscito a noleggiare per un periodo una Lamborghini a sbafo per fare colpo su una ragazza. E una volta che è finito al pronto soccorso, avrebbe convinto una troupe televisiva ad andare a riprenderlo, dicendo di essere un attore famoso.
“Ha un comportamento seduttivo e manipolativo patologico – ha spiegato il primo perito che lo ha visitato, il medico falisco Alessandro Pinnavaia, secondo cui sarebbe stato seminfermo di mente – è in grado di manipolare soggetti e realtà, come dimostrano i numerosi precedenti per truffa e gli stessi gesti di autolesionismo messi in atto per attirare l’attenzione su di sé. Ed è pericoloso, perché se una situazione gli sfugge di mano, non riesce più a gestirla”.
Talmente abile da avere quasi convinto nel giro di pochi giorni uno dei responsabili della prima struttura terapeutica romana dove era stato ricoverato a chiedere per lui dei permessi per uscire, salvo disporre in via preventiva ulteriori accertamenti che avrebbero confermato la diagnosi di disturbo borderline severo della personalità nell’ambito di una patologia complessa, aggravata da immaturità e dall’incapacità di sostenere lo stress, ad esempio di fronte a un rifiuto o quando non riesce a portare a termine un suo piano, al punto da essere socialmente pericoloso, per sé (autolesionismo) e per gli altri (la vittima 17enne e i genitori della ragazza).
Eppure, secondo l’ultima perizia, affidata alla vigilia di ferragosto dal collegio alle psichiatre Tiziana Amici e Viviana Censi sarebbe capace di intendere e di volere.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

