Viterbo – Pirati della bellezza
Viterbo – “Pirati della bellezza, l’obiettivo è fare di Viterbo la città dei diritti”. Nuova edizione del festival della parola e del pensiero. Dal 17 al 29 ottobre. Sempre all’auditorium di Unindustria a Valle Faul. “L’idea – spiega l’inventore del festival e direttore di Tusciaweb, Carlo Galeotti – nasce dal Lazio Pride di quest’estate. A ispirarla sono state le persone che hanno partecipato a quell’evento storico per la città dei Papi”.
Tante le novità di quest’anno, a partire dalla durata del festival: 8 incontri in due settimane. Tra personaggi in arrivo anche Enrico Mentana, Pino Arlacchi e Vladimir Luxuria.
Enrico Mentana
Direttore Galeotti, l’anno scorso Frida Khalo, quest’anno invece a chi è dedicata la nuova edizione dei Pirati della bellezza?
“Abbiamo dedicato i Pirati della bellezza di quest’anno a José Julián Martí Pérez, uno dei più grandi rivoluzionari di tutti i tempi e uno dei più grandi difensori dei diritti del suo popolo. Poeta, filosofo e giornalista. Un grande scrittore da tutti i punti di vista. Nell’opera Versi semplici scrive una serie di strofe che vengono riprese in Guantanamera, uno delle canzoni più famose al mondo. Un autore che basa la sua poetica e la sua vita sui diritti, e il festival I Pirati della bella quest’anno è dedicato ai diritti. E forse in futuro si incentrerà su queste tematiche. Diciamo in modo permanente”.
Quando si svolgerà la nuova edizione dei Pirati della bellezza?
“Dal 17 al 29 ottobre. Una edizione densa quindi, ma non caotica”.
Quali sono le novità di quest’anno?
“Oltre all’argomento che è cambiato e di cui abbiamo parlato, l’altra principale novità è che il festival non è più spalmato su vari mesi ma si concentra tutto in 14 giorni. Otto incontri in due settimane. Dopodiché il libro sospeso passa da 40 a 50 copie gratuite distribuite prima dell’incontro con l’autore. L’altra vera novità è che tutti i materiali creati in questa edizione verranno poi pubblicati sul sito di Radio radicale con cui abbiamo aperto un rapporto. Inoltre, altre due novità strutturale: il programma passa da 16 a 32 pagine, mentre le interviste verranno fatte sempre in due. Infine, in alcuni casi gli autori non presenteranno un libro ma si tratterà di un’intervista diretta al personaggio. In pratica degli eventi. In un caso si tratta di vero “spettacolo”. Va detto poi che il festival si svolgerà sempre all’auditorium di Unindustria a Valle Faul, fondamentale, lo scorso anno, per la buona riuscita della precedente edizione”.
Come è stato stabilito il rapporto con Radio radicale?
“In modo occasionale. All’incontro con Marcello Baraghini, fondatore di Stampa Alternativa, l’ultimo dei Pirati della bellezza, in prima fila c’era una persona che ha ripreso tutto l’incontro per il sito di Radio radicale, che lo ha poi pubblicato. Quando ce ne siamo accorti abbiamo subito preso contatto con il direttore Alessio Falconio, che si è detto subito interessato alla cosa. Ecco come è nato il rapporto. Per caso. Ma anche perché i nostri contenuti sono sempre di un certo tipo”.
Pirati della bellezza – Carlo Galeotti
Quali saranno gli autori del festival?
“Per il momento possiamo dare solo alcune indiscrezioni. Innanzitutto Enrico Mentana e Pino Arlacchi. Mentana non presenterà un libro, sarà invece un’intervista dedicata appunto al momento politico. E un’intervista a Mentana un mese dopo le elezioni sarà sicuramente interessante. Arlacchi è un sociologo che ha attraversato da protagonista la storia più recente del nostro paese e che verrà a parlarci della figura di Giovanni Falcone. È stato tra l’altro sottosegretario generale delle Nazioni Unite. Gli altri autori saranno tutti di questo calibro, se non superiore”.
Diceva un festival dedicato ai diritti…
“I diritti sono il tema centrale del festival. L’anno scorso ci siamo concentrati soprattutto sulla saggistica giornalistico-politica. Quest’anno abbiamo messo a fuoco il tema dei diritti, in rapporto alla politica. Il tema dello stato di diritto”.
Con quali obiettivi?
“Visto il clima politico che si respira, sia a livello locale che nazionale, l’idea è quella di far percepire Viterbo come città dei diritti. Ricordo un modello sideralmente distante: Firenze del sindaco Giorgio La Pira che ne fece la città della pace. Un personaggio gigantesco per la cultura cattolica di allora. Don Milani e Ernesto Balducci vivevano in quella Firenze lì. Un contesto su cui Michele Ranchetti, un altro gigante, ha scritto pagine memorabili”.
Viterbo – Vladimir Luxuria
Come nasce l’idea di “Viterbo, città dei diritti”?
“Nasce dal Lazio Pride di quest’estate. A ispirarla sono stati i ragazzi, le ragazze, gli lgbt che hanno partecipato a quell’evento storico per la città di Viterbo. È da lì che prende spunto l’idea di ‘Viterbo, città dei diritti’. Ragazze e ragazzi, ma pure padri e madri e famiglie, che hanno attraversato a migliaia il centro della città dei papi. È stata una grandissima emozione vedere questo popolo che difende i diritti di tutti. Perché il diritto si applica sempre a tutti. Fra l’altro, tra gli altri autori che verranno ai Pirati della bellezza ci sarà anche Vladimir Luxuria. E sarà con lei che tireremo un filo rosso tra Pride, Pirati e Viterbo città dei diritti”.
Prima ha detto… “visto il clima politico che si respira”. Qual è secondo lei il “clima politico che si respira”?
“Tra le cose di cui mi occupo ci sono stato di diritto e fascismo. Non credo che ci sia il problema di un ritorno al fascismo anche se Giorgia Meloni, se vuole governare decentemente, dovrà fare i conti con un pezzo del suo elettorato e con le sue alleanze internazionali, che non la farebbero lavorare bene in Europa. Se vuole fare gli interessi di questa nazione. Certo qualche preoccupazione per una serie di diritti c’è. Ma fortunatamente, una banale analisi politica fa emergere il passaggio da una società fatta da ‘partiti liquidi’ a una caratterizzata invece da ‘partiti gassosi’, cioè partiti che da un giorno all’altro arrivano al 30% dei voti. È successo a Renzi, a Salvini, al movimento 5 stelle, e adesso succederà anche per Meloni. Ma resta tutto molto gassoso. L’ideologia è finita, come ci diceva già anni fa il filosofo Lucio Colletti in un piccolo libro, ma all’ideologia non è stato sostituito niente. E quindi ogni partito che è in auge deve bene fare i conti per non finire in tempi rapidissimi nel nulla”.
Come dire che la politica è finita…
“Sì, per me la politica è finita. Come ci sono stati gli ultimi preti, cito un grande intellettuale come Ranchetti, ci sono stati anche gli ultimi politici: Berlinguer, Moro, La Malfa, Pannella… Dopodiché più niente. La politica, come l’abbiamo concepita noi nel Novecento, non c’è più…”.
Con quali pericoli?
“Pericoli di non agibilità dal punto di vista dei diritti. Nessuno, ad esempio, si pone il problema dei diritti all’interno delle grandi piattaforme presenti in rete dove tu non sei nessuno e la piattaforma è tutto. La piattaforma decide anche se uno può parlare o no. E una piattaforma che decide di non far parlare qualcuno è veramente inquietante. Non è un giudice di uno stato che decide, ma è una piattaforma che agisce sul libero mercato. Un privato”.
Cosa resta di una democrazia se poi non c’è più la politica? Politica e democrazia vanno di pari passo almeno dall’Atene di Pericle…
“Sarà interessante vederlo. Ma dove si andrà a finire proprio non lo so”.
E in un paese senza politica ma con Meloni al governo come andrà a finire?
“Sarà interessante vedere pure questo. Va detto però che le democrazie occidentali sono piuttosto mature per affrontare i pericoli che potrebbero venire in futuro. Come è successo negli Stati Uniti con l’assalto al congresso degli Stati Uniti. Pesi e contrappesi lì hanno retto e hanno fermato quel tentativo. Hanno tenuto a bada Donald Trump. In una democrazia matura ci sono tanti di quei meccanismi che distruggerla non sarà facile. Certo, questi meccanismi, e i diritti a essi collegati, vanno difesi. E bisogna diffidare di chi dice di spazzar via tutto. Chi vuole aprire il parlamento come una scatoletta di tonno.
Cosa che stava scritta anche in Mein Kampf di Adolf Hitler. Non è un caso che Hitler facesse riferimento al costo della politica, dei parlamentari. Mi ricorda qualcosa. Tutti i populismi e i fascismi puntano su aspetti demagogici e di elementare comunicazione. Mai che si affrontino i problemi nella loro complessità. Il discorso appena fatto non vale ovviamente per Giorgia Meloni. Anzi, con lei si è vista una cosa. Governare un paese come l’Italia significa innanzitutto essere europeisti, stare dentro l’euro ed essere democratici. Passaggi che Meloni stessa è stata costretta a fare, prima ancora del risultato elettorale del 25 settembre. Almeno sembra. Draghi stesso l’ha accreditata per evitare l’isolamento del paese laddove Meloni dovesse diventare prima ministra. Come ormai appare quasi certo, visto il risultato elettorale. Non credo che Mattarella possa avere dubbi”.
Cosa si aspetta dal festival?
“Spero innanzitutto che sia un inizio per fare di Viterbo la città dei diritti. Abbiamo in cantiere anche un evento dedicato a Giovanni Falcone. Ma non diciamo ancora nulla. Spero anche che I pirati della bellezza diventi uno dei tanti festival, dei tanti appuntamenti culturali. Che Viterbo torni a essere un distretto di attività culturale importante. Gli spazi della cultura sono infiniti. L’unico problema è che per fare iniziative bisogna lavorare e molto. Non si può più improvvisare. Dietro I pirati della bellezza ci sono mesi di lavoro e di elaborazioni. Il lavoro da una edizione e l’altra non finisce mai, in realtà. Dietro le quinte ci sono tante persone che lavorano e che non posso non ringraziare in vista di questa seconda edizione”.
Daniele Camilli




