- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Caso Manca, la madre: “Nessuno potrà più negare che Attilio è stato ucciso”

Condividi la notizia:

Attilio Manca

Attilio Manca


Viterbo – “Finalmente Attilio ha riacquistato la sua dignità. Nessuno potrà più negare che è stato ucciso”. A parlare è la madre di Attilio Manca, Angela Gentile, dopo avere annunciato su Facebook la riapertura del caso da parte della commissione parlamentare antimafia, spazzando via l’ipotesi dell’overdose e rilanciando la tesi dell’omicidio.

“Chissà se non provano un po’ di vergogna tutti quelli che hanno depistato e insabbiato le indagini su Attilio o coloro che hanno ripetuto incessantemente, cercando di convincere anche se stessi, che Attilio era morto per overdose – commenta Angela – oggi per me è stato un giorno di liberazione, finalmente Attilio ha riacquistato la sua dignità. Nessuno potrà più negare che è stato ucciso.

“E’ è la commissione antimafia che cerca la verità, la magistratura non ha voluto trovare la verità, soprattutto la procura di Roma”, torna a dire Angela Manca. 

“A occuparsi dell’omicidio di Attilio a Roma – dice l’avvocato della famiglia Fabio Repici – sono stati gli stessi magistrati che si occuparono, all’epoca della morte di Attilio, delle indagini sulla latitanza di Provenzano e sul gruppo mafioso che si occupava di accudire quella latitanza. C’è un buco nero che mi auguro la procura di Roma voglia colmare “.


Il caso Manca alle Iene - Il cadavere di Attilio

Il caso Manca alle Iene – Il cadavere di Attilio


Le foto choc del cadavere

Le foto choc del cadavere di Attilio Manca, poi diffuse in tv dalle Iene, furono rese pubbliche nel mese di febbraio 2014 dalla famiglia, a dieci anni esatti dalla morte.

Si vede l’urologo 35enne, a Belcolle da due anni, riverso sul letto della sua abitazione al civico 10 di via Claudio Monteverdi al quartiere della Grotticella, dove fu trovato privo di vita, con addosso solo una maglietta bianca, la mattina del 12 febbraio 2004. Poi ci sono quelle, ancora più scioccanti, del corpo adagiato su una lettiga di metallo all’ospedale di Belcolle prima dell’autopsia.

Ne aveva parlato pochi giorni prima in tribunale, a Viterbo, l’avvocato di parte civile ed ex pm antimafia Antonio Ingroia, durante l’udienza per il rinvio a giudizio di Monica Mileti, l’amica romana di Manca, oggi 63enne, presunta spacciatrice che gli avrebbe ceduto la dose letale di eroina.

Condannata in primo grado a 5 anni e 4 mesi il 29 marzo 2017 perché ritenuta responsabile di aver ceduto la dose di eroina letale, è stata assolta il 16 febbraio 2021 dalla terza sezione penale della corte d’appello di Roma con la formula “perché il fatto non sussiste”, sentenza diventata definitiva perché la procura generale di Roma non ha proposto ricorso in cassazione.

Per la famiglia basta vedere le foto impressionanti della scena del delitto per capire la “messinscena”. Quello che salta subito agli occhi sono il volto coperto di sangue e il setto nasale deviato, che non può essere altro che frutto di un trauma. Anche lo scroto appare gonfio e sembra presentare delle lesioni. “Come può, tutto questo, essere compatibile con una morte per overdose?”, si è sempre chiesta la mamma.


I parenti di Attilio Manca, il fratello Gianluca e la madre Angela

Viterbo – Il fratello Gianluca Manca e la madre Angela Gentile durante il processo


Mistero già al rinvenimento del corpo

L’appartamento della Grotticella era in perfetto ordine, alle 11.45 del 12 febbraio 2004, quando il medico del 118 attestava che Attilio Manca era morto circa dodici ore prima. Dalle prime ricostruzioni veniva accertato che, a partire dalle ore 20 circa del 10 febbraio, Attilio non aveva più avuto contatti con amici e colleghi.

Inspiegabilmente la sera del 10 febbraio aveva deciso di non partecipare, contrariamente al solito, ad una cena fra colleghi, mentre la sera dell’11 febbraio, senza alcun preavviso, non si era presentato a un appuntamento a Roma fissato con il professor Ronzoni, primario di urologia al policlinico Gemelli, dove si era specializzato e aveva lavorato per anni.

Un vicino di casa, sentito lo stesso 12 febbraio, aveva dichiarato agli investigatori che la sera prima, verso le 22,15, aveva sentito il rumore della porta di casa di Attilio che veniva chiusa. Una serie di “anomalie” che, come denunciano da anni i genitori e il fratello, avrebbero dovuto portare immediatamente a più approfondite indagini.


Bernardo Provenzano e Attilio Manca

Bernardo Provenzano e Attilio Manca


Al processo l’ex capo della mobile Salvatore Gava

Durante il processo a Monica Mileti – cominciato il 3 ottobre 2014 e finito il 29 marzoDai  2017, è stato sentito come testimone anche l’ex capo della squadra mobile Salvatore Gava per capire come fossero giunti alla donna. Una presenza importante quella di Gava, perché furono proprio lui e i suoi uomini i primi a indagare sulla morte del medico originario di Barcellona Pozzo di Gotto.

“Sul cellulare dell’urologo – ha spiegato Gava in tribunale – oltre alle tante chiamate di colleghi, trovammo numerose telefonate in entrata e in uscita di Monica Mileti. Scoprimmo che la donna aveva dei precedenti per spaccio di stupefacenti, quindi la convocammo in questura. Lei, non sapendo ancora che Manca era deceduto, gli inviò subito un messaggio sul telefonino, che abbiamo letto noi perché era sotto sequestro, chiedendo al medico cosa fosse successo”.  

Nel messaggio c’era scritto: “Che mi hai combinato? Mi ha cercato la questura chiedendo se ti conosco. Fammi sapere, eminenza grigia. M.”.

Secondo i giudici d’appello “non può assumere alcuna valenza indiziaria il messaggio sms lasciato dalla Mileti sul telefonino del Manca dopo la morte di quest’ultimo, giacché in quel contesto l’imputata, dopo essere stata contattata dagli inquirenti per ragioni connesse alla persona del Manca, si era limitata a chiedere all’interlocutore ignorandone l’avvenuto decesso, se conoscesse il motivo per cui la stavano cercando”.

Silvana Cortignani


Condividi la notizia: