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Contava di riscuotere 47mila euro dalle vittime di usura per trasferirsi alle isole Canarie

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Salvatore Bramucci

Salvatore Bramucci


Soriano nel Cimino – In due pagine manoscritte contenenti sigle di nomi associate a cifre custodite all’interno di un’agendina rossa sequestrata nell’abitazione del pregiudicato Salvatore Bramucci, noto per i suoi precedenti per usura, l’ammontare della somma, per un importo complessivo di circa 47.300 euro, che il 58enne di Soriano nel Cimino contava di riscuotere dalle persone cui aveva fatto prestiti in vista del trasferimento a Tenerife una volta finita di scontare l’ultima condanna. 

Fino a pochi giorni prima della morte nell’agguato del 7 agosto, la vittima avrebbe detto alla moglie che avrebbe riscosso il denaro che lui aveva concesso in prestito a diverse persone per poi andarsene all’estero una volta tornato definitivamente libero.


“Niente di male a prestare i soldi a chi ha bisogno”

La donna avrebbe trovato l’agendina rossa nascosta in un mobile della sala.”Anche se non mi ha mai precisato i dettagli dei prestiti – avrebbe spiegato la donna agli investigatori – ritengo che mio marito fosse un usuraio. Mi ha sempre detto che non faceva niente di male prestando i soldi a chi ne aveva bisogno”.


Tonino Bacci, uno degli arrestati

Tonino Bacci, uno degli arrestati per omicidio aggravato dalla premeditazione in concorso


Botte al debitore un mese prima di essere ucciso

Una sera di luglio, Bramucci sarebbe tornato a casa nervosissimo, dicendo alla moglie di avere incontrato una persona di Soriano che vive a Viterbo, il quale si era presentato senza portargli i soldi che gli doveva e lui lo aveva malmenato. “Mi ha detto ‘sto pezzo di merda non mi ha portato niente'”. “Se me vuoi ammazza’ fallo pure tanto i soldi non ce l’ho”, gli avrebbe detto il debitore. “Quindi Salvatore lo aveva colpito”.


A Tenerife perché “noi qui siamo bruciati”

Alle Canarie sarebbe voluto andare con la figlia avuta dal primo matrimonio. La moglie avrebbe letto una chat in cui Bramucci le scriveva “noi qui siamo bruciati”, riferendosi secondo la donna anche al compagno della figlia, in carcere da circa un anno perché coinvolto in un traffico di cocaina.


Dissapori con la familiare in contatto con il killer

Come è noto una familiare avrebbe avuto contatti ravvicinati con uno dei due presunti killer arrestati il 13 settembre, Tonino Bacci, con il quale si sarebbe telefonata tre volte la sera prima del delitto e una quarta, senza risposta, poco dopo la mezzanotte del 7 agosto.

Si tratta di una congiunta della moglie, con la quale il 58enne avrebbe avuto dissapori il 3 marzo 2013, quando l’ha denunciata per un presunto furto.


Soriano nel Cimino - Omicidio Salvatore Bramucci

Soriano nel Cimino – Omicidio Salvatore Bramucci


Scena muta degli arrestati davanti alla giudice

Intanto i presunti sicari ieri hanno fatto scena muta davanti alla gip Rita Cialoni. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande della gip Rita Cialoni i due presunti killer di Bramucci, il cui cadavere, crivellato dei colpi di arma da fuoco che gli sono stati sparati alle 8,20, è stato rinvenuto una decina di minuti dopo al posto di guida del suo suv Chevrolet Captiva di colore grigio da da tre ciclisti, che stavano facendo un’escursione in bicicletta nelle campagne di Soriano nel Cimino, la mattina di domenica 7 agosto.

Difesi rispettivamente dagli avvocati Giancarlo Costa e Antonio Rucco del foro di Roma, Tonino Bacci e Lucio La Pietra, entrambi romani, 48 anni, sono comparsi questa mattina davanti al magistrato del tribunale di Viterbo che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nella sala colloqui della casa circondariale di Mammagialla.

Al termine dell’interrogatorio lampo, i difensori si sono riservati di ricorrere al tribunale del riesame, rilevando, dal loro punto di vista, “grossi buchi nella ricostruzione”, sostenendo la sussistenza di “elementi indiziari a discarico”. “Fortissimi elementi indiziari di estraneità”, secondo i legali.


Tradito da un mozzicone di sigaretta uno degli indagati a piede libero

Nel frattempo sarebbe stato identificato grazie alle tracce di Dna rinvenute sulla scena del crimine uno degli altri tre indagati a piede libero per omicidio aggravato dalla premeditazione in concorso. Si tratta di C.D.P., un 32enne originario della Romania e residente a Guidonia Montecelio, nella cui abitazione i carabinieri, durante la perquisizione disposta dalla procura, avrebbero cercato, tra le altre cose, anche le armi usate per il delitto.

Potrebbe appartenere a lui il Dna estrapolato dal mozzicone di sigaretta marca “Luckies” rinvenuta nel campo di nocciole adiacente la strada dove è avvenuto l’agguato mortale, a meno di un metro dall’asfalto, mentre più verso l’interno e verso il veicolo sono state scorte tracce di un pneumatico.

Silvana Cortignani


Articoli: Killer incastrati dal Gps dell’auto a noleggio e dall’app della moglie della vittima – Omicidio Bramucci, scambio di telefonate tra una familiare e uno dei presunti killer – Bramucci al telefono quando incrocia i killer pronti a uccidere di Silvana Cortignani –  “Il commando armato ha studiato i movimenti di Bramucci nei giorni prima dell’omicidio” di Barbara Bianchi – Ucciso a colpi di pistola, due arresti per l’omicidio Bramucci


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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